Cina, la creazione di una superpotenza industriale per condizionare le decisioni strategiche nel mondo

Di Pierpaolo Piras

Pechino. Negli ultimi decenni, l’Unione Europea ha vissuto relazioni politico-economiche, talvolta conflittuali, con gli Stati Uniti, la Russia e tra i suoi Stati membri.

Il XXI secolo sembra arricchirsi dalla scoperta che il futuro europeo sia dominato anche dai rapporti con la Cina, gigante politico in rapida crescita economica.

Guerra commerciale tra Cina ed Usa

Gli USA lo sanno da tempo e cercano di adattarsi, anche con le cattive, con l’applicazione dei dazi sulle merci cinesi importate.

La politica internazionale di Pechino è profondamente cambiata con l’approvazione, alcune settimane fa, di una legge parlamentare che di fatto apre il proprio mercato interno, garantendo pari opportunità d’azione tra le aziende locali e straniere.

In altre parti, questo stesso provvedimento, votato positivamente dalla quasi totalità dei 3 mila delegati presenti e che entrerà in vigore dal 1°gennaio 2020, proibisce l’importazione clandestina, nel Paese asiatico, di tecnologie varie e garantisce equità di trattamento alle aziende straniere nella attribuzione degli appalti.

Da anni, Pechino è fortemente accusata di esercitare una concorrenza sleale, ostacolando l’importazione delle le merci straniere, ma presentandosi, altresì, nei Paesi occidentali con enormi quantità di prodotti, “drogate” dai sussidi di Stato.

Il gigante cinese pare, ora, di aver cambiato rotta: la sua politica industriale è dichiaratamente globale, vuole diventare una superpotenza capace di condizionare positivamente le più importanti decisioni del mondo nei settori strategici, dalle più elevate tecnologie alle problematiche ambientali e climatiche.

Oggigiorno, gli investimenti monetari cinesi nella UE sono quasi equivalenti a quelli europei in Cina. Ma con notevoli differenze qualitative: quelli europei sono concentrati nel settore produttivo mentre Pechino anela ai beni ed innovazioni tecnologiche. E poi, gran parte degli investimenti cinesi è sostenuto da capitali di Stato, ovvero pubblici, gli stessi utilizzati per l’acquisizione proprietaria del porto greco del Pireo ed i i terminali dei container di Bilbao e Valencia.

Le inquietudini della Unione Europea rimangono: i gruppi finanziari cinesi agiscono spesso sotto le indicazioni del Partito Comunista Cinese, unico partito al potere. Bisognerà, quindi, trattare con la Cina sia come Paese “socio” che come concorrente globale.

Insomma, la superpotenza asiatica pone delle sfide economiche e politiche, legittime per qualsiasi Paese che voglia prosperare. L’Europa le potrà affrontare solo se sarà unita, con la capacità di parlare coerentemente e con una voce sola.

Nell’incontro di martedì scorso, a Parigi, (in assenza dell’Italia !) tra Xi Jinping, Presidente della Cina Popolare, Emanuel Macron, Presidente della Francia, Angela Merkel, cancelliera tedesca e Jean Claude Junker, presidente dell’Unione Europea, è stato dichiarato, con insolita chiarezza, il sostegno alle relazioni bilaterali ed alla cooperazione tra Pechino e Bruxelles, ma anche la scarsa fiducia verso le intenzioni egemoniche della Cina.

Il Presidente cinese, Xi Jinping

Il quadro generale rimane ancora incerto per via della diffidenza, per certi versi plausibile, presente tra gli alleati della Unione Europea e l’ostinato unilateralismo della politica estera americana, che si scontrano con le ambiziose aspirazioni della Cina.

Abbaiando alla luna, alcuni propongono la costituzione di una sorta di G2 tra EU e Cina…!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore