COVID-19, quale sarà il futuro dopo la pandemia? Una breve analisi sanitaria e socioeconomica

Di Pierpaolo Piras

Roma. A causa della pandemia, la metà della popolazione mondiale è stata confinata dentro la propria abitazione.

Cosa accadrà dopo la pandemia?

Oltre 180 Paesi sono seriamente colpiti. Le vittime superano le 100 mila unità e si calcola che decine di milioni di persone siano portatori sani o paucisintomatici del virus.

In qualche caso si notano raggi di luce in fondo al tunnel di questa catastrofica vicenda internazionale che ha colpito duramente le economie più ricche del pianeta.

Qualcuno già tenta di scrivere il prossimo futuro, anch’esso senza precedenti, allorché il presente avrà terminato di capovolgere molte delle passate certezze. personali e sociali.

Il mantra che circola dovunque è: come sarà? Che cosa dovremo cambiare e in quanto tempo?

Le conseguenze saranno sicuramente rilevanti e, chissà, non tutte negative.

Da un secolo ad oggi, il mondo ha conosciuto due guerre mondiali ed un’infinità di altri conflitti “minori” da inquadrarsi nell’ambito quarantennale della Guerra Fredda.

Non dimenticando la grande recessione del ’29, la pericolosa crisi internazionale armata seguita agli attacchi del 11 settembre e diverse epidemie come la “Spagnola” del 1918 che uccise oltre 20 milioni di persone e infettò 500 milioni di altri.

L’influenza spagnola uccise molte persone

Ancora grave fu la diffusione della epidemia da virus Ebola con grande ed ancora incerta (quanto grande) somma di vittime nel continente africano.

Nel corso di questi avvenimenti sono nate e cresciute politiche come la globalizzazione di merci, finanze e bisogni collettivi, ora scappate di mano ed in crisi.

Il virus ha promosso un cambiamento delle relazioni internazionali che ha visto la Cina come uno dei principali protagonisti.

Questa nazione ha conosciuto l’esordio della pandemia da coronavirus. Dopo una gestione fallimentare iniziale, ha adottato misure draconiane isolando oltre 100 milioni di persone della provincia di Hubei e limitato sensibilmente i contatti di almeno altri 700 milioni.

La Corea del Sud ha dato prova di lodabile efficienza. Di fronte al dilagare del contagio ha eseguito in breve tempo un enorme numero di tamponi naso-faringei

Individuando precocemente i portatori del virus. Il tutto non sotto i limiti di un oppressivo regime comunista ma nel contesto di una democrazia liberale.

LA SITUAZIONE IN EUROPA

Dopo la Cina, l’epicentro della pandemia si è spostato in Europa, esplodendo in Lombardia, una delle regioni più industrializzate al mondo.

Da qui è dilagata nel resto del Continente devastandone l’economia e destabilizzando i rapporti sociali.

Oggi non mancano i segni di defervescenza del fenomeno pandemico. Ma, attenzione alle facili conclusioni: la scienza delle epidemie è estremamente articolata e complessa e fa meraviglia che un qualsiasi “quisque de populo”, privo della specifica competenza, si pavoneggi in Tv o alla radio traendo persino deduzioni sui provvedimenti da adottare a lungo termine.

Un operatore della CRI con indosso i DPI utilizzati nell’emergenza coronavirus

Certe conclusioni spettano solo a chi ne ha titolo. “Frustra probatur quod probatum non relevat”.

I maggiori danni sono stati a carico di quasi tutte le Nazioni, specie l’Italia, la Francia e la Spagna con migliaia di morti e milioni di contagiati.

Il resto del danno è venuto dalle divisioni, egoismi e mancanza di solidarietà da parte degli alleati della Unione Europea, specie da parte della Germania e dall’Olanda entrambe accomunate dagli apprezzamenti arroganti e spregevoli pronunciati in direzione degli italiani, triste eredità di ideologie che pensavano superate dal migliore progresso civile e democratico delle genti europee.

E, diciamolo pure, provenienti dalla cultura classica che abbiamo avuto la fortuna di ereditare quando al di là del Reno (Olanda compresa) non avevano neanche il dono della scrittura.

Da giorni circola un altro mantra: “Usciremo più forti”.

Di sicuro c’è solo il suo effetto psicologico verso i cittadini più ansiosi. Ma, non si è mai visto che da calamità così gravi e dirompenti si esca illesi e privi di profonde cicatrici.

Una delle possibilità è sicuramente quella di uscirne più forti. Ma, a che prezzo? Avremo una classe politica capace di guidare una Nazione evoluta e complessa come l’Italia? Piena com’è di mafie e di corruzione nei gangli dello Stato?

Una possibilità viene data dalla tecnologia (droni, monitoraggio chi esce di casa attraverso i cellulari personali, ecc).

Oggi le persone vengono intercettate per motivi di sanità pubblica, un domani chi impedirebbe che lo siano per ragioni politiche o religiose o altro?

Sono le due facce della tecnologia: migliora la qualità della vita e del lavoro ma posta a scegliere si schiera in primis per il potere in senso lato.

IL VACCINO

L’attuale stadio pandemico è in debole calo con tendenza verso la positività.

In mancanza di farmaci efficaci, la frenesia è tutta per l’allestimento di un vaccino specifico, l’unico capace di debellare il coronavirus dai radar dell’epidemiologia umana, relegandolo (come per l’Influenza) ad un’annuale seccatura vaccinale.

La frenesia è per l’allestimento di un vaccino specifico

Decine di aziende farmaceutiche e laboratori di Stato stanno spendendo cifre enormi per la produzione industriale, “quam primum”, di un vaccino specifico.

I brevetti scaturiti saranno smisuratamente proficui per i colossi industriali del farmaco.

In questa corsa non è in gioco solo la salute del genere umano malato ma anche il vantaggio geopolitico e di prestigio morale e propagandistico.

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