Affondamento sommergibile Velella, domenica la commemorazione del 74° anniversario

Castellabate (Salerno). Domenica prossima una solenne cerimonia commemorerà il sommergibile Velella, in occasione del 74° anniversario dall’affondamento.

L’equipaggio del sommergibile Velella affondato nel 1943 al largo di Punta Licosa

Il Regio sommergibile che giace da ormai 74 anni al largo di Punta Licosa, viene ricordato ogni anno dall’Amministrazione di Castellabate, dall’Associazione Marinai D’Italia Gruppo di Santa Maria di Castellabate e dai cittadini, per commemorare i caduti nel tragico 7 settembre del 1943.

Originariamente era uno dei due battelli progettati es avviati a realizzazione dai Cantieri CRDA di Monfalcone per conto della Marina portoghese (a quell’epoca, negli anni ‘20-’30, diverse Marine straniere ordinavano sommergibili ai cantieri italiani). I battelli erano già in avanzato stato di costruzione quando, per sopraggiunte difficoltà finanziarie, il Portogallo dovette rinunciare al loro acquisto.

Così, nel 1935, furono rilevati dalla Regia Marina, che ne completò la costruzione apportando alcune modifiche rispetto al progetto originale. I due battelli, denominati rispettivamente Argo ed appunto Velella costituirono la classe “ARGO” fra i sommergibili costieri.

Furono buon acquisto, tant’è che il loro progetto, leggermente modificato, fu poi utilizzato per costruire, negli anni dal ’41 al ’43, la numerosa classe Tritone.

Purtroppo, il Velella detiene il triste primato di essere stato l’ultimo sommergibile italiano perduto nella guerra contro gli Alleati: nell’ambito del “Piano Zeta”, di contrasto al previsto sbarco anglo-americano in Calabria o Campania, lasciò Napoli il 7 settembre 1943, e da quel giorno non diede più notizie di sé. Insieme ad altri dieci battelli, si avviò a costituire uno sbarramento di sommergibili nel Basso Tirreno, per contrastare l’imminente sbarco alleato a Salerno. Verso le 20 del 7 settembre il sommergibile britannico Shakespeare, in navigazione al largo di Punta Licosa, avvistò due sommergibili italiani – il Velella ed il Benedetto Brin – che procedevano con rotte parallele alla sua, ai suoi due lati.

Aveva quindi scelto di attaccare il Velella perché, essendo il tramonto e trovandosi questo sommergibile verso il mare aperto, era chiaramente visibile in controluce (il Brin navigava invece nei pressi della costa e con essa si confondeva per via della sopraggiungente oscurità). Lo Shakespeare lanciò sei siluri: quattro andarono a segno, provocando l’immediato affondamento del sommergibile in posizione 40° 15′ N e 14° 30′ E.

Dal Brin fu avvertita anche un’esplosione subacquea. Tutto l’equipaggio con il tenente di vascello Mario Patané, 5 altri ufficiali e 44 fra sottufficiali e marinai) scomparve inghiottito dal mare.

In Mediterraneo il Velella aveva svolto 16 missioni offensivo-esplorative e 14 di trasferimento, per un totale di 19.430 miglia di navigazione in superficie e 2441 in immersione.

Il 13 maggio 2003 il relitto del Velella è stato individuato a 8,9 miglia da punta Licosa a circa 138 metri di profondità

L’Amministrazione di Castellabate, guidata dal sindaco Costabile Spinelli, in collaborazione con il gruppo locale dei Marinai d’Italia, anche quest’anno renderà onore alla memoria della vicenda storica dal triste epilogo con un corteo a Santa Maria, che partirà da Piazza Mondelli (adiacente la caserma dei Carabinieri) alle 9.30. Dopo la deposizione della Corona d’alloro alla memoria del Carabiniere Antonio Mondelli, Medaglia d’Argento al Valor Militare, il corteo si sposterà per il centro cittadino con arrivo al Monumento ai Caduti del Mare in piazza Punta dell’inferno per la cerimonia dell’alzabandiera e la deposizione della corona al Monumento.
“Lo scopo della tradizionale manifestazione – ha spiegato il sindaco di Castellabate -, organizzata con la sezione locale dell’ANMI, è di mpedire l’oblio del triste epilogo di guerra che ha avuto come scenario il nostro territorio, rinnovando il degno riconoscimento nei confronti di quei valorosi Eroi del Mare colpiti per difendere le nostre coste»”

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