Attentato in Iran, ora si attende la risposta delle autorita’ di Tehran

Di The Hawk

Tehran. Il recente attentato in Ahvaz avrebbe dovuto colpire rigorosamente il vertice politico militare e religioso iraniano durante uno dei momenti più significativi della storia della loro rivoluzione.
Colpire le Forze Armate e le Guardie della Rivoluzione avrebbe dovuto essere un duro messaggio verso coloro che sono impegnati da anni nella guerra contro il terrorismo islamico (sunnita) a favore del loro alleato siriano.
Le Forze Armate iraniane e le Guardie della Rivoluzione sono due istituzioni sacre per il paese, sono quelle due pedine fondamentali che hanno salvato il paese dall’invasore Saddam Hussein e continuano a salvaguardare l’integrità del paese e del popolo della Repubblica Islamica dell’Iran.
La giornata, celebrata secondo il calendario persiano, è la ricorrenza della fine della Sacra Difesa, il conflitto Iran-Iraq iniziato nel settembre 1980 e terminato in agosto 1988, che costò la vita a circa un milione di soldati e civili da ambo le parti.
In tutto l’Iran nessuno parlerà mai della “guerra contro l’Iraq” ma sempre di Sacra Difesa contro Saddam Hussein. La motivazione trova risposta nel fatto che sciiti e sunniti erano da ambo le parti degli schieramenti e nessuno ha mai considerato la guerra come una conflitto tra fratelli, ma una mera aggressione da parte di un dittatore verso una nazione pacifica quale l’Iran, nazione che nella sua storia non ha mai iniziato una guerra contro un popolo vicino.

I quattro terroristi, camuffati con uniformi dell’esercito avrebbero colpito indistintamente soldati e civili, uomini, donne e bambini. Il risultato, ancora non definitivo, sarebbe di 29 morti e oltre 70 feriti, molti dei quali gravissimi. Il Governatore del Khuzestan, Gholamreza Shariati, ha affermato che due terroristi sarebbero stati uccisi e due arrestati, ma è probabile che tutti e quattro siano deceduti.
Dapprima l’Agenzia di stampa dell’ISIS, Amaq, ha rivendicato l’attentato, ma successivamente sarebbe risultato più credibile la rivendicazione da parte del gruppo terroristico al-Ahvaziya che mira alla separazione indipendentistica della provincia, di forte connotazione sunnita.
Analizzando l’attentato si deve aspettare ora una forte risposta da parte del governo e dall’apparato di sicurezza.
Il governo di Teheran è impegnato in più fronti, ha supportato nazioni come lo Yemen ed il Qatar, bandito da Arabia Saudita e USA, continua a supportare il Venezuela e gli Hezbollah in Libano e minaccia i vecchi nemici, quali Israele e USA.
Inoltre l’Iran è il vero vincitore della guerra contro l’ISIS e l’unico responsabile del mancato rovesciamento di Assad, salvando così la Siria.

In queste costosissime campagne Teheran si è fatto ulteriori nemici, spesso difficili da individuare, ma spesso legati alla fede sunnita.

La terribile fuga dall’attentato in Iran.

La sicurezza interna del paese si basa su poche organizzazioni capillari: i servizi di intelligence (nei vari livelli e dicasteri) e le forze IRGC, che comprendono anche la polizia ed i basiji, una sorta di milizia ben preparata. I Basiji sono una organizzazione paramilitare sparsa sul territorio e diventa credibile l’affermazione del loro vecchio comandante Reza Naqdi che diceva che poteva contare su “venti milioni” di militanti: uomini e donne, giovani ed anziani.
Finora il sistema, che ha ben funzionato contro il terrorismo, era basato su una cooperazione tra i succitati elementi, una integrazione dovuta alla conoscenza del territorio e su uno stretto controllo delle persone e delle comunicazioni, specie i social.
In questo modo hanno potuto controllare moltissimi stranieri e gruppi terroristici, basta vedere i risultati ottenuti in base ai dati forniti dal ministro dell’Intelligence Mahmoud Alavi. Hanno eradicato numerose cellule, ma non hanno potuto evitare l’attentato al Parlamento, al mausoleo di Khomeini ed altri attentati minori sparsi per il Paese.
Dopo l’attentato al Parlamento ed al mausoleo di Khomeini si è resa necessaria una riorganizzazione delle strutture di sicurezza con un maggior impiego delle forze Basiji, riorganizzate in battaglioni effettivi e cellule sparse, ed al potenziamento della CyberSecurity, vero tallone d’Achille dell’apparato.
In Iran molti social sono bloccati, i pochi “liberi” sono ampiamente controllati, ma si è incontrato un proliferare di pen drive VPN di origine cinese che in parte aggiravano il sistema di sicurezza.
Anche in questo attentato ad Avhaz, una delle città più inquinate del pianeta, ove è caotico il traffico commerciale con l’Iraq, si è incontrato una mancanza di controllo da parte degli elementi di sicurezza.
Il sangue iraniano versato non resterà impunito e sarà un ulteriore spirito per rafforzare il credo persiano, l’unità del popolo iraniano ed il legame ulteriore verso Khamenei ed i pasdaran. Servirà anche per potenziare le strutture di sicurezza, investendo ulteriori risorse. Non vi sono bandiere che urlano al rovesciamento del sistema iraniano, la gente ancora si sente un popolo unico e fiero, vogliono un cambiamento per una vita migliore, ma non vogliono essere i servi di nessuno.
E’ molto probabile che nei prossimi giorni, con la caccia alle streghe, verranno individuate numerose persone associate ai terroristi, ma soprattutto vi sarà un ulteriore passo in avanti per riorganizzare il controllo capillare del territorio e delle minoranze mediante un maggior impegno e coordinamento di tutte le pedine legate alla sicurezza.
I Basiji giocheranno il ruolo maggiore, proprio per la loro presenza quotidiana sul territorio, nella vita di tutti i giorni ed in ogni ambiente. Il loro compito sarà sempre quello di vigilare e riportare immediatamente alla forze di sicurezza per evitare altri attentati.

In sintesi, chi credeva di colpire per instaurare la paura e l’insicurezza probabilmente otterrà l’effetto contrario, il rialzarsi di un popolo fiero e lo stringersi attorno alle forze di sicurezza, che dovranno essere maggiormente preparate e presenti sul territorio, accettando anche una maggior intrusione sulla vita privata, per il bene del Paese.

 

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