Armamento navale, il mare è l’asse intorno a cui ruota tutta l’economia del mondo

Di Maria Enrica Rubino

Roma. “Con i nostri 8 mila chilometri di costa siamo un Paese che dipende dal mare, ma spesso ce ne dimentichiamo. È importante far capire che le merci che partono o arrivano in Italia, nel 90% dei casi, passano dal mare”. A ribadirlo a Report Difesa è Maurizio De Cesare, amministratore delegato di GAM Editori, a margine del seminario, tenutosi oggi a Roma, dal titolo “La nave al centro dell’economia e dei trasporti – VI Seminario Trasporto e Logistica” organizzato dalla stessa GAM Editori, in collaborazione con la Confederazione Italiana Armatori (CONFITARMA) ed incentrato sugli aspetti tecnici ed economici del settore marittimo.

Una nave portacontainer solca le acque del Mediterraneo

“Si parla sempre meno di shipping, armamento e di ciò che succede nel passaggio delle merci – ha spiegato De Cesare – e seminari come quello di oggi, rivolto ai giornalisti, hanno l’obiettivo di diffondere una consapevolezza dell’importanza economica del settore. Non abbiamo la pretesa di fare formazione, ma informare i giornalisti e creare un minimo di bagaglio di conoscenze sull’importanza economica del settore”.

E a sottolineare l’importanza dello shipping nel nostro Paese è anche Luca Sisto, Direttore Generale di Confitarma, che sul tema della cultura di economia del mare in Italia ha spiegato: “Per contribuire a diffonderla, comincerei dalle scuole elementari per far scoprire ai bambini l’altro mare e far conoscere loro cosa c’è oltre l’orizzonte. Come ho detto anche nel corso del mio intervento non c’è soltanto l’ombrellone e la spiaggia, ma anche un’economia invisibile che mette in moto l’economia di terra. Se riusciamo a dare visibilità a questa economia, che è lo shipping, riusciamo a capire che il 90% delle merci viaggia via mare, anche se non si vede, e tutto ruota intorno al mare. Soprattutto in un Paese che dovrebbe essere marittimo come il nostro”.

Come vede il futuro del cluster marittimo italiano?

La mia è una visione positiva sul futuro del cluster marittimo italiano: il mare avrà un’importanza sempre maggiore. Anche relativamente al settore food: si calcola che tra 50 anni il 60% del cibo verrà dal proprio dal mare. Quindi il mare come risorsa ittica, risorsa alimentare, rete di trasporti. È l’asse intorno a cui ruota tutta l’economia del mondo.

Da tempo è in atto un processo di acquisizione di società di logistica da parte dei più importanti player marittimi. Di fatto, questi ultimi andrebbero ad esercitare un vero e proprio controllo sull’intera filiera del traffico delle merci. Come valuta questa situazione e qual è la sua posizione in merito alla possibile conferma delle deroghe normative in discussione in ambito Ue?

Il tema è molto importante, com’è importante anche distinguere tra gli assi dei principali carrier container e la logistica integrata di cui oggi tanto si parla. Per quel che riguarda i carrier, è chiaro che hanno una posizione dominante però è anche vero che la loro organizzazione abbatte il costo del trasporto. Pertanto, ci sono aspetti negativi ma anche positivi per i consumatori. Se sei vettori controllano i flussi del mondo, si riescono ad abbattere i costi di trasporto con le grandi navi. D’altra parte, bisogna fare attenzione a un possibile oligopolio. Relativamente alla logistica, mi auguro riusciamo ad integrarla con operatori nazionali: un esempio eccellente è la nazionale ALIS  (Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, Ndr).

Cosa rappresenta per l’Italia la Nuova Via della Seta?

Ritengo che restarne lontani possa rappresentare un pericolo. Ma, al tempo stesso, è necessario prendere atto di alcune questioni di geopolitica internazionale che vanno oltre il mio pensiero e mi riferisco ai rapporti tra Stati Uniti e Cina. Premesso ciò, credo che non intercettarla sarebbe pericoloso per il Paese.

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