Turchia, elezioni. Grave sconfitta di Erdogan ad Istanbul. Sara’ la sua fine politica ?

di Pierpaolo Piras

Istanbul. Da un pezzo non si vedeva una sconfitta, storicamente così pesante.

Le elezioni comunali di domenica scorsa, svoltesi nella capitale della Turchia, hanno premiato l’opposizione, rappresentata da Ekrem Imamoglu (candidato sindaco del Partito Popolare Repubblicano (CHP), che ha ottenuto il 54% dei voti.

 

Ekrem İmamoğlu

La cocente sconfitta è spettata alla coalizione politica filoislamica di Recep Tayyip Erdogan (AKP), presidente della Turchia, che ha ottenuto il 45% dei suffragi.

In campagna elettorale, lo slogan più utilizzato da quest’ultimo è stato “Chi vince Istanbul, vince la Turchia”, significando giustamente il grande significato simbolico e strategico di questa città per il futuro politico della nazione turca.

La tensione fra i concorrenti è stata acuta, con l’utilizzo di toni verbali particolarmente offensivi : Ekrem è stato linciato verbalmente dai suoi avversari come manipolatore di elezioni, corrotto, essere di origine greca (in Turchia secondo alcuni è un insulto), traditore della Patria in quanto membro della associazione Fethullah Gulen, ritenuta colpevole di colpo di Stato nel 2016 e tanto altro ancora di peggiorativo in senso propagandistico.

Imamoglu, in gran parte sconosciuto fino al confronto elettorale, sorride, invece, agli avversari, evita accuratamente la politica urlata ed infarcita di slogan ad effetto, usa toni bassi e sereni, auspica rapporti concilianti con le altre forze in Parlamento ed espone proposte concrete affrontando il grave problema della povertà, la tolleranza religiosa, la sanità, la disoccupazione, i lavori per la metropolitana, lo smaltimento dei rifiuti, la corruzione ed il nepotismo.

Il sorridente Ekrem İmamoğlu

Erdogan. Nonostante sia conosciuto per la sua personalità combattiva ed abilità politica, la sua parte politica sembra disorientata.

Negli ultimi 15 anni il governo Erdogan è salito al potere acquisendo tutte le leve del governo istituzionale, dando allo stesso Presidente poteri straordinari, a tratti poco in linea con lo Stato di diritto, ma più simili ai poteri di un antico satrapo orientale.

Ha basato la a sua azione di governo sui rapporti personali con i locali magnati dell’edilizia, in cambio di favori. Ciò gli ha permesso di promettere (illusoriamente) case, beni finanziari ed occupazione, specie in edilizia, aumentando sensibilmente e nel tempo il consenso elettorale e la prevalenza dei propri seggi in parlamento.

Tuttavia, ora, le cose sembrano cambiate: Imamoglu è diventato una figura di primo livello , usa toni gradevoli e privi di estremismi. La sua politica è di partecipazione produttiva e proficua con tutti i soggetti politici.

La popolazione ha manifestato la propria soddisfazione con cortei rumorosamente esultanti.

In molti si chiedono se questa tornata elettorale segni la definitiva sconfitta di Erdogan?

Questa vittoria della opposizione rappresenta un momento politico importante che non smetterà di esercitare la sua influenza anche in futuro.

La novità è che, solo ora, la coalizione vincente si sente fiduciosa verso vittorie future.

Erdogan non va sottovalutato: è molto abile e il suo presidenzialismo autoritario è ancora integro. Ecco perché superare un quarto di secolo di potere erdoganiano non sarà per nulla facile.

Egli ha il problema della sua personalità, forte come quella di tutti i personaggi che nel corso della Storia hanno creduto di poter fare a meno di ascoltare i desideri e aspettative dei loro popoli, quando non di rispettare i diritti di una società libera, come ad esempio la libertà di stampa.

Il desiderio di essere “legibus solutus”, potrebbe essergli politicamente fatale nel medio termine.

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