Brexit, la premier Theresa May naviga nel mare magnum dell’indecisione

Di Pierpaolo Piras

Londra. Ieri, si è tenuto il dibattito parlamentare sul progetto di fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Il primo ministro, Theresa May, è apparsa subito in difficoltà.

La premier britannica Theresa May perde sempre più consensi

Proviene da una serie di sconfitte parlamentari iniziate quando è stato reso noto l’accordo di fuoriuscita dalla UE, proposto dal suo Governo alla Commissione europea, seguito, tra l’altro, dalla immediata dimissione di alcuni membri del suo Gabinetto.

E’ poi proseguita con il rifiuto di Bruxelles di accettare alcune modifiche sulla questione rovente del backstop doganale tra le due Irlande. E’ andata in un’umiliante minoranza alla Camera dei Comuni (432 contro 202) nella votazione per la accettazione della “Brexit”, sfiorando di poco la sconfitta anche sulla recente votazione di fiducia al suo Governo.

Sostenitori della Brexit

Alla seduta di ieri, Theresa May non ha presentato alcuna novità propositiva specie sul punto più critico rappresentato dal problema, tecnicamente irrisolvibile del “backstop” trans-irlandese, ovvero il ripristino di una nuova frontiera, doganale ed altro, che in passato è stata una delle cause della sanguinosa guerra civile tra Irlanda del Nord e del Sud.

L’ipotesi di stabilire un confine commerciale, privo peraltro di concreta visibilità, è stato ultimamente rifiutato di essere preso in esame, e dalla Commissione Europea e dal Consiglio d’Europa.

Alcuni parlamentari hanno proposto di procrastinare la fuoriuscita della Brexit ad un data successiva al 29 marzo prossimo, così come stabilito dall’articolo 10 del Trattato d’ Europa. Altri hanno proposto l’esecuzione di un secondo referendum.

Le risposte della Signora May sono state negative in entrambi i casi, spiegando, nel primo caso, che la fuoriuscita dovrà avvenire entro il 29 marzo e che la ripetizione del referendum “andrebbe contro la coesione sociale minando alla base la fede degli inglesi nella democrazia”.

Jeremy Corbyn, capo dei laburisti, nel suo intervento ai “Commons” ha criticato aspramente il discorso di Theresa May, definendolo “ridicolo” nel contenuto e vuoto di idee, nonché privo di considerazione politica per le votazioni parlamentari di queste ultime settimane.

Jeremy Corbyn

E’ stata applaudita la volontà di cancellare la tassa di 65 sterline a carico dei cittadini non-UE da applicarsi dopo la Brexit.

Attualmente il Governo appare in un vuoto di leadership, politicamente indeciso e nella preoccupazione della rinascita di un nuovo aspro conflitto nell’isola d’Irlanda, qualora quella del Nord ricevesse una considerazione discriminata rispetto al resto del Regno Unito.

Di fatto emerge lentamente la possibilità di un secondo referendum che dia la possibilità, com’è avvenuto in questi ultimi due anni, di spiegare ai cittadini inglesi di capire approfonditamente i vantaggi derivanti dalla appartenenza alla UE piuttosto degli enormi danni alla economia britannica drivanti dalla fuoriuscita dalla Comunità Europea, in un mondo che, piaccia o no, è sempre più globalizzato negli scambi commerciali e non solo.

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