Attentato di Nassiriya, un vile attacco ai Carabinieri ed alle Forze di Pace fra la gente

Di Fausto Vignola*

Vicenza. Il 12 novembre 2003 ero in servizio nella grande piazza d’armi della caserma “Chinotto” dei Carabinieri di Vicenza. Era una mattinata impegnativa, stavano finendo delle attività addestrative ed erano in atto una serie di esercizi valutativi.

Ad un tratto un silenzio irreale cadde su tutti noi, ancora adesso lo percepisco. Seguì un’agitazione frenetica: cominciava a spargersi tra noi la notizia che qualcosa di tragico era avvenuto in Iraq.

L’attentato di Nassiriya

Niente di chiaro, ma fu subito forte la sensazione della tragedia che si era consumata. Molti dei membri del contingente Nassiriya erano passati da Vicenza per concludere la loro preparazione alla missione. Erano volti e nomi noti con cui avevamo condiviso non solo quei i giorni di training ma anche qualche altra missione di pace chissà dove nel mondo, dei quali  volevamo sapere e sperare per il meglio.

Quando tutto fu chiaro, purtroppo non ci volle molto, ritornò il silenzio ed avvenne una cosa incredibile e commovente. Alla porta della caserma cominciarono a presentarsi delle persone, uomini e donne di tutte le età, che volevano sapere e testimoniare la loro vicinanza. Un flusso inarrestabile che aumentava di minuto in minuto e che si raccoglieva sotto il Tricolore, depositando mazzi di fiori: in pochissimo tempo la piazza d’armi cambiò aspetto, totalmente sommersa da quel variopinto gesto di partecipazione di tanti cittadini.

Il bilancio di quel giorno è purtroppo incancellabile, l’attacco alla Base Maestrale ha provocato 19 caduti italiani e 9 iracheni che ormai sono parte della nostra memoria collettiva.

Quell’attentato è stato l’inutile e sconsiderato gesto di chi voleva opporsi ad una formula vincente: i Carabinieri, le Forze di Pace fra la gente, per ricreare un ambiente di fiducia e ribadire la natura prevalentemente umanitaria della missione.

I terroristi di Nassiriya, il cui unico e tragico risultato è stato quello di spegnere tante vite umane, volevano attaccare e condizionare questo fondamentale principio che è più che mai tipico dell’azione dei Carabinieri.

In quindici anni le Operazioni di pace si sono costantemente evolute, cercando ogni utile miglioramento, ma non hanno mai cambiato il loro spirito: vivere e lavorare per le popolazioni impegnandosi a costruire per loro e con loro un futuro migliore.

Oggi, negli ambienti specializzati si parla di Polizia di Stabilità, intendendo con questo l’insieme delle attività poste in essere dalle Forze di Polizia schierate in teatro per compiere la loro missione.

Agli originari compiti quali la salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica, indagini criminali comuni e di guerra, assistenza a rifugiati e profughi, oggi si sono aggiunti, tra gli altri, la tutela dei beni culturali e  la vigilanza sull’ambiente, marcando indelebilmente l’evidenza di una continua evoluzione.

*Generale di Brigata Carabinieri (Riserva)

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