Attentato Bardo, la guerra tra Forze di sicurezza blocca la ricerca della verità

Tunisi. A due anni dall’attentato al Museo del Bardo a Tunisi dove morirono 24 persone, tra cui 21 turisti, un agente delle forze delle Brigate antiterroristiche, Aymen Morjen, colpito mentre proteggeva la turista italiana Roberta Gatta, un cane poliziotto, Aki, due terroristi, e 45 rimasero ferite, l’inchiesta segna il passo.

Attentato al Bardo, la fuga di alcuni turisti.

Rivendicato dall’ISIS, l’attentato al un luogo molto frequentato dai turisti aveva colpito non solo l’immagine culturale del Paese ma anche quella politica. Un giovane Stato che cercava di togliersi la “polvere” del passato e scrollarsi di dosso le scorie della cosidetta “Primavera araba” del 2011 per ripartire.

Nell’azione terroristica rimasero coinvolti molti connazionali. La mattina dell’attacco, le navi da crociera MSC Splendida e Costa Fascinosa erano attraccate al porto di La Goletta. Circa 200 passeggeri di entrambe le navi andarono a visitare il museo. Intorno alle 12.30  due terroristi, armati di kalashnikov e bombe a mano e con indosso delle cinture esplosive imbottite di Semtex cercarono di infiltrarsi all’interno dell’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo, il Parlamento tunisino, dove era in corso un’audizione delle Forze Armate sulla legge anti-terrorismo a cui aveva partecipato il ministro della Giustizia, Mohammed Salah Ben Aissa, Ma le Forze di sicurezza bloccarono tutto.

I terroristi scapparono così verso il vicino Bardo. Qui aprirono il fuoco contro un pullman di escursionisti appena scesi da una nave da crociera, ferendo l’autista tunisino e uccidendo molti turisti.

Il pullman turistico colpito dai terroristi.

Gli attentatori si asserragliarono all’interno e presero in ostaggio molte persone. Alcune guide riuscirono a far fuggire molti turisti, facendoli passare dalle uscite di emergenza prima dell’arrivo dei terroristi.

Intorno alle 15.30 le Forze di sicurezza tunisine effettuano un blitz all’interno. I due terroristi vennero uccisi e gli ostaggi superstiti liberati.

Nonostante ciò, dieci turisti spagnoli ed una guida turistica decisero di passare la notte all’interno del museo, venendo ritrovati solo la mattina successiva.

Oggi, dal punto di vista prettamente giudiziario dopo la chiusura delle indagini a novembre scorso, si dovrà andare a processo nei prossimi mesi. Salvo colpi di teatro.

In verità, l’inchiesta ha segnato il passo per una serie di questioni, tra le quali quella delle guerre intestine negli apparati di sicurezza tunisini.

Su tutto aleggia la questione delle torture che le unità antiterrorismo avrebbero commesso. La Brigata antiterrorismo di El Gorjani ha dovuto cedere l’inchiesta, su disposizione del giudice istruttore Béchir Akremi, del’antiterrorismo, incaricato di seguire i fatti del Bardo alla Guardia nazionale di l’Aouina.

Questa storia ha danneggiato le indagini, visto che, ad agosto 2015, due sospettati di avere a vario titolo organizzato l’attentato sono stati rimessi in libertà, perchè avevano detto di essere stati torturati.

“Un errore – definisce tutta la questione, Issam Dardouri, poliziotto e sindacalista, fondatore dell’Organizzazione tunisina della sicurezza e del cittadino -. Non si possono rillasciare terroristi per il semplice fatto che sono stati torturati”.

La Tunisia è sempre un Paese in transizione e le controverse fanno crescere le tensioni tra giudici e poliziotti, tra coloro che sono rispettosi dello Stato di diritto e quelli che, invece, mettono al primo posto la sicurezza.

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