Cina, il potere dell’economia del Dragone sul mare ed i commerci del Mediterraneo

Napoli. Il potere cinese sul mare e sui commerci del Mediterraneo. Nel Paese asiatico l’economia marittima ha un valore di 970 miliardi di dollari, contribuendo al 9,4% del Prodotto interno lordo.

Merci cinesi vengono stoccate

Se si analizzano i dati del traffico dei container, suddivisi per area marittima emerge chiaro come dalla Greater China – un’area che racchiude non solo la Cina, ma anche Hong Kong, Macao e Taiwan – passi un movimento pari a quasi 200 milioni di TEU (acronimo di twenty-foot equivalent unit, cioè la misura standard di volume nel trasporto dei container ISO che corrisponde a circa 40 metri cubi totali ovvero a circa il 31% delle merci spostate via mare nel mondo.

Per il 2030 si stima che si arriverà a 290 milioni di TEU per poi raggiungere, 20 anni dopo, i 494 milioni. Stiamo parlando di crescite enormi.

Questo significa che con il Paese del Dragone dobbiamo farci i conti. In perdita o in guadagno per noi occidentali? Facciamo parlare i dati, emersi oggi a Napoli, nel corso della presentazione del quarto rapporto annuale dedicato all’economia marittima italiana (la ricerca di SRM, il Centro Studi collegato al Gruppo Intesa San Paolo ha voluto proprio evidenziare come il Mare Nostrum sia ancora più centrale grazie agli investimenti della Cina nei porti e nelle infrastrutture logistiche).  

Il porto di Shanghai, primo al mondo per traffico container, ha visto, nel 2016, aumentare del 163% negli ultimi cinque anni il traffico marittimo. Mentre quello di Shentzhen, terzo al mondo, è cresciuto nello stesso periodo del 14,7%.

Le imprese italiane ed europee guardano al Dragone come un vero partner. Anche perché Pechino sta puntando moltissimo sulla Belt & Road Initiative (BRI) come nuova strategia per la crescita delle relazioni commerciali. La cara Via della Seta, che ha fatto la storia economica del mondo e la ricchezza dei commercianti,  potrà essere il nuovo canale per la crescita delle infrastrutture e del sistema produttivo globale.

Il programma di investimenti, è stato illustrato nel rapporto di SRM,  interesserà tutto il Mediterraneo con ingenti investimenti nei porti, in particolare in terminal e infrastrutture intermodali, Ne beneficeranno Grecia, Olanda, Israele, Turchia ed Italia tra i Paesi interessati.

Sempre più in crescita il potere economico della Cina sul mare

La BRI, secondo le stime, muoverà un mare di soldi: dai 1.000 ai 1.400 miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali per realizzare e rafforzare opere marittime, stradali, aeroportuali e ferroviarie. Sino ad oggi sono stati censiti progetti portuali e aeroportuali nell’area MENA (Middle East and North Africa) pari a 27 miliardi di dollari.

Sono poi previsti nuovi investimenti, sempre lungo la via della Seta. Si stima che, grazie a questi investimenti, la Cina potrà realizzare, in tre anni, un export nei Paesi interessati di circa 780 miliardi di dollari ed un import di 570 miliardi di dollari. In tutto questo progetto, giocano un ruolo importante le banche multilaterali di sviluppo.

Lo sviluppo delle infrastrutture logistiche è accompagnato dai finanziamenti della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB). Ha tra i fondatori anche l’Italia con una quota capitale del 2,8% (come Germania, Francia e Regno Unito). L’AIIB ha già previsto 1,7 miliardi di dollari di dollari per nove prestiti nell’ambito della BRI.

Intanto, per far sì che gli artigli del Dragone restino ben piantati sull’economia mondiale, la Cina continua ad investire in Europa e nel Mediterraneo. Sono stati messi soldi in sei porti del Mediterraneo e del Nord Europa, secondo quanto rilevato dal rapporto di SRM (per un valore di circa 4 miliardi di euro).  La Cosco realizzerà investimenti nel porto greco del Pireo per 1,5 miliardi di euro. Ma investimenti sono anche previsti per i porti del Nord-Europa, di Israele e Turchia.

Sono in aumento, nell’area del Medio Oriente e del Nord Africa, gli interscambi commerciali. Per l’Italia si tratta di 66,5 miliardi di dollari, per la Germania di 89,8, per gli Usa di 147 miliardi di dollari.

Nella stessa area ‘interscambio cinese è passato da 16,2 miliardi di dollari nel 2001 a 185,6 nel 2015. Stime evidenziano un’ulteriore crescita, fino a 203 miliardi di dollari nel 2018.

La Cina utilizza il porto egiziano di Suez come una grande via di passaggio dei propri traffici. In direzione Nord-Sud il sud Est asiatico è la destinazione prevalente delle navi. Ogni anno transitano 104 milioni di tonnellate di merci (26% del totale). In direzione Sud-Nord, transitano per il Canale 157 milioni di tonnellate di merci (oltre il 40% del totale).

 

Il Canale di Suez è molto utilizzato dagli armatori cinesi

Il Governo de Il Cairo concede facilitazioni e sconti fino al 65% per le navi dirette su queste rotte. Motivo? Entrare in competizione con il Canale di Panama che, con il suo allargamento, poteva mandare in crisi alcune direttrici di traffico.

Ma la Cina non fa passare le sue navi solo per Suez. Anzi utilizza anche il Canale di Panama. Qui è il secondo cliente, dopo gli Stati Uniti. Per il Canale centro- americano sono transitate 48 milioni di tonnellate di merci provenienti dal Paese asiatico. La prima nave a compiere il tragitto è stata la Cosco Andronikos, poi ribattezzata Cosco Panama.

La Cina è il secondo cliente nel mondo del Canale di Panama

Sarà stata pure sorteggiata per attraversare il Canale. Di certo la fortuna continua ad arridere ai cinesi.

 

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