Anarco-insurrezionalisti, operazione dei Carabinieri dei ROS: tre arrestati, tra cui un infermiere iraniano. Sono considerati gli autori dei pacchi bomba a due magistrati di Milano e a un dirigente del DAP

Milano. I Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) hanno eseguito, oggi, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Milano su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 3 militanti anarco-insurrezionalisti, ritenuti responsabili di attentato per finalità terroristiche o di eversione in relazione all’invio di tre ordigni esplosivi.

Carabinieri del ROS

Il provvedimento è scaturito dalle indagini avviate nel 2017 dal ROS dopo l’arrivo di tre plichi esplosivi il 7 giugno di due anni fa a Roberto Maria Sparagna e Antonio Rinaudo, entrambi magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino impegnati in indagini sugli anarchici, e il 12 giugno dello stesso anno a Santi Consolo all’epoca direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di Roma.

Gli ordigni, come hanno ricostruito gli investigatori, erano composti da un meccanismo di attivazione a strappo, che per la potenzialità costruttiva poteva ledere anche la vita dei destinatari.

Nel corso dell’operazione antiterrorismo sono stati arrestati due italiani (un uomo ed una donna) e un iraniano di professione infermiere ritenuto molto attivo nel laboratorio libertario Ligera di Modena.

I procedimenti penali inizialmente instaurati presso le Procure di Roma e Milano sono stati successivamente unificati presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano.

Gli accertamenti svolti hanno evidenziato come i tre si fossero incontrati a Genova il 27 maggio 2017 per attuare il progetto eversivo. Nel capoluogo ligure, hanno acquistato i componenti per il confezionamento degli ordigni.

I due italiani sono stato individuati dalle immagini di videosorveglianza della chiesa di San Luca, che li riprendeva mentre acquistavano presso un negozio gestito da cinesi le buste multiball all’interno delle quali venivano occultati gli ordigni.

Nello stesso orario, in un adiacente Internet point sempre di Genova, venivano ricercati in rete gli indirizzi dei destinatari a cui sarebbero stati inviati i pacchi esplosivi.

Analoga ricerca, è sempre stato ricostruito dalle indagini, veniva effettuata sul sito degli avvocati, da cui venivano scaricati mittenti fittizi. I tre arrestati poi si ritrovavano poco dopo ed erano ripresi mentre camminavano distanti gli uni dagli altri.

Gli arrestati, nel tipico modus operandi utilizzato anche in altri attentati anarchici, spegnevano i cellulari proprio nell’orario a cavallo dell’acquisto dei componenti e delle ricerche Web.

Il triplice attentato esplosivo si inquadrava, per tempi e modalità di esecuzione, nell’ambito della campagna d’azione lanciata dal documento istigatorio “Per un giugno pericoloso”, elaborato a Roma nell’aprile 2017 con lo scopo di sviluppare una nuova prospettiva della lotta anarchica più violenta contro la repressione. Nella medesima campagna di giugno erano stati compiuti numerosi attentati in Italia e all’estero.

Tale campagna, come hanno ricostruito gli inquirenti, rappresentava l’avvicinamento di esponenti della corrente sociale al metodo esplosivo della FAI (Federazione anarchica italiana), secondo i dettami dell’ideologo detenuto della FAI, Alfredo Cospito, che da tempo aveva aperto nei suoi proclami anche all’azione anonima.

Le indagini svolte hanno evidenziato uno stretto collegamento del cittadino iraniano con un anarchico di origine nigeriana, arrestato nell’agosto 2016 a Bologna per possesso di materiale esplosivo e documentazione propedeutica al compimento di attentati.

Tale arresto all’epoca aveva assunto particolare rilievo in quanto avrebbe potuto rappresentare uno dei moventi dell’attentato esplosivo alla Stazione dei Carabinieri di Bologna Corticella del 27 novembre 2016 (unitamente alla allora recente esecuzione dell’operazione per “Scripta Manent” del 6 settembre 2016).

Infatti, l’attacco alla Stazione Corticella, di sicura matrice anarchica, rappresentava il primo attentato di rilievo dopo l’operazione “Scripta Manent”.

A conferma della prospettiva violenta degli arrestati, in una recente conversazione intercettata, la donna arrestata, mentre si trovava a Madrid, commentava negativamente l’inerzia del movimento spagnolo, affermando di voler invece “mettere le bombe”.

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