Comparto Aero Spazio-Difesa, ci sono sostegni per le piccole e medie imprese?

Di Annalisa Triggiano*

Bruxelles. La recentissima approvazione1 – nella ultima seduta Plenaria prima delle votazioni per il rinnovo del Parlamento – di una Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per la Difesa costituisce occasione assai interessante per fare un breve punto sulle politiche di sostegno dell’Europa e del Governo italiano alle Piccole e Medie Imprese (specie, nel caso italiano, quelle del Comparto Aerospazio e Difesa) e sulle possibili iniziative da intraprendere.

Lo spazio, l’infinito che attrae specialmente

Tra gli obiettivi generali del Fondo – anzi, direi che senza dubbio è quello principale – vi è infatti la promozione della competitività, dell’efficienza e della capacità di innovazione della base industriale e tecnologica europea della difesa in tutta l’Unione, il che contribuisce all’autonomia strategica dell’Unione e alla sua libertà di azione, sostenendo azioni di collaborazione e ampliando la cooperazione transfrontaliera tra soggetti giuridici in tutta l’Unione, in particolare le PMI e le imprese a media capitalizzazione.

Ma cosa si intende per “Piccole e Medie Imprese” nella normazione comunitaria? Il punto ci viene chiarito in una Raccomandazione UE del 20032.

Alla categoria imprenditoriale in oggetto non è mancato, negli anni recenti, il sostegno dell’Unione Europea: basti pensare al cosiddetto “Small Business Act” approvato nel 20083 e sottoposto a diverse revisioni fino al 2013 ( dovute anche al fatto che non in tutti gli Stati i risultati programmati sono stati conformi alle attese). E, per farsi un’idea degli strumenti di sostegno dell’Ue a favore delle PMI è sufficiente consultare il Portale dedicato all’Agenzia Europea per le Piccole e Medie Imprese, istituita con compiti operativi dalla Commissione Europea4. E, più in generale, nel 2014 è stato istituito un Programma apposito per il sostegno alle PMI, il cosiddetto COSME5 (2014/2020).

Altro obiettivo rilevante del Fondo Europeo per la Difesa è quello di agevolare l’intensificazione della cooperazione transfrontaliera delle piccole e medie imprese (PMI) e delle imprese a media capitalizzazione operanti nel settore della difesa. In diversi punti del documento approvato tali aspetti assumono un particolare risalto: ad esempio, si veda l’art. 21 bis): 

Le azioni cui partecipano PMI e imprese a media capitalizzazione transfrontaliere sostengono l’apertura delle catene di approvvigionamento e contribuiscono agli obiettivi del Fondo. Tali azioni dovrebbero pertanto essere ammissibili ai fini di un incremento del tasso di finanziamento a vantaggio di tutti i soggetti partecipanti.

Oppure l’articolo 31 quater:

I programmi di lavoro dovrebbero garantire altresì che una parte ragionevole della dotazione complessiva sia destinata ad azioni che permettono la partecipazione transfrontaliera delle PMI.

E, infine, l’articolo 33:

Al fine di sostenere un mercato interno aperto, dovrebbe essere incoraggiata la partecipazione delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione transfrontaliere come membri di consorzi, come subappaltatori o come altri soggetti della catena di approvvigionamento.

Nel prosieguo del Documento si fa poi riferimento a possibili aumenti del tasso di finanziamento dei progetti inerenti la Difesa qualora almeno il 10 % dei costi totali ammissibili dell’attività siano destinati a PMI stabilite in uno Stato membro o in un Paese associato e che partecipano all’attività in qualità di beneficiari, subappaltatori o soggetti della catena di approvvigionamento.

Ora – e venendo a qualche breve considerazione sulla situazione italiana – che le imprese del Comparto AeroSpazio/Difesa rappresentino un capitale strategico è dato sufficientemente evidente, che non abbisogna di dimostrazioni, se non della puntualizzazione che il Settore, per dimensioni complessive, è secondo, sul territorio, soltanto all’automotive.

Il nostro Governo, al suo debutto, sembrava positivamente avviato a cogliere le sfide in corso per le Piccole e Medie Imprese del settore Difesa. Qui, in stralcio, le prime dichiarazioni del ministro Trenta:

sarà necessario creare e integrare competenze specialistiche avanzate nel settore industriale della Difesa attraverso la formazione di centri di competenza ad alta specializzazione costituiti da Università/Ricerca e Industria (grandi imprese e Piccole e Medie Imprese PMI). Essi dovranno favorire il trasferimento tecnologico e l’innovazione nei processi produttivi, nei prodotti e nei modelli di business derivanti dallo sviluppo, adozione e diffusione delle tecnologie abilitanti. […]. Importante e abilitante sarà l’istituzione di una centrale operativa all’interno del Ministero, con i compiti di […] supportare le PMI e l’Università/Ricerca nella tutela e valorizzazione della proprietà intellettuale quale asset strategico di sviluppo e competitività; supportare l’inserimento delle PMI e dell’Università/Ricerca nella “value chain” dell’Industria della Difesa. Supporto, inoltre, alle nostre imprese alla penetrazione dei mercati internazionali. Con questo governo nascerà una Difesa anche delle Imprese, una Difesa della ricerca e dell’innovazione strategica” (Audizione del Ministro della Difesa sulle linee programmatiche del suo Dicastero presso le Commissioni congiunte 4ª Difesa del Senato della Repubblica e IV (Difesa) della Camera dei deputati – Roma, 26 luglio 2018).

Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta

Ma l’opportunità, per non dire la necessità di un networking a crescita dimensionale e qualitativa delle PMI, così come la consapevolezza del valore strategico dell’integrazione produttiva, delle prospettive settoriali di innovazione tecnologica e organizzativa, delle strategie dirette al sostegno delle esportazioni, in una alla proposta di creazione di un networking delle PMI, in special modo di quelle coinvolte nel comparto aerospaziale, sono tematiche oramai trainanti, come si è evidenziato anche nel recente convegno promosso a dicembre 2018 dalla Fondazione ICSA dal titolo “Il grande salto: le PMI dell’aerospazio, difesa e sicurezza tra cultura d’impresa, politiche industriali e innovazione”.

Ma, per rivestire di concretezza il discorso, non si può prescindere da qualche dato significativo. In Italia, il settore AD&S coinvolge una pluralità di PMI che completano le rispettive filiere e formano la base per le relazioni in network che contraddistinguono il settore. Queste aziende fatturano in media 15 milioni di Euro: ciò determina una frammentazione delle competenze tecnologico-industriali in numerosi distretti produttivi basati in specifiche aree del Paese che, unita al sotto-dimensionamento del comparto, impedisce di “fare sistema” a livello nazionale.

Ad esempio, in Francia, la sola Aerospace Valley di Tolosa e Bordeaux, con 859 aziende, occupa il doppio degli occupati di tutti i distretti aerospaziali italiani.

Aerospace Valley

L’interazione inter-distrettuale, tuttavia, potrebbe permettere alle aziende AD&S in Italia di creare sinergie non solo nel cluster di riferimento, ma anche con settori correlati, favorendo processi di ibridazione tecnologica e di riunire in modo proficuo le competenze specifiche detenute nell’Aerospazio nelle singole aree del Paese.

L’importanza della cabina di regia, o “centrale operativa all’interno del Ministero” che dir si voglia, di cui faceva quasi un anno fa parola il ministro della Difesa, è fondamentale.

La necessità di questa istituzione si ricollega direttamente alla definizione di una visione strategica della filiera industriale sottostante, attraverso l’identificazione del perimetro di riferimento del settore (secondo criteri di priorità e specializzazione tecnologica in chiave strategica) e delle policies attivabili con approccio sistemico (politiche di R&S e innovazione, politiche per la formazione, misure a sostegno delle PMI, creazione delle infrastrutture necessarie, strumenti di supporto finanziario, ecc.).

Anche la anche la nascita di una piattaforma di Open Innovation6 dedicata al settore AD&S, potrebbe “mettere a sistema” il know how e le capacità di fare ricerca e innovazione presenti sul territorio, promuovendo una più intensa circolazione dell’informazione, delle idee e una maggiore consapevolezza sulle competenze e i percorsi di ricerca avviati a tutti i livelli (centri di ricerca, imprese, università, ecc.).

Altra e forse più stimolante e difficile indicazione – elaborata da una interessante pubblicazione del Forum Ambrosetti per Leonardo S.p.A.7 – è quella di creare un fondo pubblico-privato di Venture Capital destinato al settore AD&S8.

La costituzione di un fondo pubblico-privato di Venture Capital per il settore AD&S potrebbe fungere da stimolo per la crescita del Paese e di promozione di un nuovo “modo di pensare” all’interno dell’azienda. L’Italia ha molte difficoltà nell’attrarre grandi risorse finanziarie a favore dei settori più promettenti e ad alto tasso potenziale di sviluppo e a trasformare i risultati della ricerca in impresa.

La creazione di un fondo VC dedicato al settore AD&S del resto ben si presterebbe, inoltre, a integrare le esperienze pubblico-private attualmente in fase di lancio (Leonardo e Agenzia Spaziale Italiana).

Infine – e ancora una volta nel solco delle incoraggianti, ma inattuate, parole del ministro Trenta, e sempre in estrema sintesi – urge un rafforzamento dell’offerta formativa specializzata per il settore AD&S, integrandola con le esigenze di sviluppo specifiche delle imprese del settore, attraverso l’istituzione di un Tavolo di Lavoro cui partecipino l’Industria, il MIUR e il sistema universitario, al fine di implementare un sistema di formazione integrata lungo tre assi principali (poli universitari, grande imprese e PMI) per rendere l’offerta superiore, universitaria e post-universitaria aggiornata rispetto alle esigenze specifiche del Comparto.

Occorre, in definitiva compiere alcuni passi allo stato praticabili e non più differibili: 1) adottare una visione e prospettiva di posizionamento strategico a lungo termine, che valorizzi l’industria nazionale dell’AD&S anche quale strumento a supporto della politica estera e delle relazioni diplomatiche; 2) garantire un’adeguata presenza dell’Italia nei programmi di cooperazione, specie europei e 3) contribuire proattivamente all’identificazione di requisiti comuni per il procurement europeo.

La frammentarietà del comparto nel suo insieme è, si ripete, a tutt’oggi un dato di fatto che espone l’Europa e l’Italia ad una posizione di debolezza nel confronto con gli Stati Uniti o con alcuni Paesi emergenti, sempre più competitivi. Un’ultima considerazione, non confortante.

Restiamo, malgrado la presenza storica e consolidata nel Territorio di Aziende prestigiose e dinamiche, tra i pochi Paesi al mondo a non aver delineato – il Libro Bianco della Difesa attende ancora una concreta attuazione – una chiara strategia di sviluppo di lungo termine sul piano tattico-industriale. Bisogna, guardando ai cugini d’ Oltralpe, andare un po’ oltre il paradigma del Multipurpose by Design.

2 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32003H0361&from=IT. Cfr. l’art. 2:

1. La categoria delle microimprese delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) è costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di EUR oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR.

2. Nella categoria delle PMI si definisce piccola impresa un’impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di EUR.

3. Nella categoria delle PMI si definisce microimpresa un’impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR.

6 L’Open Innovation è un paradigma che sostiene la tesi secondo la quale, per progredire nelle proprie competenze tecnologiche, le imprese debbano essere “culturalmente predisposte” a fare ricorso a idee esterne, così come a quelle interne, stando alla definizione di Henry William Chesbrough, economista statunitense, Presidente del Center of the Open Innovation e professore alla Haas School of Business dell’Università di Berkeley in California.

*Docente a contratto Università degli Studi Roma Tre, ex Ricercatrice CEMISS

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