Corsica, breve storia di un indipendentismo sempre attivo contro la Francia

Di Valeria Fraquelli

Ajaccio. La Corsica nasconde dentro di sé un passato molto turbolento fatto di un indipendentismo armato che negli anni ha provocato parecchie vittime.

Scritte pro indipendentismo

La storia di questo indipendentismo risale al lontanissimo 1755 quando l’isola venne conquistata dall’Esercito della città di Genova. I corsi, gelosi da sempre della loro cultura e della loro tradizione, si ribellarono al dominio genovese attaccando i centri di comando della guarnigione sull’isola.

A guidarli contro gli invasori fu un giovane illuminista Pasquale Paoli che riuscì ad indebolire notevolmente il potere di controllo dei liguri sull’isola e scrisse una Costituzione piena di quei principi di felicità ed autodeterminazione dei popoli che saranno base ed ispirazione per statunitense e francese (http://pasqualepaoli.free.fr/2/2.html).

Il dominio francese sull’isola iniziò l’8 maggio 1769 quando l’Esercito francese sconfisse le truppe corse guidate dallo stesso Paoli e conquistò definitivamente l’isola che divenne così una regione francese. Il francese divenne la lingua ufficiale della Corsica solo nel 1859 perché prima di quella data la lingua parlata era l’italiano.

Il nazionalismo corso identificò quindi la Francia come il nemico da sconfiggere per raggiungere finalmente l’indipendenza e la possibilità di autogoverno. I francesi erano visti come oppressori che volevano cancellare l’identità e la gloriosa cultura corsa.

Fu negli anni ’60 che il nazionalismo corso fece sentire maggiormente la propria voce. Dopo la guerra d’Algeria molti esuli francesi ed algerini si trasferirono sull’isola e grazie ad un programma di aiuti e finanziamenti voluto dal Governo di Parigi costituirono molte fiorenti aziende agricole e vinicole. I sussidi penalizzarono la popolazione locale che attaccò ferocemente i nuovi arrivati;.

Il 21 agosto 1975 Edmond Simeoni, fondatore con il fratello del Movimento autonomista “Azione Regionale della Corsica”, occupò un’azienda agricola di coloni sequestrando delle persone. Dopo due giorni la Gendarmeria francese con 1.200 uomini pesantemente armati e veicoli blindati riuscì a liberare la fattoria ed i suoi occupanti.

L’anno dopo, il 5 maggio 1976, nacque il “Fronte Nazionale Corso”, organizzazione indipendentista armata che, nel tempo, si rese colpevole di attentati ed attacchi contro le istituzioni francesi ed i loro rappresentanti sull’isola. Nella notte tra il 4 ed il 5 maggio si ebbero ben ventidue deflagrazioni di bombe artigianali non solo in Corsica ma anche in Costa Azzurra, a Nizza e Marsiglia.

La conferenza stampa di un gruppo armato corso

Il 13 gennaio 1978 i corsi attaccarono con armi e bombe molotov la base NATO di Solenzara (Corsica meridionale). I militari intervennero prontamente e riuscirono a ricacciare indietro gli indipendentisti che però giurarono vendetta.

Il Fronte Nazionale Corso compì migliaia di assalti, attentati dinamitardi e rapine a mano armata contro banche, edifici pubblici civili e militari, strutture turistiche e tutto quanto era legato alla Francia. Estorse, inoltre, parecchio denaro ai danni di attività commerciali con la scusa della “tassa rivoluzionaria” che doveva servire a finanziare la rivoluzione contro gli usurpatori francesi.

Nel 1998 un prefetto francese, Claude Erignac, venne brutalmente assassinato da un commando di separatisti corsi e questo contribuì non poco a fare salire la tensione tra il Governo regionale di Ajaccio a maggioranza indipendentista quello centrale di Parigi.

Recentemente la situazione di scontro militare tra Stato e nazionalisti si è attenuata ed il movimento si è reindirizzato verso rivendicazioni politiche tradizionali. Nel 2001 il cosiddetto processo di Matignon ha trasformato le richieste di indipendenza in istanze per fare ottenere alla Corsica di uno Statuto speciale finalizzato ad accelerare l’integrazione europea dell’isola.

Lo stesso “Fronte Nazionale Corso” si è trasformato in un partito politico tradizionale che vuole ottenere l’indipendenza tramite un referendum democratico. Anche se lo zoccolo duro dei nazionalisti corsi ha accettato di deporre le armi solo il 19 dicembre 2014. Ancora oggi le istanze del nazionalismo non si sono spente ed in alcune partite della squadra di calcio del Bastia si sentono ancora slogan anti francesi e si vede qualche molotov.

La preoccupazione del Governo francese è che l’esempio della Catalogna possa fare riprendere la lotta armata alla frangia più dura degli indipendentisti.

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