Brasile, le riforme di Temer strette tra il no dei sindacati e della Chiesa cattolica

Brasilia. Il Brasile, un altro Stato sud americano, dopo il Venezuela, rischia di entrare in crisi politica, dopo quella sociale ed occupazionale.

Il presidente Michel Temer ed il suo Governo si giocano molte delle carte per restare alla guida di un Paese travolto dagli scandali ed inondato dalle inchieste. Le riforme di Temer a proposito del mercato del lavoro non piacciono né ai sindacati né alla Chiesa.

Entrambi sostengono lo sciopero generale di oggi che si pensa porterà nelle strade del Paese migliaia di persone.

Un momento delle manifestazioni di protesta contro il presidente Temer

Temer, dopo Dilma Rousseff, la presidentessa deposta lo scorso settembre, si trova dunque ad affrontare una situazione che potrebbe portare il Paese in un vicolo cieco.

Lo sciopero generale è certo una prova di forza dell’opposizione di sinistra a Temer. Il quale, in nove mesi, ha dovuto superare una serie di ostacoli. L’ultima indagine d’opinione dell’istituto Ipsos ha evidenziato che solo il 4% dei brasiliani appoggia il Governo di centro-destra che si era presentato agli elettori come il salvatore di una Patria in disfacimento economico ed i sospetti di corruzioni che avevano colpito il Partito dei Lavoratori (comunista) che aveva guidato il Brasile per 13 anni.

I dati economici danno però il Paese sudamericano in crescita per il 2017, dopo le crisi del 2015 e del 2016. Ma la situazione politica non aiuta l’economia.

Temer si sta giocando alcune carte anti corruzione, accelerando un piano di riforme economiche ceh ha l’appoggio degli imprenditori e del Fondo Monetario internazionale (FMI).

A dargli una mano, a livello europeo, è il Governo di centro-destra spagnolo, guidato da Mariano Rajoy. Temer ha detto di ispirarsi alla sua politica: andando avanti senza paure.

La stretta di mano tra il premier spagnolo Rajoy ed il presidente brasiliano Temer

Ma il Brasile deve tenere conto della grande forza sindacale nel Paese. Nel 1917 ci fu il primo sciopero generale. E 73 anni dopo il presidente

Getulio Vargas approvò le leggi di protezione per i lavoratori che fino ad oggi sono considerate il “Vangelo” e quindi inattaccabili.

Ed a proposito di Vangelo, la Chiesa brasiliana, dai livelli più bassi a quelli più alta, si è schierata a fianco dei sindacati.

Lo stesso Papa Francesco ha mandato una lettera al presidente brasiliano, criticando la sua politica.

Ma contro Temer si sono schierati anche i suoi stessi alleati. Lo scorso mercoledì si è tentato di far approvare la riforma del lavoro, con le modifiche alle norme targate Vargas. Ma i partiti che sostengon il presidente si sono defilati.

La riforma delle pensioni ha bisogno di essere approvata con una maggioranza qualificata.

Ora si attendono i risultati dello sciopero generale. Se dovesse andare come gli organizzatori si augurano che vada, cioè bene, per il presidente Temer saranno giorni difficili dovendo fare i conti con la piazza ma sopratutto con gli esponenti dei partiti alleati.

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