Afghanistan, la politica fa cambiare la storia del Paese: accordo Talebani-Presidente Ghani.

Di Daniela Lombardi

Kabul. L’accordo è concluso. Il momento potrebbe segnare una svolta storica per l’Afghanistan. Il condizionale è d’obbligo solo per l’imprevedibilità delle correnti interne ai Talebani, ma gli elementi per dire che la pace tra Governo e forze armate antigovernative possa stavolta essere stabile ci sono.

Andando con ordine. Nei giorni scorsi il presidente afghano Ashraf Ghani aveva lanciato per l’ennesima volta il suo appello ai Talebani affinché sottoscrivessero un accordo per porre fine alle ostilità e agli attentati che insanguinano il Paese. I termini della proposta erano vari. I Taliban venivano invitati ad organizzarsi in un vero e proprio partito politico al quale il governo avrebbe aperto quanto più possibile. Già dieci tra gli esponenti più importanti del movimento terroristico avevano accettato l’idea.

Ad avere un peso determinante nella decisione di dire “sì” a Ghani è stata la volontà di partecipare al progetto Tapi, dal quale i talebani non intendono essere tagliati fuori. Il Tapi (Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India) è un nuovo gasdotto in costruzione che trasporterà gas naturale e che parte dal Turkmenistan. Attraverserà Afghanistan, Pakistan ed India, come indica il suo acronimo, e si prevede che cominci ad essere operativo dal 2019. I talebani hanno chiesto espressamente al presidente Ghani di essere impiegati a protezione del gasdotto e si sono impegnati a proteggerlo da ogni attacco, fosse anche quello di qualche eventuale dissidente interno che non avesse interesse alla stabilità del Paese.

Come si presenta un gasdotto.

Il Tapi è un progetto di portata enorme e, non a caso, le posizioni benevole dei talebani sono state influenzate anche da quanto asserito dal Pakistan, quando ha assicurato che non tollererà ingerenze volte a rallentare la realizzazione del progetto. Il passo compiuto potrebbe dunque segnare anche una distensione nei rapporti tra Pakistan e Afghanistan, da sempre tesi sulla questione terrorismo e da sempre improntati a reciproche accuse su chi alimenti le azioni violente dei talebani.

La nuova mossa dei taliban ha riscosso approvazione in tutti gli ambienti afghani. Il governatore di Herat (il gasdotto passerà nel territorio della provincia), Mohammad Asif Rahimi, si è dimostrato entusiasta degli accordi raggiunti e ha voluto alzare anche la posta, sottolineando che la proposta di Ghani si riferisce a “tutti i gruppi armati in funzione antigovernativa”. Considerato che in Afghanistan questi sono almeno una trentina, c’è da augurarsi che il processo di pace si allarghi sempre di più. Gli interessi in gioco sono del resto altissimi e, sul gasdotto, è puntato lo sguardo dell’intera comunità internazionale. Ma, questa volta, anche gli occhi a volte torvi di Paesi come il Pakistan sono diventati amichevoli e beneauguranti.

 

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