Terrorismo internazionale, i Carabinieri del ROS arrestano reclutatori di mercenari filorussi per la guerra in Ucraina

Genova. Sono in corso numerose operazioni dei Carabinieri del ROS (Raggruppamento Operativo speciale) in tre province italiane per assicurare alla giustizia sei indagati, con l’accusa di reclutamento di mercenari e di combattimento in un conflitto armato estero.
Sono indagati per organizzazione e finanziamento di mercenari combattenti nel territorio del Donbass in Ucraina orientale, dove è in atto da anni un conflitto tra separatisti filorussi ed il Governo centrale ucraino.
Alcuni degli indagati risultano irreperibili e potrebbero trovarsi nelle zone del conflitto. Nel corso delle operazioni sono state eseguite sette perquisizioni nei confronti di altri indagati.
Il reato contestato è particolarmente grave, in quanto viola la Convenzione internazionale adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 4 dicembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge 210 del 2 giugno 1995 (http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario;jsessionid=BgmWdD1yR950-Eo9FpCddA__.ntc-as2-guri2a?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1995-06-01&atto.codiceRedazionale=095G0238&elenco30giorni=false).

E’ una Convenzione contro il reclutamento, l’utilizzazione, il finanziamento e l’istruzione di mercenari.
I destinatari della misura cautelare sono un italiano, un albanese ed un moldavo.
L’italiano indagato era stato già arrestato in Libia, nel 2011, insieme a due connazionali che lavoravano come “contractors”. E’ accusato di aver preso parte ai combattimenti nel Donbass e di aver reclutato altri mercenari.
L’albanese è un sedicente ex ufficiale delle truppe russe aviotrasportate, istruttore di arti marziali ed è anch’esso accusato di aver reclutato mercenari da inviare in Ucraina.

Truppe ucraine nel Donbass

L’albanese è accusato anche di essere un aspirante legionario e di aver preso parte ai combattimenti lungo il confine russo-ucraino dietro corrispettivo di denaro.
Tra gli indagati figurano altresì esponenti di gruppi ultrà, un ex militare dell’Esercito e comunque soggetti estremisti accomunati da posizioni antiamericane e separatiste.

Le indagini sono partite nel 2013 nell’area skinhead ligure ed hanno evidenziato l’esistenza di una struttura operante sull’asse tra Italia e l’Ucraina, dedita al reclutamento ed al finanziamento di combattenti mercenari da inviare nel teatro di guerra ucraino per rinforzare le fila dei miliziani separatisti filorussi, sostenitori dell’indipendenza della regione del Donbass dall’autorità centrale di Kiev.
Il conflitto nel Donbass attualmente strisciante e poco rilevato dai media, secondo una relazione pubblicata dall’ONU nel 2017 avrebbe causato oltre 10 mila vittime tra civili e militari, 24.500 feriti e oltre 1,6 milioni di sfollati.

Le persone arrestate oggi utilizzavano la copertura di una organizzazione umanitaria operante nell’area per reclutare mercenari da inviare nelle zone di combattimento fra i miliziani filorussi.
Nel corso della attività condotte dai Carabinieri sono emersi particolari sui chi non è andato fino in fondo alla scelta di diventare un combattente filorusso. Alcuni di loro, infatti, una volta giunti nel teatro di guerra hanno scelto di non arruolarsi nelle formazioni militari, altri invece dopo un iniziale periodo di training sono rientrati in Italia.
Sono numerosi i mercenari internazionali nella zona, anche se quelli “italiani” sembrano particolarmente apprezzati. Gubarev Pavel, già governatore dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, ha pubblicamente lodato il contributo militare dei nostri connazionali ed è inoltre emerso un legame tra alcuni indagati ed Alexey Milchakov, comandante dell’Unità paramilitare neonazista “Rusich” operante nel Donbass.

Truppe filorusse in Ucraina orientale

Ideologicamente gli indagati sembrano tutti accomunati dalla voglia di combattere in fronti caldi antigovernativi, uno dei ricercati è stato dapprima attivo nel reclutamento di mercenari sul fronte russo-ucraino, successivamente si è spostato ai confini fra Turchia, Siria ed Iraq per combattere in formazioni satellite del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), tutt’ora inserito nell’elenco delle organizzazioni terroristiche stabilito dall’Unione Europea.

Le attività investigative sono collegate ad un provvedimento del Consiglio dell’Unione Europea, che aveva comunicato all’Italia alcuni soggetti ritenuti responsabili di azioni che minacciavano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a carico dei quali erano sanciti il divieto di ingresso nel territorio della UE ed il congelamento di beni e risorse economiche.

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