Afghanistan: il 14 luglio 2009 un IED uccideva il Caporal Maggiore Scelto della Folgore, Alessandro Di Lisio. Intanto la NATO ha deciso di restare ancora nel Paese degli aquiloni

Di Daniela Lombardi

Campobasso. Afghanistan, 14 luglio 2009. Un Lince con a bordo militari italiani della “Folgore” attraversa una delle arterie stradali più pericolose del Paese nel tentativo di raggiungere Farah.

Siamo ai tempi della missione NATO ISAF e le strade sono insanguinate dagli attentati compiuti dagli oltre venti gruppi terroristici che dilaniano il territorio. Tra questi emergono i talebani, estromessi dal potere dopo averlo assaporato e desiderosi di tornare con ogni mezzo allo status quo ante.

La loro volontà di dominio si manifesta con la capacità di padroneggiare la guerra asimmetrica condotta nei confronti delle potenze straniere che tentano, dal canto loro, di riequilibrare le sorti di un Paese ormai messo a ferro e fuoco dopo le note vicende dell’11 settembre 2001.

Fin da allora, come oggi, strumento principale della battaglia sono i subdoli IED, ordigni esplosivi improvvisati, fabbricati con ogni mezzo artigianale a disposizione e piazzati in strada, nelle piazze e in ogni luogo in cui possa passare un convoglio della NATO.

E’ proprio un IED ad esplodere al passaggio del Lince sul quale si trova il rallista Alessandro Di Lisio, Caporal Maggiore Scelto della “Folgore”, assieme ai compagni Giacomo Bruno, Simone Careddu ed Andrea Cammarata.

Dei quattro appartenenti all’8° Reggimento del Genio Guastatori della Folgore – XXII Compagnia “Angeli Neri” – Alessandro sarà l’unico a non tornare a casa.

“Ti prometto che torno”, aveva detto a sua madre prima di partire. Ma mantenere una promessa del genere, in un teatro di guerra, non è cosa facile. La promessa più importante, invece, quella di combattere per dare una speranza ai bambini afghani, i cui occhi lo avevano colpito così profondamente da fargli confidare al papà che non avrebbe mai lasciato la missione, neanche in un momento non facile, pur di vederli sorridere, Alessandro la stava mantenendo proprio mentre la sua giovane vita veniva spazzata via.

E per questo, chi lo amava come i suoi genitori ha deciso di farne un’altra, di promessa. Ricordarlo per fare in modo che il suo “sacrificio non sia stato vano”, come recita la preghiera del paracadutista, per non permettere a nessuno di dubitare che con l’impegno, la volontà, la generosità, costruire una realtà in cui la parola “pace” non sia solo utopia è possibile.

L’arrivo della bara di Alessandro Di Lisio

Oggi Alessandro è stato commemorato nella sua città, Campobasso, con una messa presso il Sacrario dei caduti, all’interno del Castello Monforte, luogo che per la sua stessa essenza ricorda quanti hanno compiuto scelte analoghe, donando la propria vita per un mondo più giusto.

Il suo esempio è più che mai importante, visto che L’Afghanistan che lui sognava non esiste ancora. La missione Resolute Support, che ha fatto seguito ad ISAF segnando il passaggio da una missione “combat” ad una di puro addestramento per rendere le Forze Armate afghane capaci di contrastare la minaccia senza l’ausilio di potenze straniere, ancora non dà i suoi frutti.

Milizie talebane

La NATO intende restare ancora in Afghanistan, dove le elezioni presidenziali del 2019 e quelle provinciali e legislative in questo 2018 rischiano di svolgersi all’insegna dell’escalation della violenza.

Le strade di Kabul, come quelle di Kandahar, Nangarhar, della provincia di Bahlk, sono insanguinate come ai tempi in cui Alessandro voleva cambiare il mondo. I talebani sono ben lontani dall’aderire al processo di pace proposto dal Presidente Ashraf Ghani, nonostante la fatwa degli ulema che hanno dichiarato ogni azione terroristica contraria ai dettami dell’Islam.

Il Presidente afgano, Ashraf Ghani

In diverse province il ramo afghano dell’Isis, Wilayat Khorasan, si propone come antagonista dei taliban e semina a sua volta terrore e morte. Masse di giovani cercano di allontanarsi da una terra apparentemente senza futuro. Di fronte a tutto questo, la resa sarebbe la strada più facile. Ed è proprio in questi casi che serve, appunto, rievocare il percorso tracciato da soldati capaci e uomini coraggiosi.

Proprio per questo, circa un anno fa è nato il “Comitato molisano caduti per la pace ‘Alessandro Di Lisio”, che oggi e negli anni manterrà vivo il “fuoco” di chi ha servito, come lo stesso Alessandro e come i caduti che nel sacrario dei Monti di Campobasso riposano, ideali che possono ancora diventare realtà.

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