Associazione di tipo mafioso, i Carabinieri arrestano l’ex sindaco di Capua ed un componente del clan dei Casalesi

Capua (Caserta). I Carabinieri del Comando provinciale – Nucleo Investigativo di Caserta hanno escguito, oggi, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP (Giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di Carmine Antropoli, sindaco di Capua per due consiliature consecutive, dal 2006 al 2016 .

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L’accusa è di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Identico provvedimento è stato emesso nei confronti di Francesco Zagaria, (imprenditore di Casapesenna (Caserta), stabilitosi nel territorio capuano. E’ ritenuto responsabile di associazione di tipo mafioso, duplice omicidio aggravato dalle finalità mafiose e violenza privata aggravata dal metodo mafioso.

Il provvedimento restrittivo emesso dalla magistratura costituisce il risultato di una prolungata attività investigativa, avviata nel 2015 anche con l’ausilio di attività tecniche e terminata nel luglio dello scorso anno. A sostenere queste prove anche le dichiarazioni di importanti collaboratori di giustizia.

Secondo l’accusa, il clan “dei Casalesi” ha condizionato lo svolgimento delle elezioni amministrative per il Consiglio comunale di Capua del 5 giugno 2016.  E grazie alla forza di intimidazione di Francesco Zagaria, affiliato al clan, Antropoli all’interno del suo studio medico, ha intimidito un avversario politico perché ritirasse la candidatura alla carica di consigliere comunale.

Inoltre, Carmine Antropoli. sempre secondo l’accusa, è gravemente indiziato di avere stretto un patto con lo stesso Zagaria e con Martino Mezzero (altro affiliato al clan dei Casalesi) per assicurare i voti ad un altro candidato, pure appartenente al gruppo politico del primo cittadino di Capua. 

Per gli inquirenti Francesco Zagaria “Ciccio ‘e Brezza” ha assunto un ruolo di elemento apicale del clan dei Casalesi – fazione Zagaria – tanto da godere di incondizionata fiducia da parte del capo del clan, Michele Zagaria che lo impiegò in due omicidi nel 2003.

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