Corea del Nord : Usa ed Occidente al bivio?

Di Marco Pugliese*

Lo scenario geopolitico coreano è in continua fibrillazione. Da una parte i tweet di Trump e la potenza americana schierata e pronta a colpire, dall’altra test e bombe H (o presunte). In mezzo i sudcoreani, che rischiano rappresaglie sulla propria capitale. L’ analista Luttwak è stato categorico : “non succederà nulla, ma se Kim dovesse alzare l’asticella gli Usa sono pronti a far fuoco”.

L’ultimo tesi della Corea del Nord ha provocato un terremoto non solo politico

Rimane il come e poi c’è l’ ONU. Se Russia e Cina pongono il veto gli Usa devono forzare la mano. Ma a quale costo? Un dazio che non vuole pagare nessun generale occidentale e sudcoreano. Gli Usa, secondo Luttwak gli Usa hanno sul tavolo un piano militare per tagliare completamente le capacità offensive di Kim, ma come? Con ordigni nucleari tattici, ovvero “bombe di profondità” che possono raggiungere i bunker ed i silos missilistici del regime. Sono operazioni molto particolari, che al mondo hanno compiuto solo gli israeliani in Iran e Siria. Nel frattempo a Seul sono molti gli occidentali che tornano in patria. Il clima che si respira è particolare. Da una parte la paura d’attacchi di rappresaglia c’è, dall’altra si è convinti il Nord non affondi il colpo. Gli Usa in Corea si giocano una buona fetta di credibilità, in Afghanistan ed Iraq i risultati sono modesti. Bush aveva invaso i due paesi per tener impegnati i terroristi in casa propria, ma non avendo chiuso la partita in tempo il tutto ha portato ad una lunga e sanguinosa guerra di logoramento che ancora funge da “campo d’addestramento” per chi poi colpisce l’Europa, nella non simmetrica strategia del terrore.

La Corea quindi o va lasciata fare o va tagliata fuori militarmente ma subito, non ci sono alternative per Trump. Tergiversare troppo  mostrerebbe una certa fragilità americana e farebbe il gioco di chi, anche in altre parti del mondo, lotta contro l’ Occidente. Russia e Cina non vogliono interventi, secondo Luttwak, per tutelare il proprio territorio e mantenere un cuscinetto tra Usa, Mosca e Pechino.

Inoltre, sarebbero più di un milione i profughi da accogliere ai confini. All’attacco americano risponderebbero le artiglierie di Kim che secondo alcune analisi potrebbero portare alla morte circa un milione e duecentomila sudcoreani, oltre a parecchi militari Usa in loco.

Kim osannato dai suoi militari

Luttwak, quindi, prevede un remoto intervento Usa in caso d’ attacco nordcoreano, un casus belli. Ci sarebbe una seconda via : eliminare con infiltrati Kim. Ma come? Qualcuno ipotizza di far intervenire il Mossad. Gli israeliani sono famosi per gli avvelenamenti. Una volta decapitato il regime sarebbe più semplice creare uno stato più umano, che rimarrebbe nella sfera di Cina e Russia. La Corea unita del resto non conviene a nessuno, Giappone in testa. I coreani infatti, smaltita la guerra diventerebbero probabilmente la prima potenza asiatica.

Ma per Luttwak, ameno che non s’attenti il suolo americano, nulla accadrà, anche se appunto gli americani sono pronti con i bombardieri a distruggere apparati nucleari ed industriali nelle prime 10 ore di guerra. Una forza d’urto cosi dirompente da lasciare Kim senza quasi la possibilità di contrattacco.

Un piano rischiosissimo che potrebbe portare il nordcoreano al lancio d’ordigni nucleari sui vicini (l’intercettazione di tali missili non né cosi semplice) per mera rappresaglia. Ma se alla fine a risolvere il tutto fosse azione in stile Mossad? Niente stragi, cambio di regime più soft ed Occidente non impantanato nell’ennesima guerra dalla durata incerta. Con gli Usa impegnati in Corea, la NATO in Afghanistan dovrebbe contenere la pressione. Italia, Francia e Gran Bretagna dovrebbero aumentare le proprie azioni in Medio Oriente, anzi l’ Italia rischierebbe d’esser trascinata almeno in Iraq. Insomma, in queste ore si gioca una partita a tetris tra più scenari lontani ma interconnessi, il cui sviluppo, a questo punto, ha pochi margini di previsione.

*Giornalista ed analista

Autore