Corea del Nord e USA, tutti i movimenti militari sono i prodromi di una guerra in Asia?

Seul. I movimenti di navi da guerra e di sottomarini statunitensi e le esercitazioni (ultima una di artiglieria) ed i test missilistici della Nord Corea sono i prodromi per fare scoppiare una guerra in Asia? Siamo veramente seduti su una polveriera, pronta a saltare in aria?

La recente parata militare della Corea del Nord

Le opinioni sono varie. Proviamo a registrarne qualcuna. Secondo Bruce Bennet, analista strategico della RAND Corporation la “vera questione è che ora chiunque commetta uno stupido errore perchè qualsiasi tipo di escalation potrà fuggire di mano”.

Ma molti esperti sostengono che la guerra non scoppierà. Se lo fosse, le Forze Armate americane saranno collocate, spiega Carl Schuster, docente dell’Università delle Hawai ed ex direttore delle operazioni del Centro di Intelligence Congiunto del Comando del Pacifico degli Stati Uniti, in codice Defcon 2, E questo annuncio, dice Schuster sarà “formale e pubblico”.

L’Esercito americano dovrà rafforzare i controlli delle sue frontiere ed inviare una seconda portaerei all’Est dell’Asia. Ma per farlo ci vuole tempo.

Intanto, il Comando Usa del Pacifico ha detto che il gruppo di attacco della portaerei USS Carl Vinson arriverà nella Penisola coreana alla fine di aprile. Ma non ha annunciato nessun altro movimento di navi di questa stazza.

La USS Carl Vinson ed il gruppo navale di appoggio arriveranno nella Penisola coreana alla fine del mese

Per Schuster si dovranno monitorare i movimenti dei carri armati e dell’artiglieria della Nord Corea.

Ora, il massiccio saggio di artiglieria di ieri, forse il più grande della storia del Paese, potrebbe essere un pessimo segnale. Ma anche si dovrà capire quante munizioni sono state sparate.

Sempre secondo Carl Schuster i nord coreani probabilmente muoveranno molte munizioni in caso di una battaglia e questa sarà possibile controllarla con i satelliti.

Questo è il campo nord coreano. Spostiamoci ora su quello americano. La politica di Donald Trump certo non aiuta le diplomazie. Recentemente, il suo vice presidente Mike Pence aveva dichiarato che la “pazienza strategica” era terminata e che tutte le opzioni erano sul tavolo.

Trump, in verità, con una mano usa il pugno di ferro, con l’altra il guanto di velluto accarezzando i portafogli cinesi in modo che l’alleato più importante di Pyongyang, sotto la pressione economica possa spingerlo a porre fine a questa lunga amicizia.

In tutto ciò si registra il lungo tour diplomatico di Pence in Asia ed in Australia per portare gli alleati di Washington sulla stessa lunghezza d’onda.

In verità, il regime di Pyongyang se ne frega delle pressioni americane, anzi ogni giorno è buono per sfidare l’amministrazione Trump.

Test missilistici nord coreani

Recentemente, la propaganda trumpiana è andata in scena davanti ad una sala piena di giornalisti. Il presidente ha detto senza mezzi termini che Kim Jong-un sia “forte come lui dice”.

I continui movimenti politico-militari preoccupano i cittadini della Corea del Sud. Il Governo di Seul prepara i suoi cittadini, dando informazioni in caso di un’emergenza o peggio di una guerra. Non sa però quante delle guide stampate poi siano andate direttamente nelle mani della gente.

In conclusione, la gestione della crisi nella Penisola coreana sta nelle mani di Pechino. La Cina intende calcolare non solo i costi della guerra, ma anche della crisi sociale che potrebbe aversi con i numerosi profughi che si dovessero ammassare ai confini con la Corea del Nord.

La Cina pensa poi ad un altro aspetto: in caso di vittoria degli Stati Uniti e della costituzione di un’unica Corea, con l’arrivo di soldati americani, cosa succederà ai suoi confini?

Infine, un recente riferimento storico. Nel 2010 ci fu l’affondamento di una nave da guerra della Corea del Sud ed un bombardamento su un’isola sud coreana nel 2014. Questi fatti non portarono a nessuna guerra nella regione. Oggi, invece, cosa potrà accadere?

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