Blocco dei porti o dimissioni di Gentiloni?

Di Marco Pugliese

L’ Italia appare anch’essa una nave in balia di questo martoriato Mediterraneo che da anni ormai rappresenta più una croce che una delizia. L’ Italia è un paese solidale tanto da esser autolesionista. Il governo lo ha capito in queste ore, forse definitivamente, che la Ue non aiuterà il Belpaese, che siamo soli e che questa volta non possiamo contare sull’aiuto altrui.

Dal 1939 in poi, tranne in qualche rara eccezione, ci siamo accodati, perfino nello scendere in battaglia. Mai però, come questa volta, la posta in palio era cosi alta : la nostra credibilità internazionale , oltre agli interessi nazionali calpestati. Qualsiasi politico eletto, oltre alle proprie idee e proposte ha un obbligo verso il proprio popolo : tutela dell’interesse nazionale. Dal 2014 l’ Italia ha invece, giustamente, risposto all’obbligo di salvare vite. Lo ha fatto con la propria Marina Militare, senza particolari aiuti europei, dimostrando civiltà ed umanità. M aci sono dei limiti strutturali oggettivi.Lo stesso Obama però ne fu perplesso, infatti nel 2015, tramite Kerry, invito Renzi a metter piede in Libia. A questo s’aggiunsero gli attentati terroristici di matrice islamica su suolo europeo, a volte con passaggi logistici anche in Libia e Tunisia. Renzi però, dopo qualche dichiarazione roboante dell’allora ministro degli esteri Gentiloni (“siamo pronti a combattere” su tutte) non rischiò i nostri militari e non s’adoperò al blocco dei flussi. Al referendum pagò questo immobilismo con la sconfitta. Gentiloni, una volta premier, mise la Libia al centro dell’agenda. Trump stesso ha offerto uomini, mezzi e basi ma ha preteso che il comando fosse italiano. Il premier italiano non se l’ è sentita a gennaio di forzare i tempi, convinto, a torto il fenomeno scemasse.

Da aprile invece la situazione è precipitata, arrivando agli sbarchi di massa di giugno. La stessa Libia vorrebbe l’ Italia s’attivasse di più, ma tranne Minniti, a Roma nessuno par aver dato retta agli appelli arrivati da più parte. La popolazione italiana si sente sempre più tradita ed abbandonata da un governo a sua volta tradito ed abbandonato dall’ Europa. Gli stessi vertici militari sono timidi, tranne qualche raro caso. Che qualcosa non andasse era chiaro da principio e che una nazione si metta a negoziare la gestione dei propri confini con Ong private è assai particolare. Gentiloni, anzi, ha più volte sottolineato il ruolo positivo dei non governativi, vero in parte, visto che le morti in mare sono aumentate nell’ultimo periodo. L’ Italia ora è ad un bivio, bloccare i porti o subire da sola un flusso consistente (fonti dei servizi parlano di 870000 persone pronte a partire) che potrebbe portare il paese in piena destabilizzazione sociale. Molti comuni italiani sono al collasso, al fronte della stagione turistica in arrivo (quella con più arrivi di sempre) la gestione del territorio appare ardua e delicata. Francia e Spagna chiudono, cosi Svizzera ed Austria, perfino l’ Estonia alza la voce, l ‘Italia nonostante l’ingente spesa in seno alla Nato e l’utilizzo di propri operatori militarti in zone calde come il Baltico incassa solo no. Gentiloni che può fare ? Come molti analisti suggeriscono : bloccare i porti e navi Ong, nessuno deve poter più partire senza autorizzazione.

A questo un accordo con la Libia per gestire scali e confini sahariani tramite forze militari con arresto degli scafisti. In questo contesto creare centri d’identificazione in Libia e Tunisia e tramite corridoio umanitario ( e dopo accordo Ue su smistamento e quote) far arrivare chi ha lo status di profugo in Europa. Senza questo tipo di risultato il governo italiano sarebbe costretto a dimettersi, a causa dell’ incapacità di non poter garantire gli interessi nazionali, il tutto costa al contribuente circa 16 miliardi l’anno, dato che stride con la disoccupazione in aumento, secondo i dati di giugno. L’ Italia questa volta dovrà decidere come muoversi, mettere in preventivo d’usare, se necessario l’esercito, nessuno le darà coperture ( se non gli Usa a livello logistico) o farà il lavoro al posto suo. Roma riuscirà a mantenere l’integrità degli interessi dei propri cittadini?

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