Cambiamenti climatici, il ruolo dei Paesi della NATO. Si ricercano soluzioni condivise

Di Valeria Fraquelli 

Bruxelles. Negli ultimi anni il problema dei cambiamenti climatici è diventato sempre più urgente da affrontare.

I cambiamenti climatici all’esame dei Paesi NATO

Eventi meteo estremi, ondate di caldo e di freddo sono sempre più frequenti e distruttivi. Non possiamo più sottovalutare gli effetti del clima che cambia e voltarci dall’altra parte, è arrivato il momento di agire.

Adesso che finalmente si è compreso quanti e quali effetti negativi può avere un clima malato il nostro obiettivo deve essere quello di limitare le emissioni di gas tossici e do imparare a trattare meglio il nostro pianeta.

La NATO è sempre molto attenta al problema dei cambiamenti climatici e infatti l’Alleanza Atlantica ha riconosciuto ufficialmente gli effetti negativi del cambiamento climatico sulla sicurezza internazionale.

Si è visto bene che i cambiamenti climatici significano insicurezza, guerra e migrazioni ed è per questo che bisogna aiutare il clima a riprendere la sua regolarità. Nel 2010, il cambiamento climatico è stato istituzionalizzato nella NATO attraverso il concetto strategico per la difesa e la sicurezza dei membri dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord.

Adesso la NATO deve collaborare e cooperare con altre organizzazioni come l’Unione Europea e l’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) per mettere a punto politiche sul clima capaci di dare una svolta, di fare un passo in avanti rispetto al passato.

Per l’Alleanza Atlantica “gli attuali sviluppi sul nostro pianeta hanno portato alla luce sia la mancanza di consapevolezza, e quindi la diffusa compiacenza, circa il cambiamento climatico tra le persone, nei media e a livello di governo”.

Il quartier generale della NATO a Bruxelles

Le nostre società, sostengono ala NATO, tendono a soffrire di breve termine e manca l’urgenza di affrontare le minacce a lungo termine.

Mentre i media si concentrano sulle storie che porteranno denaro attraverso visite, click e “mi piace”.

Mentre i Governi si concentrano sulla vittoria delle prossime elezioni, che rende meno popolare la spesa corrente per la preparazione al mondo del futuro (proporre misure pertinenti per incoraggiare le persone a volare meno e mangiare meno carne è ancora considerata una mossa che porta alla carriera nella politica).

E anche a livello personale, sappiamo tutti che l’emergenza climatica non è generalmente un argomento di conversazione gradito durante la cena con gli amici e la famiglia.

Un atteggiamento, sostiene la NATO, che deve finire.

Insomma, si sente forte e chiara ora l’esigenza di un cambio di mentalità e di idee che metta al centro il cambiamento climatico come fautore di insicurezza. Tanto che tutti gli Stati membri si stanno approcciando al problema in ordine sparso.

Negli Stati Uniti, il rapporto tra cambiamento climatico e sicurezza è inteso principalmente in termini di pericolo territoriale, mentre i dibattiti e le deliberazioni in Germania si concentrano sulle persone e sulle cause più costitutive del danno.

In Turchia invece, il cambiamento climatico non viene generalmente affrontato nelle discussioni sulla sicurezza.

Evidentemente, la comprensione di come il cambiamento climatico e la sicurezza siano collegati, compreso come gli effetti legati al clima si confrontano con altri rischi, varia all’interno dell’organizzazione.

La Norvegia ha rafforzato la sua capacità operativa nell’Artico, la Spagna ha istituito un’unità di emergenza militare per fornire aiuti in caso di catastrofi e il Regno Unito ha fissato obiettivi quantitativi per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra da parte del Ministero della Difesa e dei servizi militari.

Ma ci sono nuove sfide da affrontare, perchè la NATO può e deve essere in prima linea per rispondere ai distastri naturali causati dal surriscaldamento del pianeta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore