Afghanistan, il sangue scorre ancora per le vie di Kabul. Il “cessate il fuoco” tra Ghani ed i talebani non regge. Avanzano le milizie ISIS

Di Daniela Lombardi

Kabul. L’accordo di “cessate il fuoco” tra il Governo di Ashraf Ghani ed i talebani non garantisce alcun miglioramento nelle condizioni del Paese che restano più che mai instabili.

Il Presidente afgano, Ashraf Ghani

Anzi, dà modo al DAESH di rilanciare le sue azioni violente per ribadire che, se il Presidente afghano pensa di stabilizzare il territorio scendendo a patti coi talebani, sbaglia di grosso.

Continuano gli attentati a Kabul

Sbaglia soprattutto a non aver fatto i conti con la forza terroristica che maggiormente sta crescendo in Afghanistan, ossia l’ISIS.

Sembra questo il messaggio lanciato con l’ultimo attentato a Kabul. Dodici persone morte, 31 feriti, è il bilancio di questo nuovo attacco che ha colpito il Ministero dello Sviluppo agricolo e rurale, dove uno “shahid” (martire) si è fatto esplodere proprio mentre i dipendenti stavano uscendo, in orario anticipato per il Ramadan.

Si tratta di un chiaro segno che il DAESH non intende dare seguito ai segnali di “distensione” invocati dal Presidente Ghani proprio in occasione delle festività religiose, anche per tentare di “salvare” la prossima festa di Eid al Fitr che comincia tra giovedì e venerdì prossimi ed ha la durata di tre giorni.

All’ISIS, che del resto non è mai stato chiamato alle trattative di pace dal Governo afghano, essendo considerato soggetto col quale il dialogo è particolarmente difficile, interessa far parlare ancora di più di sé proprio nel momento in cui si spera che attentati da parte di altre forze terroristiche vengano a cessare.

Il nuovo bagno di sangue di Kabul riporta infatti sulla scena afghana uno degli interpreti principali del clima di odio e destabilizzazione che impedisce una pur momentanea serenità. D’altro canto anche il proclamato “cessate il fuoco” con i talebani non fornisce le giuste garanzie, pur se festeggiato e lodato in queste ore dalla popolazione che crede di poter celebrare le festività religiose con un minimo di tranquillità.

I controlli sono stati rafforzati nelle strade e nei luoghi sensibili, a dimostrazione di come “fidarsi è bene e non fidarsi è meglio”.

E nella stessa giornata in cui Kabul si macchia ancora di sangue, anche a Nangharar un uomo armato ha fatto strage di civili. Questo secondo attentato non è stato rivendicato, anche se c’è da sottolineare che la provincia in questione è una roccaforte dell’ISIS che ha da tempo scalzato i talebani.

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