Bradisismo Campi Flegrei, parla il geologo Pierluigi Musto: “Il livello di sollevamento massimo del terreno attualmente è inferiore rispetto al massimo del 1984”

Napoli. Da oggi e fino a domenica prossima si tiene nei Campi Flegrei di Napoli un’esercitazione nazionale sul rischio vulcanico denominata “Exe Flegrei 2019”.

Organizzata dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Regione Campania, in collaborazione con i Comuni della “zona rossa” dei Campi Flegrei e la Prefettura di Napoli.

L’esercitazione vede la partecipazione attiva dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del Centro Studi Plinivs-Lupt e dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IREA-CNR) nel loro ruolo di centri di competenza del Dipartimento della Protezione civile.

Una giornata di studio della Protezione Civile dedicata all’esercitazione

Con Pierluigi Musto, geologo, Report Difesa ha voluto approfondire la situazione attuale dell’area.

Il geologo Pierluigi Musto

Dottor Musto, qualora si dovesse registrare un’emergenza nei Campi Flegrei cosa potrebbe succedere per Napoli?
Se per Napoli intendiamo alcuni quartieri quali, ad esempio, Bagnoli, Fuorigrotta o Agnano, essi ricadono nella Zona Rossa dei Campi Flegrei. quindi dobbiamo parlare di evacuazione totale per il rischio connesso ad una eruzione con possibile nube piroclastica in grado di raggiungere qualsiasi località della cosiddetta “Zona A”.

Un’immagine del quartiere di Bagnoli

La Protezione Civile chiede alla comunità scientifica 72 ore per avere il tempo di intervenire per evacuare oltre 400 mila persone; Secondo lei, è una visione corretta? Possono bastare?
Si spera che sia corretta. Settantadue ore potrebbero, a mio avviso, essere poche. Personalmente auspico che possa esserci più tempo per poter valutare un imminente rischio di eruzione vulcanica. E’ comunque un un balletto di cifre, un esercizio teorico. C’è chi dice che bastano 72 ore, altri invece parlano di una settimana. Grazie a Dio siamo molto lontani, oggi, da questo.

Si chiede anche di monitorare costantemente l’area dei Campi Flegrei, dove nell’ultimo mese si è registrato un sollevamento di 7 millimetri. Cosa sta accadendo?
Il sollevamento di 7 millimetri di media al mese viene registrato da un po’ di tempo. A questo sollevamento si accompagnano scosse di terremoto a volte avvertite dalla popolazione. Alcune di esse sono un po’ più forti, l’ultima scossa avvertita distintamente è stata valutata di 2.5 della scala Richter.

L’INGV (Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia Ndr) è l’unico Ente preposto per questo tipo di monitoraggio che viene effettuato 24 ore su 24 per tutto l’anno, utilizzando sistemi tecnologicamente avanzati, anche con l’uso del GPS.

L’area dei Campi Flegrei

La sala di monitoraggio dell’Ente è sempre presidiata da personale altamente qualificato in grado di effettuare in tempi brevi le elaborazioni eventualmente necessarie. Rispetto alla crisi degli anni ’80 sono stati fatti enormi passi avanti dal punto di vista tecnologico.

L’INGV di Napoli (già Osservatorio Vesuviano) dirama ogni martedì un bollettino settimanale sull’attività flegrea, esso è l’unico atto ufficiale a cui si deve far riferimento circa il monitoraggio scientifico dell’area.

Che differenze ci sono tra la crisi attuale e quella del 1982-1984?
Enormi. Per prima cosa se parliamo di energia, attualmente è di gran lunga inferiore a quella di quegli anni. Nel corso di quel periodo il sollevamento giornaliero, era di gran lunga più elevato di quello attuale e l’energia sprigionata dai terremoti era maggiore rispetto alla situazione attuale.  Posso dire, che quella crisi era paragonabile ad una pre emergenza.  Oggi siamo in una situazione più tranquilla, definita dagli addetti ai lavori “di attenzione”

Il livello di sollevamento massimo del terreno attualmente è inferiore rispetto al massimo del 1984 in quanto, dopo la fine di quella crisi, si è avuto un “bradisismo positivo” ovvero un “abbassamento del terreno” una subsidenza, per diversi anni, ancora non colmata dal sollevamento in atto.

Ci dobbiamo preoccupare di quello che potrà accadere nel futuro?
Quando c’è un sollevamento è come se si rompesse un equilibro sotto i nostri piedi. Fin quando il suolo si solleva si posso riproporre delle scosse. Esse rientrano nella normale attività del bradisismo. Nel 1982-1984 ci sono state scosse più forti perché il sollevamento medio mensile era maggiore e c’era più energia in gioco.

In caso di scosse la popolazione si preoccupa, sempre. In questi casi è necessario mantenere la calma e, ripeto, l’unica fonte di informazioni ufficiali circa il monitoraggio scientifico a cui far riferimento per le informazioni è l’INGV.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore