Cina, sulla questione Huawei tutti i dubbi di un’operazione di spionaggio. Un dossier del Centro Studi “Machiavelli” spiega la “Nuova Via della Seta”

Di Valeria Fraquelli

Pechino. La Cina, attraverso l’azienda Huawei, sta cercando di entrare da protagonista nel mondo delle telecomunicazioni a livello globale. La firma del Memorandum di intesa per la Nuova Via della Seta ha allarmato molti Paesi che vedono in questo accordo un tentativo di Pechino di intromettersi nelle comunicazioni sensibili e nello scambio di dati di intelligence. Un settore troppo delicato e strategico per lasciare che il Paese asiatico possa appropriarsi senza problemi dei tabulati.

Allarme dell’intelligence Usa sugli smartphone cinesi

I primi a lanciare un grido d’allarme sono stati gli Stati Uniti. Gli USA hanno paura che la Huawei sia un cavallo di Troia per lo spionaggio e  la guerra tecnologica e, quindi, vorrebbero che tutti gli alleati rinunciassero ad accordi con la Cina nei settori della banda ultra-larga 5G e della cooperazione tecnologica.

Il fatto poi che la figlia del fondatore del colosso cinese sia stata arrestata in Canada con l’accusa di spionaggio ha messo in allarme ancora di più le autorità di Washington che hanno deciso di escludere la Huawei non solo dal 5G ma anche da qualsiasi rapporto con il governo di Washington per quanto riguarda forniture e simili.

Meng Wanzhou

I dipendenti del Governo statunitense sono stati incoraggiati a non scegliere telefoni e altri device tecnologici Huawei, troppo alto il rischio di finire vittime dello spionaggio cinese. Esiste una legge cinese che obbliga tutte le aziende a dare ai Servizi segreti accesso ad ogni dato che viene scambiato dai clienti. Ecco, quindi, che il timore è confermato. La Huawei potrebbe venire a conoscenza di segreti sensibili.

Nel breve saggio La nuova via della seta e il 5G  per il Centro di Studi Politici e Strategici “Machiavelli”, il giornalista Francesco Bechis e l’analista indipendente Rebecca Mieli mettono in evidenza tutti i problemi che appunto gli Stati Uniti evidenziano.

E da cui deriva la loro paura per una possibile operazione di spionaggio cinese su larga scala che potrebbe mettere a rischio l’intera Alleanza Atlantica attraverso la diffusione di documenti e notizie sensibili e riservate.

Gli alleati tuttavia hanno seguito i consigli statunitensi in ordine sparso, Il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda hanno deciso immediatamente di bandire la Huawei dalla gara per la nuova rete 5G e per l’installazione delle nuove antenne.

Altri Paesi – sostengono i due ricercatori – invece, pur avendo dei dubbi, hanno detto che non ci sono prove concrete che la Huawei stia facendo effettivamente delle attività di spionaggio.

La ricerca, inoltre, pone l’accento sul ruolo della Gran Bretagna che, da anni, collabora con il colosso cinese.

In molti casi nei quali vengono alla luce conversazioni o materiale sensibile c’è anche personale che segnala attività anomale o furti.

Ogni anno il governo inglese, attraverso il Huawei Cyber Security Evaluation Centre, svolge degli audit su quelle che crede essere le tecnologie dell’azienda di maggiore interesse per la propria sicurezza nazionale – spiegano i ricercatori -. Entro lo stesso anno, il colosso cinese prende l’impegno di sanare eventuali lacune o vulnerabilità segnalate e di indicare le modalità di intervento attraverso un report dedicato.

L’Italia dal canto suo ha firmato il Memorandum con la Cina per avere accesso ad importanti risorse e per fare nuovi affari. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rassicurato gli alleati che la questione del 5G non è in discussione, lo stesso ha fatto il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte.

La tecnologia 5G è troppo delicata per permettere ad un altro Stato di spiare, ma non dobbiamo rinunciare a nuovi accordi e nuovi affari che alla lunga potrebbe portare benefici a tutti.

Possiamo fidarci della Cina?

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