Attentati di Londra, abbiamo perso la guerra al terrore?

Di Marco Pugliese

Londra. La domanda corre nelle menti degli europei, sempre più in prima linea senza rendersi conto d’esserlo. La guerra in essere nel Continente è sporca quanto complessa. A Londra si è avuta l’ennesima conferma : chi colpisce l’Europa è nato e cresciuto qui. (uno dei tre di madre italiana).

Ma se lo Stato Islamico ha adottato una strategia militare che va da incunearsi nelle debolezze occidentali, tar cui il realtivismo culturale e la mancanza di coraggio nell’ affermare dove sia il nemico. In Occidente invece si tende a minimizzare, applicando paradigni anni ’90 da mondo post bibolare in piena globalizzazione ma dove il primo estremismo ( rimpinguato in un primo momento dagli Usa in funzione anti sovietica) faceva i primi passi. Dal 2001 nulla fu più come prima. Afghanistan ed Iraq portarono l’Occidente a scontrarsi militarmente con chi predicava la conquista del continente europeo e non solo.

Dopo una decina d’anni di stasi e l’impatanamento militare a Kabul e dintorni, dal 2014 la strategia è cambiata. L’IS mosse i primi passi in Iraq nel 2004, reclutando di fatto tutti gli esuli del regime iracheno (che con poca lungimiranza furono da americani ed inglesi esclusi da vita pubblica). Vi immaginate nel 1945 se in Italia chiunque avesse avuto contatti con il regime fascista fosse stato escluso? Sarebbe finita in tragedia, all’Italia sarebbero mancati gli impianti economici e sociali che la portarono al boom degli anni ’60, al benessere e quindi a superare questi complicati temi.

In Iraq nulla di tutto ciò potrà succedere ed in Afghanistan sono molti a simpatizzare con i Talebani ( del resto sono gli occidentali ad aver invaso). La contraddizione europea parte ad questi atteggiamenti ambigui. Da una parte si sono azzerrati Stati, dall’altra si sono ampliati gli orizzonti culturali interni. Si è puntato sul cosmopolitismo, convinti gli altri dimenticassero. In parte lo hanno fatto in parte no. L’ Europa inoltre ha miseramente fallito i paradigmi d’integrazione, paradossalmente per ignoranza. In nessuno stato mondiale, ove presenti minoranze musulmane vi è stata integrazione, dall’India alle Filippine passando per l’ Asia centrale. La componente musulmana dopo generazione è arroccata sulle proprie linee, non si capisce perchè in Europa dovrebbe comportarsi diversamente.

In primis, quindi, la questione è delicata: l’ Occidente vuol integrare ciò che non conosce, che invece tenta di capovolgere con i mezzi democratici l’intero sistema, Erdogan (definito moderato…) lo dice chiaramente : conquistate l’Europa con la parola. Ma se il fronte interno appare instabile e particolare, quello esterno?

Il Califfato va sconfitto militarmente

In Afghanistan, nonostante gli enormi limiti della missione post 11 settembre, portò ad un ridimensionamento di Al Qaida su vasta scala. Ad oggi la guerra allo Stato islamico è frammentata e dalle grandi potenze vista come un braccio di ferro tra Usa e Russia.

Raqqa, la capitale del Califatto, in queste ore è presa d’assalto dalle milizie curde supportate dai Marines e forze speciali americane. Basterà a portare ad una vittoria duratura? Mosca in Siria aiuta Assad, che ad ogni passo indietro russo dimostra quanto poco il proprio apparato militare valga. Non è chiaro cosa succedera dopoa la caduta (probabile) di Raqqa. Divisione della Siria? Destituzione di Assad? In questo scenario non è chiaro il ruolo della Turchia, Paese NATO che mira ad indebolire gli Stati regionali per meglio influenzare.

L’ Europa, entità militare astratta, è presente con Francia e Gran Bretagna (che però dalal Ue è fuori). In queste delicate partite geopolitiche prevale ancora la logica nazionale e quindi è la Ue ad uscirne male. Il continente pare destabilizzato, con i confini marittimi in balia degli eventi (un accordo tar Ong e Marina Militare italiana fa capire qaundo poco la Ue conti) e di Erdogan (che minaccai quotidianamente d’aprire i confini orientali). La conditio per passare a step successivi però è la sconfitta militare dello Stato islamico, ad oggi non scontata.

Arabia Saudita e Qatar stati ambigui

Da un punto di vista religioso Qatar e Arabia Saudita professano sono sullo stesso piano di Is e Al Qaida, wahabita il credo, ostentato per giunta. In Europa gli ingenti finanziamenti di questi Stati pare siano in direzioni estremiste. Milioni d’euro (anche in Italia) utilizzati per la costruzione di moschee e scuole coraniche a trazione wahabita. A questo s’aggiunge che in Siria ed Iraq il Qatar e l’Arabia Saudita finanziano e armano, assieme alla Turchia, i gruppi jihadisti, tra cui Al Qaida e l’Isis. Andrebberi isolati a livello commerciale (invece si preferisce castigare con le sanzioni Mosca) ma forse in certi settori è tardi per farlo. La rovina dell’Europa pasas anche dai rapporti economici che alla lunga potrebbero portare questi stati ad essere “proprietari” del continente europeo. Urge inversione di tendenza.

Egitto, Marocco, Giordania e Tunisia : gli Stati su cui puntare

L’Egitto del Presidente Al-Sisi ha estromesso i Fratelli Musulmani in patria, combatte i gruppi jihadisti in un Paese fondamentale (per l’Italia cruciale) per il Mediterraneo come la Libia e combatte lo Stato Islamico nel Sinai.

La Tunisia tenta una difficile normalizzazione economica e punta sul turismo europeo per rilanciarsi. L’ Europa l’ha aiutata poco ( presente la filiera terrostica risalente alla guerra d’ Algeria e riconvertita in chiave anti occidentale e non più solo anti francese). Bruxelles e NATO non hanno ancora compreso l’importanza strategica di questo paese, sempre in bilico e a rischio radicalizzazione. Il Marocco combatte con l’Is senza quartiere. Presente all’interno dello Stato Islamico non è supportato, come la Giordania, in questa azione. Questi quattro Paesi, alla disperata ricerca di normalità, combattono l’eterna guerra all’interno del mondo musulmano ma di riflesso sono il primo fronte a protezione dell’ Europa, che invece s’accorda con chi ne predica la distruzione, ovvero Erdogan. La Ue e la NATO devono uscire dal tunnel dell’ambiguità e scegliere definitivamente su chi puntare, mossa decisiva per il futuro del Continente.

 

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