Terrorismo, Boko Haram punta ad una riorganizzazione. Nei suoi attacchi coinvolti molti civili

Di Francesco Ippoliti* e Margherita Tassoni**

Abuja. Dopo anni di attacchi terroristici e criminali perpetrati nei confronti delle popolazioni locali, nel 2016, a seguito di notizie che lo davano per ucciso, Shekau, il leader di Boko Haram, apparve in un video in cui dichiarò la sua resa.

Miliziani di Boko Haram

Le sue parole furono inizialmente interpretate come la capitolazione del movimento jihadista, tuttavia necessitavano ulteriori verifiche per evitare che non vi fosse un inganno per allentare la pressione governativa.
Rigorosamente, in seguito, vi fu la ripresa delle operazioni del movimento jihadista con ulteriori ed efferate azioni criminali.
Boko Haram che letteralmente significa “la cultura occidentale è proibita” fu fondato, nel 2002, da Mohammed Yusuf, un abile predicatore il cui obiettivo era imporre la sharia tramite il reclutamento principalmente dei giovani.

Essi, infatti. si sono dimostrati facilmente influenzabili verso la radicalizzazione in quanto più fragili a causa di numerosi problemi come la disoccupazione, la povertà e la forte corruzione del Governo nigeriano che davano poche speranze per il futuro. Non ultimo hanno influito anche le operazioni dell’esercito nigeriano accusato da più parti di violente azioni contro la popolazione di fede islamica del nord del paese.
L’azione di Yusuf, basata sulla corrente salafita dell’Islam, fu particolarmente attiva presso le popolazioni residenti prevalentemente negli Stati nigeriani del Borno, Yobe, Adamawa e Gombe ma anche in Camerun e Ciad.
Dopo la morte di Yusuf, giustiziato dal Governo nigeriano, il movimento è sembrato allo sbando. Nel 2010, invece, la guida veniva assunta da Abubakar Shekau che riprese le operazioni criminali e terroristiche nei sopra menzionati stati della Nigeria.
Tra il 2014 e il 2015 Boko Haram era talmente organizzato che ottenne il controllo dei governi locali degli Stati del Borno, Yobe e Adamawa, testimoniò la promessa di fedeltà all’ISIS, innalzò le sue bandiere e dichiarò il Califfato islamico.

Un attentato di Boko Haram

Vista la dimensione della minaccia nel 2015 venne istituita una coalizione denominata Multinational Joint Task Force (MJTF) comprendente unità della Nigeria, Camerun, Ciad e Niger (sotto la direzione degli USA) per neutralizzare il dilagare di Boko Haram. Dopo un lungo periodo di preparazione la MJTF. nel 2016. cominciò ad effettuare operazioni congiunte e riuscì ad ottenere significativi risultati infliggendo pesanti perdite al movimento jihadista.

Con i successi delle operazioni militari e con le relative sconfitte da parte del gruppo jihadista, Shekau cominciò a perdere la propria leadeship.
Inoltre, a spaccare ulteriormente il gruppo, vi fu la dichiarazione dell’ISIS che riconobbe Abu Musab al-Barnawi come leader di Boko Haram, inserito in un progetto più ampio denominato Islamic State in West Africa Province.
Una decisione non accettata da Shekau che si rifiutò di cedere la leadership e continuò la lotta con i suoi fedeli.

Al-Barnawi sarebbe stato preferito a Shekau perché si è sempre dimostrato contrario alle azioni criminali e violente contro la popolazione civile, scegliendo obiettivi governativi e di sicurezza. La sua maggior attenzione verso i civili ha fatto accrescere il consenso della nuova corrente di Boko Haram negli stati musulmani.
Nonostante le operazioni della MJTF ed i disordini interni al gruppo jihadista che potrebbero far pensare ad un loro conseguente indebolimento, i dati invece dimostrano che le offensive sostenute da Boko Haram sono aumentate nel 2017, ammontando a 150, un incremento di 127 attacchi rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, nel 2017, gli attacchi nel Nord Est della Nigeria sono risultati di minor impatto rispetto a quelli degli anni precedenti, con una media di 2,4 vittime per assalto, un numero minimo rispetto alle 5,8 del 2016 e alle 16,7 del 2015.
Nonostante sia diminuita la letalità di questi attacchi è evidente che essi si stiano verificando con una frequenza sempre maggiore.

Ciò porta ad ipotizzare che Boko Haram si sia riorganizzata, forse acquisendo nuove tattiche che potrebbero rivelarsi più efficaci di quelle utilizzate negli anni di massima attività del gruppo.
Le azioni di Boko Haram sono sempre le stesse: rapimenti, attacchi ai governativi ed azioni suicide. Nel 2017, comunque e nonostante la nuova corrente di al-Barnawi, il 71 % delle offensive ha colpito civili.

L’aumento delle azioni, specialmente contro soft target quali ospedali, scuole e mercati, hanno portato l’esercito nigeriano e le unità di sicurezza a concentrare le proprie forze nei maggiori centri popolati oltre che alle basi dislocate presso la foresta di Sambisa.
Vista l’estensione del Paese e le ridotte capacità operative delle forze di sicurezza, al fine di contrastare Boko Haram l’esercito nigeriano ha costituito unità di milizie locali, come il Civilian Joint Task Force (CJTF), con parte degli aiuti finanziati da Abujia.
Ufficialmente, per porre fine all’insurrezione jihadista, lo Stato ha dichiarato di essere pronto a negoziare con Boko Haram, ed il Presidente della Nigeria si è perfino espresso ad offrire amnistia ai miliziani che si dovessero arrendere. E’ molto probabile che tali trattative siano un piano volto a minare la coesione interna ed agire sulla divisione tra i due leader Shekau e al-Barnawi, al fine di indebolire ulteriormente il gruppo jihadista.
In sintesi, i crescenti attacchi perpetrati negli ultimi periodi, fanno presumere che la struttura di Boko Haram possa essersi ulteriormente riorganizzata, con una matrice più radicale guidata da Shekau, macchiata di effimere violenze, ed un’ala guidata da al-Barnawi che sembra avere un piano a lungo termine per: acquisire il supporto della popolazione, guadagnare l’apparato governativo per poter guidare i tre Stati nord orientali della Nigeria e gettare le basi per uno stato islamico sotto la guida della sharia.

* Gen. B. (aus) **Studentessa Istituto Brandolini Rota

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