Air Policing, l’Aeronautica militare italiana partecipa alla protezione dei cieli in Bulgaria

Plovdiv (Bulgaria) dal nostro inviato. Un Mig-29 “Fulcrum” dell’Aeronautica Militare bulgara ed un Euorofighter (Typhoon) di quella italiana è la foto rappresentativa del legame che unisce, dal punto di vista della sicurezza dei cieli ad Est dell’Alleanza atlantica, i due Paesi.

Un Mig-29 “Fulcrum” dell’Aeronautica Militare bulgara ed un Euorofighter (Typhoon) di quella italiana

Un legame che lo stesso ministro della Difesa bulgara, Atanas Zapryanov ha voluto sottolineare. “Per tanto tempo – ha detto ieri a Plovdiv nella base Graf Ignatievo dell’Aeronautica bulgara, nel corso della cerimonia di inizio missione di Air Policing, denominata Bulgarian Horse, in riferimento al cavallino del 4° Stormo – l’esecuzione congiunta della missione di Air Policing è stata sottostimata rispetto alle capacità che il mio Paese può dare”. Ma grazie alla collaborazione prima dell’Aeronautica militare americana ed ora di quella italiana la Bulgaria vuole dimostrare il valore della sua Forza Armata.

Il ministro della Difesa bulgara, Atanas Zapryanov

“L’esecuzione delle Missioni di Air Policing della Bulgaria, insieme all’Aeronautica Militare italiana – ha aggiunto Zapryanov – è il risultato della buona interazione tra i ministri della Difesa e degli staff ministeriali dei due Paesi, della personale interazione tra i comandi delle Aeronautiche militari e dell’intenso lavoro trai due team”.

L’Air Policing (AP) è una capacità di cui si è dotata la NATO a partire dalla metà degli anni cinquanta e consiste nell’integrazione in un unico sistema di difesa aerea e missilistico dell’Alleanza atlantica dei rispettivi ed analoghi sistemi nazionali messi a disposizione dai Paesi membri.

L’attività è condotta sin dal tempo di pace e consiste nella continua sorveglianza e identificazione di tutte le violazioni all’integrità dello spazio aereo NATO, alle quali si fa fronte prendendo le appropriate azioni utili a contrastarle, come ad esempio il decollo rapido di velivoli caccia intercettori. Il così detto scramble.
L’AP è svolta nell’ambito dell’area di responsabilità del Comando Operativo Alleato della NATO (Allied Command Operations – ACO) di stanza a Bruxelles e viene coordinato dal Quartier Generale del Comando Aereo Alleato (Headquarters Allied Air Command) di Ramstein.

Il ministro della Difesa bulgaro, che prima di entrare in politica è stato un generale dell’Esercito, ha evidenziato una serie di aspetti politico-strategici nel suo intervento, riconoscendo alla NATO Allied Comamand Operations  di Mons (Belgio), alla NATO Allied Air Command di Ramstein (Germania) e al Combined Air Operations Center di Torrejon (Spagna) un “merito speciale per questa missione”.

Una missione che come ha spiegato il generale Antonio Josè de Matos Branco, direttore dell’Air Operations e del Combined Air Operations Centre di Torrejon, intende “incrementare la presenza militare della NATO” per rassicurare gli Alleati e proteggere il fianco Est da potenziali aggressori.

Il generale Antonio Josè de Matos Branco, direttore dell’Air Operations e del Combined Air Operations Centre di Torrejon

Per questo la Bulgaria, vista anche la sua posizione geografica è stata considerata importante.  Ma come si è arrivati a ciò? Il Governo bulgaro, nello scorso 23 giugno, ha deciso di dare il via libera alla  missione mettendo a disposizione una serie di assetti aerei e della difesa aerea. Tutto in stretta collaborazione con la nostra Aeronautica. La quale partecipa con quattro velivoli Eurofighter.

E’ composto da oltre un centinaio, tra piloti ed operatori tecnico-logistici, il personale che andrà ad aumentare le capacità del servizio di sorveglianza dello Spazio Aereo bulgaro fino alla metà di ottobre, conducendo, nel frattempo, attività addestrativa congiunta con gli equipaggi della Bulgarian Air Force. Gli Stormi impegnati saranno il 4° di Grosseto, il 36° di Gioia del Colle (Bari) ed il 37°di Trapani-Birgi. Mentre i Reparti impegnati nell’approntamento logistico sono della 3^ Divisione del Comando Logistico e del 3° Stormo di Villafranca (Verona),

Se le parti lo vorranno la missione potrebbe essere estesa anche oltre il mese di ottobre. Ma oltre ai due Paesi una decisione spetterà al Combined Air Operations Centre di Torrejon.

IL RUOLO DELL’ITALIA

“Questa attività di Air Policing – ha spiegato a Report Difesa, il generale di Divisione Aerea, Silvano Frigerio,  comandante delle Forze da Combattimento della nostra Aeronautica Militare – va avanti da diversi anni. L’Aeronautica militare è impegnata nel sostenere la coesione della NATO con la partecipazione a tutte le missioni di interim e policing che l’Alleanza atlantica ha sviluppato a favore di Paesi che non hanno la possibilità di avere un’Air Policing autonoma o del tutto autonoma”.

Il generale di Divisione Aerea, Silvano Frigerio. comandante delle Forze da Combattimento

Per questo l’Italia ha partecipato ad identiche attività in Islanda, nei Paesi Baltici. Dalle basi italiane poi viene assicurata una protezione dei cieli albanesi e sloveni. “Con il rischieramento in Bulgaria – ha aggiunto il generale Frigerio – iniziamo un’attività ulteriore enhaced policing nell’ambito delle assurance measures che la NATO da almeno un paio di anni ha sviluppato, proprio a favore dei Paesi del fianco Est”.

In questo modo, l’Arma azzurra intende rafforzare la sua presenza, insieme alle altre componenti della Difesa italiana, per garantire la credibilità, la coesione ed il committment dell’Alleanza.

I Balcani, dunque, stanno tornando di “attualità” per quanto riguarda la politica della NATO? “Personalmente – risponde il generale Frigerio – ritengo che i Balcani non sono mai decaduti nella loro attualità. Lo prova il fato che l’Italia, ormai da anni, comanda in Kosovo, la missione KFOR: E il nostro Paese, in quell’area, è sempre stato presente”.

I Balcani, infatti, costituiscono per l’Italia la propria frontiera ad Est, divisa solo dal Mare Adriatico e quindi, ha aggiunto il generale Frigerio è di “preminente interesse per noi, così come anche viene sostenuto nel Libro Bianco. della Difesa”.

La protezione dei cieli, così come delle frontiere terrestri e marittime da eventuali attacchi del terrorismo internazionale di qualsiasi matrice è, senza dubbio, una necessità per limitare i rischi. “Ben venga – ha concluso il comandante delle Forze da Combattimento – dunque una partecipazione attiva a questo genere di attività perché previene la possibilità di rischi collegati al terrorismo, proprio con una presenza. della Difesa, in questo caso, dello spazio aereo della NATO e del nostro Paese”.

 

 

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