Brexit, caos all’House of Commons. La premier Theresa May sempre più in difficoltà

Di Pierpaolo Piras

Londra. La vicenda della “Brexit” è diventata complessa e caotica sotto il profilo delle posizioni politiche. I due principali partiti politici, laburista (simpatizzante per l’Europa) e conservatore (tradizionalmente euroscettico), sono profondamente divisi.
I due terzi del primo (Labour Party) hanno votato per rimanere nell’Unione Europea ed i due terzi dei conservatori (i Tories) hanno espresso il loro favore a lasciarla.

Sostenitori della Brexit

La prima conseguenza è che nessuno di queste due forze politiche, oggi di entità equivalente nei sondaggi, assume una posizione categorica sulla “Brexit”, nel timore plausibile di perdere una fetta consistente dei propri elettori, specie per la vicinanza delle prossime elezioni politiche inglesi.
La più prudente in questo senso sembra Theresa May, primo ministro britannico, che insiste per una Brexit “morbida”, realizzata in una sorta di concordia (finora fallita) con l’Unione Europea.

D’altra parte, tutti i sondaggi, dal voto referendario del 2016 sino a quelli attuali, favoriscono una lieve maggioranza per la rimanenza nella UE. Ancor più per le centinaia di migliaia di giovani che nel 2016 ancora non votavano.
Ma, c’è di peggio. La mancanza di unità all’interno delle parti ha creato ulteriori opzioni di scelta, oltre alle due del rimanere o uscire dall’Unione Europea. Un vero ginepraio!
Profonda è, invece, la delusione, stavolta trasversale, verso le istanze, tanto sbandierate prima del referendum del 2016, come lo stop ai migranti e rifugiati, gli accordi commerciali più fruttuosi rispetto a quelli stipulati all’interno dell’Unione, lo svincolo da alcuni regolamenti europei reputati come dannosi per l’economia nazionale, l’aumento dei finanziamenti per il servizio sanitario nazionale ed altro ancora.
Il risultato è la paralisi decisionale da parte del Parlamento e della stessa May che manifestano inadeguata capacità propositiva nella gestione della crisi.
Il confronto continua alla Camera dei Comuni , dove si sta facendo sempre più al “calor bianco”, con toni e lessico poco degni dell’antica e prestigiosa “House of Commons” inglese.
Non fa eccezione Jeremy Corbyn, presidente del Labour Party, che nel dibattito parlamentare ha apostrofato la May con un inaccettabile “stupida donna”.
E mentre a Westminster volano accuse e contumelie, la sterlina continua a deprezzarsi sull’euro e sul dollaro.

Il laburista Jeremy Corbyn contro la May

Nessuna attenzione si manifesta verso il (circa) un milione di cittadini inglesi che vivono felicemente qua e là nel resto dell’Europa, mentre la madrepatria si avvia a cedere alla Francia il secondo posto nelle economie europee, dopo la Germania.
Non mancano le curiosità insite nella cultura mentale britannica, come l’espressione di un deputato conservatore che prevede il successo della Gran Bretagna senza l’Unione Europea, in quanto geograficamente disposta nel fuso orario ritenuto ideale per ogni forma di commercio…

 

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