Afghanistan e Pakistan, il mercato delle spose bambine. In aumento i suicidi tra le giovanissime

Di Daniela Lombardi

Kabul. Età, grado di istruzione, capacità o meno di preparare le ricette tradizionali del Paese. Sono queste alcune delle caratteristiche che vengono prese in considerazione per determinare il prezzo delle spose bambine, ma anche delle più adulte, in alcune province dell’Afghanistan e del Pakistan.

Il caso delle spose bambine in Afghanistan e Pakistan

Il fenomeno, noto nei suoi tratti generali, torna a far parlare grazie ad un’inchiesta del quotidiano El Mundo (http://www.elmundo.es/internacional/2017/11/29/5a0edb8f268e3e28098b45f9.html) sulla compravendita di donne al mercato dei pappagalli di Kabul, dove un inviato del giornale spagnolo avrebbe incontrato un intermediario che favorisce la conoscenza tra alcuni uomini in cerca di moglie e le famiglie di giovani da destinare al matrimonio forzato, in cambio di soldi.

Un costume diffuso ma che in Afghanistan tende sempre più a diminuire grazie ad alcune famiglie che hanno “spezzato” questo modo di gestire la vita delle donne, soprattutto delle giovanissime.

Sono queste ultime, infatti, le più indifese vittime di questa usanza che, pur se contrastata a livello legislativo e culturale grazie alle campagne del Presidente Ashraf Ghani, rimane radicata in alcune province, come Kandahar, e nei villaggi, dove le famiglie povere vengono convinte a vendere le figlie femmine per tentare di racimolare somme che, normalmente, in Afghanistan non si guadagnano.

Di solito, il prezzo va dai tremila euro in su, ma ci sono famiglie che accettano anche uno scambio con beni materiali o animali di valore, come mucche e pecore. Se in Afghanistan i contatti con le famiglie avvengono tramite intermediari come quello incontrato da El Mundo che provvede poi a far conoscere l’aspirante marito ai familiari della donna, oppure direttamente tra il compratore e i genitori della fanciulla, in Pakistan esistono città dove è presente un vero e proprio mercato delle ragazze.

Il prezzo va dai tremila euro in su, ma ci sono famiglie che accettano anche uno scambio con beni materiali o animali di valore, come mucche e pecore

A Chitral, come racconta un testimone di origine pakistana che vive in Italia, gli aspiranti sposi possono recarsi in luoghi appositi, quali locali o case adibite proprio a questo scopo, per “visionare” una serie di ragazze e poter scegliere la preferita. Una sorta di mercato, insomma, dove valutare direttamente il prodotto per decidere se acquistarlo o meno.

Il problema riguarda donne di tutte le età e purtroppo, come si diceva inizialmente, anche le bambine. Anzi, soprattutto loro, perché il rapporto tra età e prezzo è inversamente proporzionale. Al diminuire della prima, aumenta, a volte anche notevolmente, il secondo. “Mia cugina è stata venduta per una somma in afghani che corrisponde a quasi quattromila euro. Aveva 15 anni quando sono andati a prenderla a casa”, racconta un ventenne della provincia di Nangharar, in Afghanistan.

Ci tiene, però, a sottolineare che non certo tutte le famiglie sono disposte a cedere al potere dei soldi, facendo prevalere l’amore anche davanti alla miseria più nera. “Mio padre ha rifiutato di dare in moglie le mie due sorelle ad altrettanti ricchi signori. Gli avevano offerto una somma alta, ma per fortuna non tutti noi, in Afghanistan, accettiamo questa cultura. Molti anzi pensano che questa usanza sia vergognosa e che bisogna farla sparire”.

La visione delle cose espressa dal nostro testimone fa comprendere bene quante differenze possano esistere, anche tra parenti stretti, nel modo di rapportarsi al futuro delle donne. Il triste risvolto di quanto purtroppo continua ad accadere è che i suicidi tra adolescenti non sono affatto rari. Spesso vengono “schedati” come gesti senza apparente spiegazione o “archiviati” velocemente da parenti e conoscenti.

La Polizia non approfondisce i singoli casi, essendo maggiormente impegnata sul difficile fronte della sicurezza interna. Ma nella cerchia delle ragazze che compiono il gesto estremo, spesso si vocifera sul reale motivo che c’è dietro una terribile morte. Nel 90% dei casi, ad uccidersi sono giovani che non vogliono essere cedute ad uomini che non amano o che disprezzano. Quelle che invece riescono a continuare a vivere, sono destinate a sottostare a mariti che, avendole comperate, le considereranno sempre oggetti e come tali le tratteranno.

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