Cina, il 29% dei progetti della Nuova Via della Seta riguarda l’energia

Napoli. Il “MED & Italian Energy Report” sul settore dell’energia in Italia e nel Mediterraneo è una ricerca frutto della collaborazione strutturale nata tra SRM (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e l’ESL@Energy Center del Dipartimento Energia del Politecnico di Torino.

Allo studio hanno collaborato il Joint Research Center della Commissione Europea (per le analisi sulle infrastrutture di gas naturale e della sicurezza degli approvvigionamenti) e la Fondazione Matching Energies.

Il MED & Italian Energy Report 2019 prende in esame tre punti principali. Il primo mira a fornire una rappresentazione degli scenari energetici a diversa scala geografica: globale, mediterranea e italiana (nel contesto europeo), in termini di risorse, produzione, scambio e consumo di commodity energetiche.

Il secondo analizza corridoi e infrastrutture energetiche, focalizzandosi in particolare sul ruolo delle infrastrutture elettriche nel supportare lo sviluppo sostenibile, sugli scenari presenti e futuri di produzione, commercio e consumo di gas naturale nel Mediterraneo e sull’analisi delle principali rotte e del trasporto marittimo.

Il terzo esamina gli investimenti cinesi in infrastrutture energetiche a livello globale lungo la “nuova Via della seta”. Con la Belt & Road Initiative è, infatti, partita la sfida di un ambizioso piano di investimenti in campo energetico nonché in infrastrutture.

La Via della Seta

 Questi sono alcuni dei principali risultati del lavoro. In primo luogo è ancora alta la dipendenza dalle fonti fossili. Cina e USA continuano a guidare la domanda, mentre l’Europa è tra i principali consumatori di gas naturale.

Il 14% della popolazione mondiale, pari ad oltre 1 miliardo di persone non dispone di energia elettrica. Questo dato è sceso dagli 1,7 miliardi del 2000, grazie alla creazione di circa 1,2 miliardi di nuove connessioni elettriche. E con la diffusione dell’accesso all’elettricità sono aumentati i consumi. Oggi vengono consumati nel mondo circa 14 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio. Da qui al 2040 la domanda dovrebbe crescere di un ulteriore 30% per soddisfare una popolazione di oltre 9 miliardi di individui.

I consumi di energia sono concentrati su 3 aree mondiali: Cina, Stati Uniti, Unione europea, Esse rappresentano quasi il 50% del totale (Cina il 22% del totale, Stati Uniti il 16%, UE l’11,6%). Ma sono i Paesi non-OCSE – in particolare quelli asiatici – a guidare di fatto l’aumento della domanda. Rappresentano i due terzi dell’incremento dei consumi energetici mondiali.

La parte preponderante di questa domanda è ancora soddisfatta attraverso l’utilizzo delle fonti fossili (petrolio per il 34,2%, carbone per il 27,6% e gas per il 23,4%); tra di esse cresce il ruolo del gas naturale mentre si riduce quello del carbone. In aumento il peso delle rinnovabili, guidate da eolico e solare, anche se la quota complessiva resta ancora esigua e pari al 3,6% del totale.

Inoltre, Stati Uniti e Cina guidano la classifica dei Paesi consumatori di petrolio (rispettivamente con il 20,2% ed il 13% dei consumi totali). Stati Uniti, Stati del Medio Oriente, Europa e Russia sono i principali consumatori di gas naturale (rispettivamente con il 20,1%, il 14,6%, il 14,5% e l’11,6% dei consumi totali).

La grande fame di petrolio dei cinesi

L’OCSE è la principale area produttiva con il 30% dell’energia globale prodotta. Gli USA e la Francia hanno prodotto insieme quasi il 50% di tutto il nucleare. Mentre l’Arabia Saudita, la Russia e gli Stati Uniti hanno contribuito insieme a poco meno del 40% della produzione di greggio, e gli ultimi due Paesi anche al 40% di quella di gas naturale.

Le fonti rinnovabili crescono a ritmi sostenuti. Dati recenti danno un incremento di capacità degli impianti di 168 GW, pari a oltre i due terzi della crescita della capacità elettrica netta mondiale. La capacità totale di energia pulita è più che raddoppiata nell’ultimo decennio, e in particolare quella delle rinnovabili non idroelettriche è aumentata di oltre sei volte. Nonostante l’espansione di solare fotovoltaico, eolico, solare termico e geotermico prosegua a ritmi molto veloci, nel loro insieme esse costituiscono ancora meno del 2% della produzione globale di energia.

LE SCELTE ENERGETICHE DELLA CINA 

Queste scelte stanno impattando in maniera rilevante sui trend globali. In particolare, la politica energetica di Pechino è saldamente incentrata su un mix di energie; elettricità, gas naturale e tecnologie pulite, digitali e ad alta efficienza. Il Paese è anche il principale destinatario degli investimenti energetici. Degli 1,8 trilioni di dollari spesi a livello globale nell’ultimo anno, un quinto è stato sborsato da questo Paese.

E con la Belt and Road Initiative (BRI) è partita la sfida di un ambizioso piano di investimenti infrastrutturali, anche in campo energetico. La Cina  sta già partecipando a progetti transnazionali interessanti in ambito energetico, ma una delle sue priorità è il miglioramento della rete interna. Il 29% dei progetti della BRI riguarda l’energia.

Lo Stato asiatico ha importato 249 milioni di tonnellate di petrolio greggio da paesi della BRI pari al 65% del totale di petrolio importato. Contestualmente ha esportato prodotti petroliferi per 19,3 miliardi di dollari di cui il 70% esportato nei BRI (in particolare nel Sud-Est asiatico).

I PAESI DELL’AREA MEDIO ORIENTALE E AFRICANA (MENA)

I Paesi dell’area MENA (Middle East & North Africa) hanno un ruolo rilevante nel panorama energetico mondiale. Essa, infatti, incide per il 20,5% sulla produzione mondiale di combustibili fossili.

Nel Middle East & North Africa sono stati prodotti oltre 1,6 miliardi di tonnellate di petrolio (il 37% di quanto prodotto a livello mondiale) e oltre 800 miliardi di metri cubi di gas naturale (pari al 22% di quanto prodotto globalmente). Il 66% della produzione di greggio realizzata dai Paesi di questa area è esportata.

La quota di gas naturale esportato dall’area MENA è pari al 26% del totale prodotto

L’export mediorientale è diretto, prevalentemente, verso l’Asia. Mentre quello nordafricano è indirizzato soprattutto in Europa.

La quota di gas naturale esportato dall’area MENA è pari al 26% del totale prodotto. Il 32,6% delle esportazioni di gas naturale via pipeline da questi Stati è diretto verso destinazioni all’interno della stessa area e il resto verso i Paesi ad essa limitrofi.

Il gas naturale è una delle principali commodity per i sistemi energetici mondiali e la quota di questo combustibile sul totale prodotto a livello globale è passata in circa 45 anni dal 16,2% al 22,1%; mentre dal lato della domanda il gas naturale pesa per il 23,4%.

Il 23,2% dell’elettricità è generata dal gas naturale, che risulta la seconda fonte dopo il carbone (38,4% del totale).

Gli esperti prevedono che, entro la metà del prossimo decennio, gli Stati Uniti diventino il maggiore esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (GNL). Su scala mondiale, è previsto un raddoppio del numero degli impianti da qui al 2040, con nuova capacità proveniente principalmente da USA  e Australia, seguiti da Russia e Qatar.

I corridoi energetici per il trasporto del gas possono essere: captive (gasdotti, nel caso del gas naturale) e open sea (rotte del GNL dagli impianti di liquefazione nei paesi esportatori ai terminali di rigassificazione nei Paesi importatori o il re-export dai quelli importatori ad altri importatori.

Oggi, 4 gasdotti collegano i Paesi esportatori della costa Sud del Mediterraneo (Algeria e Libia) con quelli europei della costa Nord, per una capacità totale di oltre 60 miliardi di metri cubi all’anno. Tre gasdotti collegano l’Algeria a Spagna ed Italia e il quarto collega la Libia all’Italia.

Sulle coste del Mediterraneo sono presenti 19 terminali GNL, di cui 14 per la rigassificazione ai fini dell’importazione di gas naturale e 5 di liquefazione per l’esportazione del gas.

La Spagna ha la più alta capacità di importazione di GNL e rappresenta il 37,5% della capacità totale di rigassificazione dell’Area Med, dal lato delle esportazioni di GNL, l’Algeria detiene il 61,7% della capacità totale di liquefazione.

Il costante aumento nel commercio di GNL su scala globale (+12% nel 2017 rispetto all’anno precedente) renderà la regione mediterranea sempre più collegata ad altri bacini e continenti. Un uso efficace delle risorse e delle infrastrutture attualmente disponibili nonché di quelle previste/pianificate (come il gasdotto EastMed, i gasdotti IGI e IGB, il TAP, lo IAP ed i nuovi terminali GNL) e lo sfruttamento dei giacimenti recentemente scoperti, consentirebbe di migliorare la diversificazione dell’approvvigionamento di gas, potenziando l’integrazione tra le aree e supportando l’evoluzione verso un mercato europeo interconnesso.

Le merci oil & gas trasportate nel mondo via mare ammontando a 3,1 miliardi di tonnellate, delle quali il petrolio con 1,8 miliardi di tonnellate rappresenta il 60%, i prodotti derivati e gas il 40% con 1,2 miliardi. Nel dettaglio di questi ultimi l’8,7% riguarda il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) pari a 268 milioni di tonnellate, mentre il 2,9% è relativo al gas da petrolio liquefatto (GPL).

Il commercio di gas naturale liquefatto è cresciuto, negli ultimi dieci anni, con una media del 5% annuo. Si prevede che la domanda di questo combustibile rimanga forte nel prossimo futuro, trainata in gran parte dalla domanda cinese ed europea.

Infine, nell’ambito dei flussi energetici il Mediterraneo ancora una volta ha un ruolo predominante perché si trova su una delle rotte privilegiate per questi prodotti.

Il Canale di Suez rappresenta infatti uno snodo cruciale attraverso il quale passa quasi il 10% del traffico globale di petrolio e di GNL. Insieme a Suez, gli stretti di Hormuz e Malacca sono gli altri due grandi snodi di transito mondiale di Energy. I tre rappresentano il 40% dei transiti navali di petrolio mondiali.

Per quanto riguarda il nostro Paese, i porti hanno gestito un traffico di 184 milioni di tonnellate di rinfuse liquide, pari al 37% del totale italiano. Tale categoria di merci si conferma la principale gestita dai nostri scali.

I primi 5 porti nazionali – Trieste, Cagliari, Augusta, Milazzo e Genova – rappresentano il 70% dell’intero traffico liquido nazionale e la stessa Trieste, con 43,2 milioni di tonnellate, si conferma lo scalo italiano che movimenta i volumi più elevati. Seguono Cagliari ed Augusta in Sicilia.

Mentre i porti del Mezzogiorno rappresentano il 45% del traffico petrolifero nazionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore