Cinque Torri, un’esercitazione nel cuore della storia italiana. Circa 600 i militari italiani e stranieri impegnati in attività sulle montagne delle Dolomiti

Cortina d’Ampezzo (Belluno) – dall’inviato. Un’esercitazione nel cuore della storia. Nelle Dolomiti ampezzane, patrimonio dell’UNESCO e museo a cielo aperto della Prima Guerra Mondiale, alla presenza del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, del capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, del sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Claudio Mora e del comandante delle Forze Operative Terrestri e Comando Operativo Esercito, generale di Corpo d’Armata Riccardo Marchiò, l’evento addestrativo “5 Torri 2017” ha evidenziato la grande capacità di vivere, muovere e combattere in montagna di uomini dell’Esercito, dei Carabinieri, della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare, con un’ampia partecipazione di numerose delegazioni di Eserciti stranieri appartenenti ai Paesi alleati ed amici (quest’anno ben 15). Circa 600 i militari impegnati.

Un momento dell’esercitazione alpinistica 5Torri

LA ZONA DI ESERCITAZIONE, LUOGO DI STORIA DELLA I GUERRA MONDIALE

Allo scoppio della guerra gli austro-ungarici si attestarono sul fronte dolomitico, rinforzati da 13 battaglioni e da 12 batterie di artiglieria dell’Alpenkorps tedesco, anche se il nostro Paese in quel momento non era in conflitto con la Germania – a difesa di posizioni favorevoli ed ogni valico o strada è interdetto da fortificazioni permanenti, alle quali si aggiungono delle trincee.

Nel maggio del 1915, le nostre truppe arrivarono nella valle da Cortina fino a Passo Falzarego (quota 2015) e la città venne occupata il 27 maggio.

Qui fu installato il punto logistico arretrato della linea italiana che era attestata sulle Tofane, sotto il Castelletto e lungo il Passo Falzarego con il compito di fronteggiare gli austriaci che erano posizionati sul Passo Valparola (quota 2192), sbarrato dal Forte Ntra i Sass.

Furono mesi di grandi scontri, dove furono impegnati le migliori forze militari dell’epoca. Sia dall’una che dall’altra parte. Gli uomini della 17^ Divisione della 4^ Armata riuscirono a conquistare le vette più importanti ai lati della valle (metà giugno 1915).

I successi dei nostri soldati furono però bloccati dal nemico sulla barriera rocciosa del Lagazuoi, della Cima e delle Torri di Fanes e del Monte Castello, impedendo così di conquistare la testata di Val Travenanzes, con la conseguente avanzata.

Il Sasso di Stria (quota 2477), un pilastro tra i Passi Falzarego e Valparola, venne occupato nel giugno 1915 dagli Alpini del Battaglione di Val Chisone. Si tratta di un grande valore strategico, poiché la cima domina a Sud tutta la valle che porta a Cortina ed a Nord consente di controllare la via per la Val Badia e la Val Pusteria.

(https://www.cortinamuseoguerra.it/index.php/it/percorsi-storici/126-sass-di-stria)

Ma, inspiegabilmente, il posto venne lasciato solo dopo pochi giorni dalla conquista e non fu mai più ripreso. Fatto salvo un tentativo degli uomini del tenente Fusetti che, conquistata la cima, preferirono morire sul posto, anziché arrendersi al nemico molto più in forze.

Gli austriaci lo resero una postazione cardine di tutto il settore che corre tra le Tofane ed il Col di Lana. Quest’ultimo (quota 2462) scende verso la Val Badia ed è facilmente riconoscibile per i crateri creati dalle mine. Era una posizione più facile da conquistare. Fu teatro di durissime battaglie che costarono la perdita di oltre 8 mila morti tra entrambi gli schieramenti. Il Colle fui poi ribattezzato “Col di sangue”.

Al Sasso di Stria si contrapponeva di fronte, la posizione italiana delle Cinque Torri. Era articolata con un imponente reticolo di trincee, postazioni e camminamenti, da cui si poteva tenere sotto osservazione tutto il settore tra le Tofane ed il Sasso di Stria.

Il 24 maggio 1915 la zona 5 Torri-Averau fu occupata dagli Alpini che attraversarono il confine da Forcella Ambrizzola. Nei giorni seguenti si rafforzò la seconda linea di difesa e furono costruite trincee e postazioni, linee telefoniche e telegrafiche, magazzini per i viveri e le armi ed i ripari per gli animali.

Per le eccezionali caratteristiche topografiche del luogo, qui venne insediato i primi di giugno 1915 il Comando del 13° e del 17 Reggimento Artiglieria da campagna e vennero puntate varie batterie contro gli austriaci del  Sass de Stria, sul Piccolo Lagazuoi, del Forte Tre Sassi, del Col dei Bos. Una di queste batterie colpì e mise fuori combattimento il Forte di Valparola.

Oggi, dopo anni di lavori di restauro, è possibile camminare nella storia (http://www.5torri.it/home/)

Una rievocazione storica molto bella di un’azione degli arditi della I Guerra Mondiale e dell’avanzata degli Alpini alla conquista di un obiettivo è stata rappresentata da uomini della 145 ^ compagnia del Battaglione Sette Comuni e dalla 58^ compagnia del Battaglione Verona.

La rievocazione storica

E’ stato illustrato alle autorità presenti, alla stampa ed al numeroso pubblico intervenuto, tra cui molti bambini e ragazzi, come avveniva un attacco un secolo fa. La manovra era messa in atto da una compagnia. Agli Arditi era dato il compito di andare avanti ad aprire la strada all’attacco. Erano definite le “Compagnie della Morte” per l’alto rischio a cui andavano incontro nelle loro azioni (http://www.cimeetrincee.it/farina.htm).

Molti gli spettatori all’esercitazione 5Torri

Questi reparti di assalto furono costituiti nella primavera del 1917 sul fronte dell’Isonzo. Colmarono una lacuna nei confronti del nemico che aveva già truppe identiche, chiamate Sturmtruppen che erano state appositamente addestrate a compiere azioni veloci per disturbare gli avversari, prima che avvenissero i massicci attacchi dei fanti e degli artiglieri.

La rievocazione storica ha illustrato come avveniva un attacco nella I Guerra Mondiale

Erano tutti volontari che avevano il compito di arrivare vicino alle linee nemiche e di sbucare improvvisamente nelle trincee nemiche e poi di colpire in silenzio e con velocità, usando per lo più un pugnale d’assalto. ll pugnale più noto dato in dotazione agli Arditi derivò, per la necessità che era stata imposta dagli eventi bellici, da una riconversione delle giacenze di baionette per il fucile Vetterli Vitali 1870-1887.

Gli arditi nel loro tascapane portavano anche bombe a mano.

L’ESERCITAZIONE

Nella giornata sono stati impegnati gli Alpini frequentatori dei corsi alpinistici primaverili, una compagnia del 7° Reggimento della Brigata Julia e le Squadre Soccorso Alpino Militare, impiegate nei mesi scorsi, in Centro Italia per prestare soccorso alle popolazioni colpite dall’eccezionale ondata di maltempo.

Importante ed utile per l’amalgama tra le varie specialità delle Forze Armate il coinvolgimento di ulteriori assetti specialistici come gli elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare, Ranger del 4° reggimento Alpini paracadutisti (Forze per Operazioni Speciali dell’Esercito), assetti cinofili del Centro Militare Veterinario e del 17° Reggimento di artiglieria “Sforzesca”, trasmettitori del 2°Reggimento  ed istruttori di alpinismo di Carabinieri e Marina Militare, ad evidenziare l’importanza del processo di integrazione ed interoperabilità che caratterizza sempre più le Forze Armate italiane, come indicato dal Libro Bianco della Difesa.

E’ stata così evidenziata l’importanza del processo di integrazione ed interoperabilità che caratterizza sempre più le Forze Armate italiane, come indicato dal Libro Bianco della Difesa.

L’unicità e la buona qualità della roccia fa sì che le Cinque Torri siano una delle più famose palestre di arrampicata dell’arco alpino.

E l’esercitazione alpinistica ha visto la cooperazione con altre Forze Armate e di Paesi alleati ed amici e con il personale ed assetti del Corpo nazionale del Soccorso Alpino e speleologico. In particolare si è voluto dimostrare i principali aspetti della tecnica alpinistica applicata all’alpinismo militare, riguardo al movimento ed al soccorso in montagna.

L’attività è servita a verificare al termine dei corsi alpinistici il livello di addestramento raggiunto con la condotta di specifiche attività incentrate sul movimento lungo le vie attrezzate, sulle tecniche di progressione alpinistica e sulle tecniche di autosoccorso organizzato.

E’ servita anche a preparare al movimento sul terreno in alta montagna ed affinare la cooperazione in ambiente di alta montagna con l’aviazione dell’Esercito e degli assetti specialistici.

L’esercitazione della 5Torri ha avuto anche un momento di dimostrazione tattica. E’ stata simulata la cattura di “criminali di guerra” in un territorio non permissivo con l’impiego di assetti specialistici quali gli snipe, le Forze per le Operazioni Speciali, la Mountain Warfare, gli aeromobili, il Genio, le Unità cinofile, c/a e mortai.

Il tema dell’esercitazione era il complesso minore alpino nella ricognizione mediante il combattimento.

Un altro momento dell’esercitazione

Il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, ha evidenziato come “l’addestramento montano è fondamentale perché la montagna è una grande palestra che forgia ogni militare nel corpo e nello spirito”. “La nuova minaccia terroristica – ha evidenziato il generale Graziano – chiede grande prontezza ed elevato livello addestrativo che consenta alle nostre Forze Armate di operare all’estero ed in Italia, nonché di intervenire a soccorso delle popolazioni colpite da calmità ed essere pronti ed in grado di agire 365 giorni all’anno ed in qualsiasi condizione come avvenuto lo scorso inverno dopo le eccezionali nevicate in centro Italia”.

Per il generale Graziano ciascun militar, attraverso “prove come quelle che abbiamo potuto apprezzare oggi, raggiunge una elevata veratilità di impiego e si confronta con il proprio coraggio, qualità necessaria per operare in un ambiente che dal punto di vista della prova fisica è proibitivo ed assoluto”.

Le attività di addestramento, ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, sono necessarie “per essere sempre pronti in caso di emergenza e necessità, l’addestramento e la cooperazione con gli eserciti stranieri sono fondamentali per garantire Forze armate efficienti”.

Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti tra gli alpini

“E’ molto importante – ha concluso – che ci sia la partecipazione di tante delegazioni di Paesi stranieri poiché oggi dobbiamo fronteggiare molte minacce che ci impongono di lavorare insieme. Queste montagne, un tempo motivo di divisione, oggi ci uniscono; abbiamo bisogno di unità perché insieme dobbiamo sconfiggere un nemico comune, il terrorismo internazionale”.

Al termine dell’esercitazione, il passaggio delle Frecce Tricolori ha salutato il personale impegnato nell’attività ed il pubblico presente disegnando un grande Tricolore nel cielo delle Dolomiti.

 

 

 

 

 

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