Lettonia, in bilico tra passato e futuro

Di Valeria Fraquelli

Riga. La Lettonia, piccolo Stato che si affaccia sul Mar Baltico, a prima vista sembra uno di quei posti quasi incantati, in cui tutto è ordinato e tutto fa sembrare la vita come semplice, senza segreti e sotterfugi.

In realtà, il Paese grazie soprattutto ai suoi porti, durante la Guerra fredda è stato al centro di un enorme traffico di spie.

Il Baltico, infatti, era strategico sia per gli agenti segreti occidentali che volevano addentrarsi nell’allora Unione Sovietica per anticipare le mosse del Cremlino, sia per gli agenti al soldo del temutissimo KGB che volevano andare in Occidente per rivelare a Mosca i segreti delle armi nucleari dell’allora neonata Alleanza atlantica.

Con l’entrata della Lettonia nell’Unione europea e poi nella zona euro poco dopo, il Paese ha voluto scrollarsi finalmente di dosso quell’immagine un po’ cupa di Stato ex sovietico, pieno di misteri, intrighi, tradimenti e che gli era stata cucita addosso durante la dominazione dell’URSS e anche dopo.

Il passato ha lasciato segni indelebili nella mente e nel cuore della popolazione lettone, nonché sul territorio. La paura dell’invasione russa è rimasta e si è amplificata dopo la guerra in Georgia nel 2008 e con l’annessione unilaterale della Crimea nel 2014.

Per il Governo lettone i confini non sono mai abbastanza sicuri, la minaccia dei carri armati russi pronti ad una invasione in grande stile non è mai stata così reale.

Nel 2004 il Paese entrò ufficialmente a fare parte della NATO e la reazione di Mosca, che si mostrò irritata da questa scelta dell’Esecutivo di Riga, spinse i lettoni a chiedere sin da subito protezione contro eventuali attacchi.

Dopo la guerra in Ucraina, la Lettonia ha visto chiaro lo spettro di un ritorno del regime sovietico ed ha chiesto ed ottenuto che militari dell’Alleanza facessero grandi esercitazioni sul suo territorio come risposta alla scelta di Mosca di ammassare uomini e mezzi ai confini dei suoi ex Stati satellite.

Per capire come il passato sovietico faccia ancora paura basta vedere il sito di Skrunda 1; questa immensa ex base sovietica sorge vicino all’omonima cittadina lettone ed è un complesso che comprendeva edifici militari veri e propri anche palazzine che ospitavano gli alloggi dei soldati e degli ufficiali, scuole, palestre, un supermercato e anche una piccola discoteca per lo svago delle truppe e delle loro famiglie.

Ora che la zona è stata completamente abbandonata dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 quegli edifici spettrali fanno ancora sudare freddo i lettoni che hanno vissuto il periodo sovietico. Tra gli alti costi di gestione e bonifica dell’area e le tante leggende che sono nate intorno alla base e alle sue attività tutte le aste fatte per dare in gestione e riqualificare l’area sono andate deserte.

La vecchia base militare sovietica di Skrunda 1, in Lettonia.

Insomma, stretta tra il futuro nell’Unione Europea e della moneta unica e tra il passato russo che potrebbe bussare ancora alle porte la Lettonia rimane una Nazione in bilico tra voglia di modernità e tante paure.

L’Italia, dopo la decisione assunta dai Capi di Stato e di Governo dell’Alleanza durante il Summit di Varsavia del luglio 2015 , partecipa con il Task Group “Baltic” al dispositivo NATO di 4 Battle Group multinazionali a guida canadese.

Di fronte ad una deteriorata percezione della sicurezza e dopo una specifica richiesta avanzata da parte dei Paesi Baltici e della Polonia, l’ ha ritenuto opportuno rafforzare la propria presenza sul fianco est dello spazio euro-atlantico, varando una misura di enhanced Forward Presence (eFP) che contempla lo schieramento di quattro Battlegroup rispettivamente in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, alimentati a cura delle Framework Nations, supportate dagli altri Alleati.

L’eFP è una misura di natura difensiva, proporzionata e pienamente in linea con l’impegno internazionale della NATO che intende rafforzare il principio di deterrenza dell’Alleanza. In particolare, aver rafforzato la presenza sul fianco est dell’Alleanza rappresenta un chiaro esempio della determinazione nell’assolvere la missione primaria di sicurezza collettiva dell’integrità territoriale euro-atlantica contro ogni possibile aggressione e minaccia, nonché di riaffermazione della coesione e della solidarietà tra i Paesi membri.

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