Mediterraneo, migranti nei porti più vicini e controlli antiterrorismo

Di Marco Pugliese

Roma. Sono giorni fondamentali per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo. L’enorme “sacca” che l’Italia del capo del Governo, Paolo Gentiloni ha costruito tra Niger e Mar Mediterraneo inserisce l’ultimo tassello. Novità importanti che arrivano direttamente da Frontex.

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L’Italia gestirà in completa autonomia la sicurezza dei propri confini marittimi, esisteranno delle zone di “no navigazione”

L’Italia gestirà in completa autonomia la sicurezza dei propri confini marittimi, esisteranno delle zone di “no navigazione”. Gli obiettivi sono di : evitare sbarchi sul suolo italiano e soprattutto controllare i barconi ed eventualmente arrestare “combattenti di ritorno”.

I migranti dovranno essere portati nel porto più vicino al punto di soccorso. Applicazione, quindi, della legge del mare stabilita dalla convenzione di Amburgo che, fino ad oggi, è stata completamente disattesa a danno del nostro Paese. il quale ha dovuto sostenere ed organizzare a livello finanziario e logistico l’accoglienza (circa 5,8 miliardi annui stimati, escluse le spese di Marina).

L’Italia, va ribadito, si è occupata di migranti in realtà destinati ad altri. Ci saranno due zone di controllo marittimo : la prima ad Est, da Turchia, Grecia e Albania e la seconda ad Ovest da Tunisia e Algeria.

Le navi italiane pattuglieranno a 24 miglia dalle nostre coste, un sostanziale arretramento. Navi terze, come quelle delle ONG ad esempio, in caso di sconfinamento nelle zone “no navigazione” verranno scortate dalla Marina Militare al porto non italiano più vicino.

Le navi italiane pattuglieranno a 24 miglia dalle nostre coste,

Tunisi, ad esempio, dovrà attrezzarsi. Un 70% degli sbarchi in Sicilia ha riguardato un naviglio che avrebbe dovuto invece esser dirottato nel Paese nordafricano. Si auspica che questo sistema funga da deterrenza per Stati quali Tunisia, Marocco od Algeria che poco o nulla hanno fatto per contrastare i traffici d’esseri umani.

Inutile negarlo, la sconfitta militare dello Stato Islamico ha incrementato il ritorno in Europa di combattenti altamente radicalizzati ed addestrati.

L’Operazione “Themis” si occuperà di quest’aspetto. L’Intelligence italiana ed europea ha individuato nei flussi una via sicura d’arrivo per questi combattenti. I migranti, quindi, dovranno esser sottoposti a verifiche d’identità e provenienza.

Ad alto rischio i canali di migrazione del Mediterraneo centrale: Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Albania. I foreign fighters di ritorno in Europa promettono battaglia, motivo per cui è imperativo fermali prima.

Frontex continuerà, inoltre, ad operare in Italia, in sinergia al personale delle Forze di Polizia per l’identificazione e il fotosegnalamento dei migranti. Questo approccio pare aver dato una svolta al difficile contesto migratorio.

Libia e Niger sono due Stati fondamentali per la geopolitica dell’Italia. Ancora poco si sa della missione nel Sahel ma dopo le elezioni italiane tornerà in agenda la questione Libia.

Militari francesi in Niger

L’impegno italiano nel Paese nordafricano avrà due valenze: la prima di sicurezza, la seconda economica. Gli interessi italiani diretti in loco sono enormi – infrastrutture per miliardi e contratti da rinnovare – ed in questo momento il tutto è messo in sicurezza da operatori privati gestiti da compagnie come l’ENI.

La questione è delicata, lo Stato italiano non può permettersi di perdere terreno in Libia o dovrà trovare canali energetici alternativi (perdendo gli investimenti passati).

La Libia dovrà trovare stabilità politica ed autonomia ma sarà probabilmente necessario attuare delle missioni “no combat” che garantiscano le rotte commerciali interne ed esterne e sicurezza di base.

Probabilmente, il Governo italiano che uscirà dalle elezioni del 4marzo dovrà fare i propri conti anche in Libia, ponderando scelte strategiche delicate ma fondamentali per il futuro dell’ Italia.

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