Curdi, attacchi in Siria e in Iraq da parte dei turchi e degli iracheni

Ankara. La questione curda, dopo il referendum del 25 settembre, torna di attualità. Sia in Siria che in Iraq.

Nella provincia di Idlib (Nord-Ovest della Siria) continua il dispiegamento di Forze dell’Esercito turco. I militari di Ankara stanno, infatti, rafforzando le proprie postazioni nella zona montuosa di Sheik Barakat, isolando l’enclave curda di Afrin, a nord, dalle zone controllate dalle milizie locali filo-turche.

Sul posto, secondo la stampa turca, sono giunti finora almeno 200 soldati e 4 convogli con carri armati,  blindati, missili terra-aria Stinger ed aerei a pilotaggio remoto (APR). Non solo, sempre secondo la stampa, i mezzi dell’Esercito continuano, da giorni, a scavare per creare dei punti di osservazione e monitoraggio fortificati, con l’obiettivo di stabilire una “zona cuscinetto” ininterrotta che va dal valico di frontiera di Bab al-Hawa fino ai territori già posti sotto il controllo di Ankara con l’operazione “Scudo dell’Eufrate”, Jarablus ad Est ed al-Bab a Sud.

Un componente delle Forze Speciali curde

In Iraq, invece, il primo ministro Haidar al Abadi, in un comunicato diffuso dopo l’avvio dell’attacco a Kirkuk, ha affermato di avere agito “secondo la Costituzione, per servire il popolo e conservare l’unità del Paese”, “in pericolo” dopo il referendum sull’indipendenza del Kurdistan. Il referendum curdo del 25 settembre si è tenuto anche in aree non facenti parte della regione autonoma, come appunto Kirkuk, provincia ricca di petrolio conquistata militarmente dai combattenti peshmerga curdi nella lunga lotta contro le milizie dell’ISIS.

Soldato iracheno a Kirkuk

Subito è arrivata la nota di protesta del comando generale delle Forze Peshmerga. L’attacco a Kirkuk, si legge nel comunicato, “è stato condotto da Forze irachene e da milizie addestrate dall’Iran” ed equivale ad “una dichiarazione di guerra contro il Kurdistan”.

“Siamo rattristati – conclude la nota – dal fatto che alcuni ufficiali dell’Unione patriottica del Kurdistan (Puk) – la formazione che faceva riferimento a Jalal Talabani (ndr) – abbiano collaborato in questo complotto e tradito il Kurdistan abbandonando i check-point”.

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