Coronavirus: facciamo il punto sulla “seconda ondata”. Probabili solo piccoli focolai

Di Pierpaolo Piras* 

Roma. La “seconda ondata” del Coronavirus? Che cosa è?

E’ l’ennesima trovata della stampa nazionale, televisiva e scritta, per garantire il solito aumento dei livelli di paura ed ansia nella popolazione?

Si parla tanto di seconda ondata di Coronavirus

La narrativa è quella di far credere che il Coronavirus non passerà, anzi che la sua attività diventerà cronica con buona pace dei cittadini e dell’industria turistica.

Invece, è giusto sapere che al momento attuale queste affermazioni sono totalmente prive di fondamento, per le seguenti motivazioni:

    • Se per seconda ondata si intende la ripresa generalizzata dei contagi e della patologia, questa non avverrà. Per quanto abbiamo già visto in Asia per via del ciclone virale cinese, potranno verificarsi singoli focolai isolati, pertanto facilmente intercettabili e resi innocui con il confinamento. La sensibilità sanitaria in questo senso si è già materializzata dopo la cocente lezione ricevuta all’esordio della pandemia.
    • La riuscita dei microconfinamenti non significa che il virus sia estinto ma semplicemente che esso non è nelle condizioni ambientali di poter dilagare nel territorio: basterà tenere alto il livello della sorveglianza sanitaria nel territorio
    • La prima devastante ondata pandemica ha determinato tanti casi di cittadini malati ma sopravvissuti alla infezione. Questi ultimi sono più resistenti al Covid per possedere già gli anticorpi validi a contrastare efficacemente una nuova infezione. Vari studi presso la comunità scientifica mondiale sono in corso per la definizione dei dettagli in merito alla durata ed efficacia preventiva di questa “immunità sociale”, detta cacofonicamente “di gregge”.
    • Sono già oggi operativi i provvedimenti di “quarantena” previsti per i casi nazionali e per i casi patologici provenienti dall’estero
    • In Italia, vengono effettuati quotidianamente migliaia tra tamponi naso-faringei ed esami sierologici sul sangue per individuare le persone asintomatiche o paucisintomatiche ma portatrici del virus pronto e capace di infettare soggetti sani.
    • Gli stessi esami clinici sono utili per identificare i cosiddetti sierotipi, ovvero eventuali presenze di virus della stessa specie (coronavirus) ma con un corredo antigenico differente e pronto per arricchire l’efficacia del vaccino specifico e prossimo ad una grandiosa produzione in serie.

E’ vero che una classe politica da dimenticare, che negli ultimi 15 anni ha dato prova di colpevole incapacità e irresponsabilità, tagliando migliaia di servizi e posti letto, riducendo il territorio e molti ospedali allo stato larvale e favorendo in questo modo l’espatrio a migliaia dei migliori e brillanti medici italiani neospecializzati.

Un reparto di terapia intensiva

Solo nel corso di questa pandemia si sono accorti (in altro colpevole ritardo) che tutto mancava: posti in rianimazione, servizi territoriali, infermieri e persino mascherine e guanti (perché ne hanno “mondializzato” la produzione…!). Oggi stanno provvedendo, così dicono.

“Dulcis in fundo”. Non esiste ancora la soluzione sanitaria perfetta che garantisca il genere umano dal Covid-19. Presto sarà allestito un vaccino e reso operativo ovunque.

Bisognerà attendere l’inizio dell’autunno per conoscere le prime mosse. Lo stesso margine di insicurezza esiste anche verso altre patologie già vaccinabili come l’Influenza, il Tifo, ecc.

Sino alla vaccinazione di massa ci resta solo l’osservanza dei più elementari ed adeguati atteggiamenti di prudenza insieme ai precetti relativi al mantenimento della distanza che già conosciamo.

*Specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia Cervico-Facciale

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