Corea del Nord, le Forze d’elite. Uomini fanaticamente fedeli a Kim Jong-Un

Di Andrea Gaspardo

Pyongyang. Le crescenti preoccupazioni riguardanti l’aumento della tensione nella penisola coreana ci impongono di analizzare in dettaglio le capacità militari delle potenze che se ne contendono il dominio. In virtù del suo potenziale militare e della sua erratica politica estera, la Corea del Nord é stata più volte oggetto dell’attenzione sia da parte della stampa specializzata che di quella generalista.

Senza nulla togliere a quanto é già stato ampiamente scritto in materia, vogliamo illustrare un aspetto poco noto del potenziale militare della Corea del Nord: le sue Forze d’élite.

Forze d’elite nord coreane in parata

Esse sono, nel complesso, le più numerose al mondo e tra le meno conosciute. Anche senza considerare la mastodontica struttura militare Esercito del Popolo Coreano (nome ufficiale delle Forze Armate della Corea del Nord), le Forze d’élite da sole hanno una consistenza numerica comparabile a quella della Forze Armate italiane prese nella loro totalità.

E’ necessario non dimenticare che, a fianco delle formazioni militari convenzionali d’élite (le “Forze Speciali” nel gergo occidentale) la Corea del Nord, al pari degli altri Stati comunisti del passato e del presente, possiede speciali formazioni d’élite “politica” (inesistenti in Occidente) che sono usate per la sicurezza interna o come “guardia pretoriana”.

Queste ultime non sono affatto mere “Forze di Polizia” ed hanno un distinto ed importante ruolo in un ipotetico scenario di guerra come quello che aleggia in questi giorni. Meritano pertanto uno studio dedicato (che seguirà a breve), al fine di non lasciarsi cogliere di sorpresa nel caso gli scenari peggiori dovessero materializzarsi.

LE FORZE PER OPERAZIONI SPECIALI

Le Forze Speciali dell’Esercito del Popolo Coreano rappresentano a tutti gli effetti la controparte nord coreana alle formazioni per operazioni speciali presenti un po’ ovunque nel mondo. Non é chiaro quando le Forze Speciali nord coreane siano state istituite le prima volta tuttavia, già durante la Guerra di Corea, le Forze Armate nord coreane ed i loro alleati cinesi fecero ampio utilizzo di gruppi di guastatori e genieri al fine di condurre operazioni di ricognizione e di demolizione a supporto delle offensive terrestri delle forze convenzionali; il modello preso ad emulazione era quello dei “razvedchiki” sovietici della Seconda Guerra mondiale, poi evolutisi nelle celeberrime “Spetsnaz”.

A partire dall’originale “imprinting” sovietico, il concetto delle Forze Speciali si é poi evoluto nel corso dei decenni assimilando le lezioni apprese nel contesto operativo specifico della penisola coreana.

Le Forze Speciali nord coreane applaudite dal popolo

Al giorno d’oggi il Comando delle Forze Speciali possiede una forza stimata in oltre 200 mila uomini suddivisi in una componente aviotrasportata, una marittima e numerose Brigate di fanteria leggera e da ricognizione. Il compito principale degli operatori delle Forze Speciali resta, ancora oggi, quello di infrangere le difese statiche della Corea del Sud, di creare un “secondo fronte” dietro le linee nemiche e di condurre operazioni di ricognizione sia a livello tattico sul campo di battaglia che a livello strategico in profondità nella Corea del Sud (e, potenzialmente, persino in Giappone).

Per portare a termine le loro operazioni in territorio nemico, gli incursori nord coreani possono contare sull’appoggio logistico fornito dalla rete di supporto che i servizi segreti nord coreani hanno creato nel loro vicino meridionale nel corso dei decenni, oltre ad avere a disposizione un gran numero di mezzi sia navali che aerei per condurre sia assalti in piena regola che infiltrazioni “furtive”.

Nel campo aereo, le Forze Speciali nord coreane possono fare affidamento su un’enorme flotta di oltre 300 Antonov An-2 “Colt” e loro copie cinesi Shijiazhuang (SAP) Y-5 in organico, assieme ad altri trasporti più moderni, alle forze aeree nord coreane. Sebbene nelle operazioni di trasporto ed addestramento, le Forze Speciali utilizzino l’intera pletora di aerei ad ala fissa a propria disposizione, sono proprio gli apparentemente antiquati An-2 e Y-5 a destare maggiori preoccupazioni tra gli analisti ed osservatori militari perché la loro lentezza e dimensioni ridotte, oltre alla capacità di volare a quote bassissime li rende difficilmente individuabili dai moderni radar del dispositivo di difesa aerea americano-sud coreano.

L’orografia tormentata della penisola coreana permetterebbe poi agli aerei di violare il territorio della Corea del Sud utilizzando le montagne ed i canyon come protezione naturale per poi lanciare i paracadutisti e dirigersi nuovamente verso Nord.

Alternativamente, la robustezza strutturale dei velivoli (a suo tempo progettati dai sovietici per operare in condizioni proibitive) permetterebbe agli incursori di optare per un atterraggio “duro” direttamente nel territorio della Corea del Sud utilizzando come piste i campi aperti oppure le autostrade del nemico, specie in prossimità di obiettivi altamente sensibili.

Sempre nel settore aviotrasportato, gli incursori possono appoggiarsi alla flotta di elicotteri che, benché principalmente impiegata nel ruolo anticarro e di supporto tattico alle forze di terra, possiede anche distinte capacità di trasporto. In tale ruolo, le Forze Speciali possono utilizzare dei Mil Mi-2, Mil Mi-8, Mil Mi-24 e su un piccolo numero di Mil Mi-26.

Da notare inoltre che, nel 1985, la Corea del Nord riuscì ad importare 87 elicotteri Hughes 300C ed MD 500 D/E Defender di produzione americana delle stesse varianti utilizzate anche dalla Corea del Sud. Sebbene da allora tali elicotteri siano stati modificati per renderli idonei al ruolo di piattaforme anticarro, ci sono prove concrete che essi siano stati utilizzati anche per l’infiltrazione di agenti. Tale prassi operativa potrebbe facilmente essere riutilizzata anche in caso di conflitto aperto.

Nel campo navale, le Forze Speciali nord coreane allineano diverse Brigate che possono essere utilizzate sia come semplice forza di “fanteria navale da sbarco” sia come veri e propri “incursori navali”.

La vasta disponibilità di mezzi da sbarco, hovercraft e gommoni a chiglia rigida permetterebbe, in caso di guerra, alle Forze Speciali di lanciare all’attacco almeno 7 mila uomini in un’unica ondata su ciascuna delle due coste della Corea del Sud. Non solo, con altre 80 battelli.

la Marina della Corea del Nord possiede una delle più grandi Forze subacquee al mondo. Sebbene tali sottomarini siano antiquati in base alle tecnologie odierne, essi sono ottimizzati per operare nelle infime acque litoranee della penisola coreana, laddove né la Marina americana né quella sud coreana posseggono un’assoluta superiorità, e possono essere utilizzati in maniera asimmetrica sia per la posa di campi minati, che per l’infiltrazione di nuclei di sabotatori che per compiere improvvise imboscate ai danni del naviglio avversario (come nel caso dell’affondamento della ROKS Cheonan, il 26 marzo del 2010).

Sebbene, sia impossibile attestare in maniera complessiva l’efficacia delle Forze speciali nord coreane, l’esperienza di tre episodi in particolare dovrebbe spingerci a non sottovalutarle.

Nel gennaio del 1968, all’apice di un periodo di scontri lungo la linea del 38° parallelo, il dittatore della Corea del Nord, Kim il-Sung, inviò in Corea del Sud – in quello che sarebbe diventato noto come “Attacco alla Casa Blu”, dal nome della residenza ufficiale del presidente della Corea del Sud – un commando di 30 uomini appartenenti all’Unità 124 (una delle molte sub-divisioni del Comando delle Forze Speciali) con il compito di assassinare il dittatore della Corea del Sud, Park Chung-Hee.

Scoperti, i commandos nord coreani si diedero alla macchia nel tentativo di esfiltrare nuovamente in patria. Ne nacque una serie di violenti combattimenti tra i nord coreani da un lato e i sud coreani e gli americani dall’altro che causarono la morte di 26 soldati sud coreani e 4 americani (altri 66 tra militari e civili rimasero feriti).

Dei 30 incursori originali, 28 vennero uccisi, 1 venne catturato e 1 riuscì a tornare in patria.

Il secondo evento risale al settembre 1996 quando un sottomarino nord coreano della classe Sang-O rimase spiaggiato nell’area di Gangneung a causa di un’avaria che costrinse allo sbarco sia l’equipaggio che il gruppo di incursori che era da poco tornato a bordo dopo un’operazione di ricognizione nel territorio nemico. Senza pensarci due volte, i 15 incursori giustiziarono sulla spiaggia gli 11 membri dell’equipaggio e, nel corso dei due mesi successivi, ingaggiarono una serie di violenti scontri a fuoco contro le Forze militari e di Polizia sudcoreane.

Infine, i sud coreani riuscirono, al prezzo di 12 morti e 27 feriti, ad avere la meglio sugli incursori che lamentarono 13 morti e 1 prigioniero, mentre l’ultimo membro del gruppo riuscì ad esfiltrare in Corea del Nord.

Infine, nel giugno 1998, un secondo sottomarino nord coreano, questa volta della classe Yugo, venne affetto da un’avaria al largo della città sud coreana di Sokcho. Per evitare la cattura i tutti e 9 gli occupanti si tolsero la vita, però da un’analisi del materiale trovato a bordo, le autorità sud coreane determinarono che essi avevano appena compiuto con successo un’altra ricognizione in profondità del territorio sud coreano.

Alla luce di questi eventi possiamo affermare che, in virtù dell’addestramento, dei mezzi a disposizione e della determinazione a combattere sino all’ultimo, le Forze Speciali nord coreane siano nemici da non prendere assolutamente alla leggera dato che il loro impiego in massa, in caso di guerra, potrebbe causare non pochi danni alle retrovie sudcoreane ed americane.

Come e dove colpiranno ancora gli incursori nord coreani dipenderà unicamente dalle decisioni della leadership politica del “Regno Eremita” alla quale essi sono fanaticamente fedeli.

 

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