Afghanistan. Parla Farhad Bitani, ex ufficiale dell’Esercito: “Italia non andare via. Ci legano 75 anni di amicizia”

Di Giusy Criscuolo

Roma. Farhad Bitani, ex fondamentalista islamico ed ex ufficiale dell’Esercito afghano, nel 2014 ha pubblicato il suo libro “L’ultimo lenzuolo bianco”. Un testo che regala al lettore un quadro realistico, crudo e preciso della realtà del Paese degli Aquiloni.

Farhad Bitani in un recente convegno afghano

Un libro che molti editori si sono rifiutati di pubblicare, forse perché ritenuto pericoloso, forse perché troppo ruvido, forse perché il pudore di alcuni ed il politically correct di altri non accettano certe verità.

Tutto, diventa ancor più disagevole, se queste verità sono raccontate da chi le ha vissute in prima persona e da chi per la prima volta ha il coraggio di denunciare ciò che tutti presumiamo di sapere, ma che in realtà non conosciamo fino in fondo.

La realtà a volte è di gran lunga peggiore di ciò che “sentiamo dire” o immaginiamo.

Grazie alla forte testimonianza di Farhad Bitani, ex-fondamentalista islamico ed oggi educatore, nonché socio fondatore del Global Afghan Forum, abbiamo la possibilità di conoscere un po’ più da vicino la realtà afgana.

Nell’intervista rilasciata a Report Difesa, di cui abbiamo deciso di pubblicare solo una prima parte, ci siamo concentrati sugli ultimi accadimenti che hanno visto le dichiarazioni del nostro ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, avvallare un possibile ritiro del contingente italiano dall’Afghanistan.

Certi che un ex ufficiale, in continuo contatto con la sua terra, possa chiarire le reazioni dei suoi connazionali, gli abbiamo rivolto alcune domande.

Signor Bitani, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ha dichiarato che nel giro di un anno è previsto il ritiro del contingente italiano dall’Afghanistan. In quanto ex ufficiale dell’Esercito ed in primis afghano, qual è la tua opinione in merito e quale è l’opinione di chi è rimasto nel Paese a lottare per la democrazia?

Per me una dichiarazione del genere è offensiva. Posso definirla un’offesa contro i milioni di morti che hanno dato la vita e che si sono spenti credendo che la loro fine, avrebbe portato alle future generazioni una democrazia.

Tutti gli sforzi per la democrazia sarebbero vani, inutili. Queste truppe non andranno via per volere dell’Italia. Noi sappiamo che buona parte del Governo e dei militari italiani non è d’accordo con questa uscita dall’Afghanistan. Noi sappiamo che questa uscita ci sarà perché l’America ha fatto un accordo vergognoso con i Talebani, perché l’America sta perdendo in Afghanistan.

Soldati americani in un’azione a fuoco

Ma trovare un accordo con i Talebani è inaccettabile. Sono gli stessi che hanno ucciso milioni di afghani e che continuano ogni giorno ad ucciderne. Come possiamo creare la pace con un gruppo che non accetta la democrazia? Come possiamo convivere con un gruppo che pone come condizione di pace la Sharia e dove, noi popolo afghano, abbiamo sofferto e versato sangue per creare e credere in un futuro democratico?

Questa dichiarazione rilasciata dal ministro della Difesa italiano è stata una pugnalata. Se davvero, l’anno prossimo, il contingente italiano dovesse uscire fuori dall’Afghanistan, sarà una vergogna, una vergogna ricordata nella storia del mio Paese. Sarà scritto nei libri futuri della nostra storia, come una vergogna totale.

Non si può lasciare il popolo afghano, che ha sofferto per 45 anni, in un momento del genere. L’Italia non lascia l’Afghanistan in un periodo di pace, anzi. Attualmente c’è una guerra in corso, una guerra mai terminata e pronta ad esplodere in modo più atroce.

Abbandonare l’Afghanistan, significa lasciare questa splendida terra nelle mani dell’estremismo. Con queste premesse, gli afghani sarebbero costretti a lasciare definitivamente l’idea di pace?

Questo accordo che l’America sta stipulando con i Talebani è lo stesso accordo che gli Stati Uniti hanno costretto a stipulare in passato, attraverso il Pakistan, tra il Governo Najibullah e i Mujiahideen. Quell’accordo ha portato la guerra civile, con 2 milioni di morti.

Soldati in Afghanistan

Possibile che nessuno si accorga che questo accordo è uguale, uguale a quello! Se noi lasciamo ai Talebani questo potere sull’Afghanistan ci sarà un’eterna guerra civile.

I Talebani, sono gruppi di terroristi finanziati e mandati da Arabia Saudita, dal Pakistan e che in questo momento si stanno facendo una guerra intestina. Una guerra all’interno dei loro stessi movimenti che si dividono in tre gruppi.

I Talebani hanno rubato la vita degli afghani!  Per la pace, ci vogliono accordi molto grandi. Per i Talebani, la situazione è già chiara: devono uscire tutte le Forze armate straniere, non deve rimanere nessuno, solo così potranno prendere oltre l’80% del Paese. Ma noi non possiamo lasciare che ciò accada. Non si può lasciare il potere in mano di un gruppo di assassini che hanno ucciso milioni di persone. Queste sono le premesse per una terza guerra civile.

Dal punto di vista geopolitico e strategico, secondo lei che ancora mantiene i contatti con i suoi amici in Afghanistan, quali potrebbero essere le conseguenze del ritiro dei contingenti stranieri?

Purtroppo io, sono costretto a dire che per quanti soldi sono stati investiti, i contingenti stranieri hanno fatto la metà di ciò che avrebbero potuto fare con tutti quei soldi.

Comunque sia, la loro presenza è fondamentale. La loro presenza mette paura. La presenza delle Forze occidentali in Afghanistan mette una pressione molto forte sui Talebani.

Maulana Sami Ul Haq, il capo dei talebani

In poche parole, se i Talebani vogliono fare qualcosa di violento, prima di farlo ci pensano due volte, perché hanno paura della presenza di questi militari.

Se l’Alleanza Atlantica uscirà, i talebani saranno più liberi di agire ed interagire con potenze straniere per interessi internazionali e per il loro tornaconto. Su questa terra ci sono gli interessi dell’Iran, della Russia, d’Israele, dell’India, della Cina.

Come ho già detto, non ci sono solo i gruppi dei Talebani, che sono già in maggioranza, ma ci sono i gruppi dei Mujiahideen divisi in 24 gruppi che si metteranno uno contro l’altro e ricomincerà la guerra civile. La realtà è che la presenza di queste Forze straniere è fondamentale. In questo particolare momento, l’Afghanistan ha bisogno della loro presenza, perché dona quella stabilità che mancherebbe senza di loro.

Quanto le Forze Armate afghane sarebbero in grado di combattere il radicalismo se lasciate da sole?

Mi fa male dirlo, ma se l’America non ci aiuta, se l’Occidente non ci aiuta e se le altre Forze ci abbandonano, l’Esercito afghano non sarà in grado di resistere ad una guerra più di due mesi.

Garantisco per certo che l’Esercito afghano non potrà sostenere il peso di una guerra per più di due mesi, anche con tutta la preparazione che gli è stata fatta.

L’Esercito, da solo, non potrà garantire la stabilità per una pace futura. Abbiamo bisogno dell’appoggio dell’Occidente. Se gli americani ci abbandonano non potremo sostenere nulla, anche perché gli afghani sono sostenuti dall’Occidente e dall’America in particolar modo, mentre i gruppi Talebani e gli altri gruppi estremisti sono sostenuti da altre potenze, ed in questo momento né stanno uscendo vittoriosi. E’ una vittoria per i fondamentalisti ed una sconfitta per chi crede nella democrazia.

Cosa pensa la società afghana dei militari italiani e del lavoro che hanno svolto?

L’Esercito italiano, a confronto di quello americano e di tanti altri Eserciti che si sono susseguiti, è quello che si è speso di più e che ha lavorato di più per la ricostruzione afghana.

E’ l’unico Esercito che ha riportato l’educazione civile. Hanno ricostruito scuole, lavorato fianco a fianco con la popolazione afghana. Per questo suo aspetto umano, l’Esercito italiano è visto molto bene dalla popolazione.

Un chiaro esempio è la presenza dell’Esercito italiano ad Herat. La popolazione e lo stesso Esercito afghano hanno legato con gli italiani. Si è creata un’amicizia.

Venti poliziotte penitenziarie di Herat com i militari italiane mostrano il loro diploma di primo soccorso

Da quando il ministro della Difesa Trenta ha dato la notizia di cui parlavamo prima, ogni giorno ricevo telefonate di amici preoccupati e addolorati. Sperano che questa notizia sia infondata.

Sono davvero tutti disperati i miei amici di Herat. E’ come se loro, perdessero un padre. Noi stiamo perdendo un padre. L’Esercito italiano ad Herat è come un figura paterna molto forte, che stabilisce la pace.

Nessuno si mette contro un padre giusto. Questo significa che anche i gruppi di fondamentalisti riconoscono il loro lavoro. Nessuno di loro si metterebbe per le strade a fare stragi con gli italiani presenti. Perché hanno paura della loro forza e della forza degli Eserciti stranieri. Quando non ci sarà più l’Italia, tutte le strade ritorneranno piene di sangue. Tutti sono realmente preoccupati, anche perché con l’Esercito italiano ci sono tanti lavori di ricostruzione in corso. Se andranno via, tutto la fatica spesa andrà perduta con tutto il resto. Comprese le vite di quegli uomini con cui hanno lavorato accanto.

Insomma, per voi afghani, per coloro che vivono lì e subiscono quotidianamente attacchi, per voi che avete un concetto di amicizia molto forte, come è visto l’abbandono dell’Afghanistan operato dal contingente italiano?

Dobbiamo partire dal presupposto che l’amicizia che lega l’Afghanistan all’Italia dura da 75 anni. Da quando gli ultimi Re sono fuggiti e si sono rifugiati in Italia.

Già da allora si sono costruiti i primi rapporti culturali, amichevoli e di commercio. Con l’Italia c’è stato un rapporto sempre ampio. Poi l’Italia, a differenza di tanti altri Paesi europei, ha un valore dell’amicizia e dei legami molto forti.

Gli stessi valori che noi condividiamo e per cui ci battiamo. Se l’Italia dovesse uscire, la mia popolazione vedrebbe questo abbandono come un tradimento, perché andrebbe contro quell’amicizia durata 75 anni. Noi abbiamo sempre visto l’America come un Paese voltafaccia, ma se adesso l’Italia segue questo ritiro delle Forze Armate per noi sarà comunque colpa dell’Italia perché ha seguito l’America. Perché abbandonerà quel rapporto umano che si è creato con l’Afghanistan.

Farhad, in quanto afghano, in quanto in questo momento orecchio, occhio e voce del tuo popolo, cosa ti senti di dire?

Io, e non parlo solo per me, sono molto addolorato dalla decisione dell’America, dell’Europa e in questo caso dell’Italia, di voler abbandonare il mio Paese.

Prendete me, io da persona singola ho deciso di lottare contro quella realtà violenta ed estremista che prima era la mia. Ho capito cosa serve al mio Paese per cambiare, cosa è il bene per il mio Paese e ho deciso di parlare e denunciare.

Io sono condannato a morte da parte dei Talebani e come me, centinaia di migliaia che lottano per la democrazia, sono condannati da parte dei Talebani e uccisi per mano dei fondamentalisti.

Voglio dire che, noi giovani siamo nati e cresciuti nella guerra, a causa dei Talebani e dei mujiahideen. Ma la speranza di una vita migliore, di una democrazia ci è stata data quando sono arrivati i soldati occidentali nel mio Paese.

In quel momento ci siamo detti con rassegnazione, moriremo ancora, ma almeno avremo la possibilità di creare un futuro migliore per le generazioni che verranno, potremo raccontare ed esprimere con la democrazia il nostro dolore, attraverso i media, i giornali, attraverso la cultura.

Se il potere sarà lasciato ai Talebani, non avremo più quella libertà. Le nostre bocche si chiuderanno di nuovo e molte teste saranno nuovamente tagliate.

Attività CIMIC in Afghanistan

La nostra generazione e quelle future non conosceranno la pace, non avranno più speranze. Mi sento di appellarmi a tutti coloro che posso avere potere decisionale, prima di prendere questa decisione, pensate tantissimo.

Un popolo con una grande identità, un popolo che soffre dal 1979, merita di continuare a credere nei suoi amici, merita di avere la pace. Aiutateci davvero a creare una democrazia.

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