Crisi siriana, parla il Generale Vincenzo Santo: “Un intervento Usa che coinvolgesse altri attori regionali non farebbe che peggiorare l’intero quadro mondiale”

Roma. Nessuna decisione definitiva è stata ancora presa sulla Siria. Gli Stati Uniti continuano a esaminare le informazioni di intelligence. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, al termine dell’incontro del Consiglio di sicurezza nazionale.

La portavoce ha poi aggiunto che il Presidente americano Donald Trump parlerà della situazione nel Paese medio orientale, nelle prossime ore, con il suo omologo francese Emmanuel Macron e con il premier britannico Theresa May. ”Continuiamo a esaminare le informazioni dell’intelligence – ha detto Sanders – e siamo impegnati a dialogare con i nostri partner e alleati”.

Trump aspetta i rapporti dell’intelligence

Ma, qualora lo scenario dovesse cambiare quali potrebbero essere le conseguenze per l’intera area? Lo abbiamo chiesto al Generale di Corpo d’Armata (Ris), Vincenzo Santo, nostro consulente per gli Affari Geopolitici.

“Il Medio Oriente – spiega il Generale – è già in guerra. dallo Yemen, alla lotta contro l’ISIS, Al Qaeda, dal Sinai al conflitto israelo-palestinese mai cessato”.

Se Trump desse l’ordine di attacco, cosa potrebbe succedere?

Un intervento americano che coinvolgesse altri attori regionali non farebbe che peggiorare l’intero quadro mondiale. Questa volta la Russia non starebbe a guardare e fare il notaio dei danni procurati dai Cruise americani. Il rischio è che le ripercussioni se ne avrebbero in altri quadranti: dall’Ucraina, ai Baltici e persino in Afghanistan. Pertanto, starei attento a assegnare un ruolo lmitato ad un’eventuale botta e risposta tra Usa e Russia.

A proposito di Russia, come potrebbe rispondere Putin?

La Russia ha preso l’impegno di difendere il regime di Damasco. Attenzione, sottolineo, non propriamente Bashar Al Assad, ma il suo regime. Certo, in prospettiva accetterebbe un chiunque altro ma che sia gradito.

Assad e Putin, Una stretta di mano istituzionale

Ci spieghi meglio…

Questa volta, lo ripeto, non mi aspetto una Russia muta spettatrice di una esercitazione di tiro. Ha gli strumenti per assolvere all’impegno preso e, se fossi Trump ed i suoi deboli alleati ci penserei bene. Le domande da cui partire sono due, a mio giudizio: quanto vale la Siria per correre il rischio di una deflagrazione fuori controllo? E, infine, quanto vale la scusa della Siria per non correre quel rischio?

Secondo lei?

A mio giudizio, due sono le ipotesi che vedo: la prima è che il Presidente americano si sia reso conto di essere stato imbrogliato, magari da qualche alleato che, probabilmente, vede con la bava alla bocca le ricchezze di idrocarburi presenti nelle acque di quelle parti. Ma ora, dopo essere partito come sempre in quarta non puo’ tornare facilmente indietro. E’ impensabile.

Quindi un’evoluzione è quella del teatrino, mettersi d’accordo con il Presidente russo, Vladimir Putin su quali obiettivi colpire. Magari Trump potrebbe attaccare anche qualche vecchia e presunta fabbrica chimica, che importa? Magari potrebbe accettare che i russi intercettino qualche missile e poi fingere di farsi condurre da un Guterres a caso a più miti consigli.

Voglio precisare che Putin dispone, in termini di elite, negli affari esteri di personaggi che del dossier Siria conoscono tutto. Sono i più preparati. Il Presidente russo potrebbe aver improvvisato in Ucraina, ma in Siria no. La seconda ipotesi si basa su un presupposto pretestuoso, si è cioè voluto creare un motivo per intervenire e creare i presupposti per un cambio di regime e per allontanare la Russia dal mediterraneo.

Perché lo definisce un pretesto?

Parlo di pretesto perché posso anche credere che un po’ di “cloro” sia stato sparso per quelle terre ma non credo affatto nella teoria dell’attacco premeditato. In questo caso, contando ciò che appare e non ciò che invece è vero, l’evoluzione è un conflagrazione che, come dicevo prima potrebbe facilmente coinvolgere altri quadranti, in quanto non ci sarebbero posizioni conciliabili da sistemare da parte di un Guterres qualsiasi. probabilmente il pericolosissimo collasso delle Nazioni Unite.

Attacco chimico in Siria. Chi sono i veri colpevoli?

In tutto questo, Israele si è tenuta, fino a questo momento, lontana. Potrebbe invece rimettersi in gioco? In che modo?

Ad Israele interessa la sopravvivenza. E’ quello che importa a questo Paese sin da quando è stato fondato. Non vedo al momento perche’ dovrebbe intervenire in una faccenda che lo interessa limitatamente al colpire, con il beneplacito russ0, coloro che reputa piu’ pericolosi, cioe’ gli Hezbollah e gli iraniani, laddove questi ultimi diano segno di volersi “installare” nel Sud della siria. Il concetto della “mezzaluna” iraniana da Teheran fino a damasco, passando per Baghdad, è cosa nota.

L’Unione Europea potrebbe intervenire, dal punto di vista diplomatico, nella situazione? O non ha voce in capitolo?

L’Unione Europea non conta nulla. Non ha una diplomazia vera ma solo personaggi che fanno finta di sembrare importanti. Quello che tireranno fuori in termini di politica estera sarà ancora qualcosa che echeggerà  le stupidaggini che, nel merito, verrano fuori da Washington e, di riflesso, amplificate da Parigi, Londra e Berlino. In proposito, sarei molto attento al Presidente francese Emmanuel Macron, il tanto decantato europeista che, invece, sta tessendo una fitta rete di rapporti che gli consenta, persguendo obiettivi in linea con gli interessi francesi, non europei, di riaffacciarsi su quella sponda Sud, e sul Libano. novello François Marie Denis Georges Picot (quello che firmò l’accordo segreto con il Mark Sykes per definire le rispettive sfere di influenza nel Medio Oriente, dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano nella I Guerra Mondiale ndr).

Macron si sente il nuovo Picot?

Potremmo, invece, aspettarci un intervento della NATO come in Libia nel 2011?

Non credo che abbia molta importanza. La NATO, in Libia, fu tirata per i capelli su espressa proposta di Silvio Berlusconi il quale, incapace di opporsi o non volendolo fare, per giustificare la debolezza nel concedere le nostre basi ed il nostro spazio aereo, chiese che l’operazione venisse coordinata dall’Alleanza. Quindi il comando di Napoli prese, per così dire, il mazzo in mano.

Ma fu un comando NATO finto, solo sulla carta. Nei fatti venne costituito un vero comando a parte, retto da un Generale canadese che a Napoli era il vice comandante. Mentre l’allora capo di Stato Maggiore, un italiano, venne completamente estromesso dalla direzione e dal controllo.

Oggi finirebbe come allora. Coinvolgere l’Alleanza Atlantica significherebbe coinvolgere i suoi membri e quindi i comandi che sono dislocati nel loro territorio. Mi domando: siamo disposti ad accettare che un missile russo arrivi sul territorio nazionale perché  lanciato per colpire il Joint Force Command Naples di Lago Patria e per sbaglio invece arriva sulla cittadina di Pozzuoli?

Ricordiamoci poi che la NATO può conferire una veste di legittimità internazionale, nell’ottica che ormai serve agli Stati Uniti per fare legittimamente quello che a loro serve laddove serva.

Qualora Assad cadesse, potrebbe essere il futuro della Siria? Si teme un’esplosione di gruppi jihadisti o il passaggio dei poteri potrebbe essere “pilotato” per non aumentare i rischi nella regione?

Allo stato attuale, credo che il destino di Assad sia nelle mani dei russi i quali, tuttavia, ne sono convinto, non è  detto che sentano per lui un affetto incondizionato. Nel senso che potrebbe esserci al suo posto chiunque altro, sempre che sia a loro gradito. Per il momento Putin ha come obiettivo quello di stabilizzare la situazione o sconfiggendo gli avversari, incluso l’ISIS, oppure mettendone alcuni al tavolo delle trattative. Forse questo  disturba noi occidentali? Che ci sia un villico della steppa, uno cresciuto a vodka e KGB a dettare legge, a riuscire in questa impresa, laddove i francesi e gli inglesi prima e gli americani ora hanno sempre bagnato il biscottino? Sono anche chiari gli obiettivi strategici del Presidente russo, naturalmente.

E quali sono?

Mantenere una presenza in Siria e, quindi, avere campo libero nel Mediterraneo, per non essere limitato e vincolato al passaggio dal Mar Nero attraverso il Bosforo. E’  la corsa ai mari caldi, obiettivo strategico da sempre nella mente russa.

Putin dal Mediterraneo non se ne andrà via tanto facilmente.

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