Difesa collettiva, uno dei principali obiettivi del Ministero e della NATO. Il ruolo dell’Esercito nei Teatri Operativi

Di Maria Enrica Rubino

Roma. La difesa collettiva è uno dei principali obiettivi del Ministero della Difesa e dell’Alleanza Atlantica, insieme alla capacità “di saper gestire le crisi e partecipare alla sicurezza cooperativa tra Paesi, a cui sta a cuore il vivere civile”. Così il capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli ha evidenziato, nei giorni scorsi, l’impegno delle Forze Armate a protezione del Paese.

Il capo di SMD, Generale Enzo Vecciarelli

Intervenendo, al secondo incontro incentrato sull’Esercito italiano, a Roma, dal titolo “Difesa collettiva. Le Forze Armate al servizio del cittadino”, organizzato dal sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo, Vecciarelli ha ribadito che “la difesa collettiva è un concetto fondamentale per tutti i Paesi democratici. La sicurezza e la difesa sono due concetti che, dopo essersi avvicinati molto, si stanno dirigendo verso una nuova dimensione. Negli ultimi anni le nostre esigenze di difesa sono state orientate esclusivamente alla salvaguardia di aspetti relativi alla sicurezza, tralasciando una serie di capacità che sono necessarie per una difesa più ampia”.

La sala del convegno

Oltre al capo di SMD ed al sottosegretario Tofalo, al tavolo dei relatori erano anche presenti il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta e il sottosegretario Raffaele Volpi. La giornalista Barbara Schiavulli ha raccontato le sue esperienze di giornalista embedded.

Intanto, il nostro Esercito con i suoi 3.400 uomini schierati nei vari Teatri Operativi – Afghanistan, Iraq, Kosovo, Libano, Somalia, Libia, Niger – previene e risolve situazioni di crisi e mantiene la pace. A ribadirlo è il Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, capo di Stato Maggiore dell’Esercito, intervenendo al dibattito.

Il capo di SME, Generale Salvatore Farina

Il Generale si è soffermato, a lungo nel suo intervento, nel descrivere i punti di forza ed i valori della Forza Armata, come cura, benessere e sicurezza del personale, obbedienza consapevole allo spirito di Corpo, dare priorità alla front line, comunicazione che, nel tempo, si sono rinnovati e consolidati.

E, rivolgendosi al ministro della Difesa Trenta, le ha definite “regole senza tempo, importanti anche fuori dalle Forze Armate” quelle che contraddistinguono l’Esercito italiano.

Il Capo di SME ha ricordato le missioni in corso in cui è impegnata la Forza Armata, come la UNIFIL 2 in Libano in cui l’Italia è presente dal 2006 ed è guidata da un comandante italiano. Ed ancora: la presenza in Kosovo con la KFOR della NATO, la missione in Somalia ed in Niger e nei tanti Paesi dove l’Italia svolge attività di cooperazione, assistenza e di addestramento alle Forze di sicurezza locali.

“Si tratta di un’attività di prevenzione avanzata – ha spiegato il Generale – al di fuori del territorio nazionale per far sì che violenze, aggressioni ed instabilità non arrivino nel nostro territorio”.

Ma il Capo di SME non ha esitato ad esprimere la sua preoccupazione per le aree di crisi: da gran parte del Nord Africa al Medio Oriente, per lo Stato islamico che potrebbe rigenerarsi in altre forme ma anche per la minaccia cyber e per quelle più ‘a basso costo’ come l’acquisto dei mini droni.

Per far fronte a queste minacce, il nostro Paese – ha aggiunto il Generale Farina – ha bisogno “di uno strumento flessibile, dinamico ed allo stesso tempo di un Esercito in grado di condurre operazioni ad alta intensità. Per questo è fondamentale una sinergia con le Forze Armate degli alti Paesi alleati, anche per proseguire nelle missioni internazionali”.

In conclusione, il capo di SME ha presentato il progetto delle caserme “verdi”. E’ allo studio un primo gruppo di 26 infrastrutture su cui avviare basi militari di nuova generazione, a basso impatto ambientale, ad elevata efficienza energetica e dotate di aree sportive, asili e servizi fruibili anche dalla popolazione locale.

Con l’intervento del Generale Fulvio Poli, vice capo del V Reparto dello SME, è stata ripercorsa un’analisi storica dell’Esercito a testimonianza di come i punti di forza siano “l’innovazione dottrinale ed organizzativa e lo sviluppo”.

Una lunga storia fatta di valore e di persone, in cui l’elemento umano è sempre al centro. “Abbiamo visto momenti di sconfitta e vittoria, quest’ultima frutto della combinazione degli sforzi, della disponibilità di adeguati equipaggiamenti”, ha aggiunto Poli che ha poi concluso ricordando il grande impegno delle donne e degli uomini dell’Esercito italiano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore