Il discorso di Trump alle Nazioni Unite, spunti di riflessione

Di Francesco Ippoliti*

Tutto il mondo aspettava il primo intervento all’Assemblea Generale dell’ONU del Presidente Trump per cercare di comprendere la politica USA per i prossimi anni.
L’attesa forse si è rivelata inutile, la sua visione internazionale era molto chiara, dopo i suoi numerosi interventi sia attraverso i media sia attraverso i social, che sono l’immediato tamburo di risonanza, alquanto discutibili e scontati.
Quindi un discorso di conferma del suo operato, del suo quadro globale e della sua prossima rotta nella politica internazionale.
Tralasciando il Venezuela, ormai sull’orlo del baratro al quale basta una piccola spallata, il focus era atteso sul Nord Korea e sull’Iran.
Molte testate, vari esperti e dubbiosi analisti hanno paragonato i due scenari come un’unica minaccia, un unico contenitore ove far confluire due Satana.
In realtà si stanno fondendo due mondi completamente diversi, una nazione poverissima che fa del programma nucleare e missilistico la sua bandiera, lasciando il popolo legato ad un palo, e l’altra un nazione ricchissima di denaro e di cultura, di scienza e di orgoglio che viene considerata una minaccia per il suo discutibile appoggio alle cellule terroristiche e spesso definita un regime sanguinario.
Ma cerchiamo di analizzare le due entità completamente diverse. Il Nord Korea è considerato uno Stato Socialista, con un sistema economico pianificato, in realtà uno stato totalitario. Un piccolo paese di oltre 120 mila km quadrati, principalmente a carattere montuoso, ed una popolazione di oltre 24 milioni di persone. Un piccolo ed insignificante puntino nell’est asiatico. La sua economia, disastrosa per gli standard occidentali, permette al popolo nord coreano di sopravvivere. I settori di maggior rilievo sono l’industria, i servizi e l’agricoltura. Come risorse naturali è considerevole la riserva di carbone, fluorite e rame.

Sono presenti anche giacimenti petroliferi che non permettono una adeguata indipendenza dalle importazioni energetiche. Da rilevare l’accordo con il Sud Korea per la realizzazione dell’area industriale di Kaesong (nel Nord Korea vicino alla linea di demarcazione del 38° parallelo), ove operano 124 imprese sudcoreane, ed il Governo di Seul paga al Governo di Pyongyang circa 100 milioni di dollari l’anno solo di stipendi (che non andranno mai ai 54 mila lavoratori nordcoreani che li vi lavorano).
In questa angosciosa fotografia del paese, il programma ambizioso che “minaccia” il mondo è quello missilistico e nucleare. La minaccia potrebbe essere reale oppure ingigantita dai timori. Di certo il Nord Korea ha dimostrato di poter lanciare vettori IRBM (con il dubbio della testata da guerra presente o meno) per oltre 3000 km, e sarebbe in procinto di testare un vettore ICBM. Inoltre, esperti analisti, hanno dichiarato che il recente test atomico potrebbe essere associato ad un esperimento termonucleare, un ordigno ad idrogeno, riconducibile ad una bomba H. Certo che far detonare un ordigno termonucleare in casa è alquanto discutibile, come farsi esplodere un petardo in tasca.
Queste capacità in mano ad un regime totalitario come quello nordcoreano spaventano l’opinione internazionale, e quindi facilmente è associabile ad una minaccia internazionale. Inoltre, ogni test effettuato, inserito ad un “normale” programma di sviluppo, viene visto come una provocazione verso gli stati confinanti, o meglio, verso una parte degli stati confinanti, quelli a sud ed a est.
Il tutto sta avvenendo con Cina e Russia che non si esprimono in merito. La Cina aiuta economicamente il Nord Korea, applicando in maniera generale le sanzioni imposte, mentre la Russia è un attore che sta alla finestra.
Invece l’Iran, o meglio la Repubblica Islamica dell’Iran, è l’ultima propaggine del Medio Oriente. E’ una repubblica islamica, presidenziale e teocratica. Al vertice del paese vi è la figura spirituale dell’Ayatollah, Guida Suprema del paese (Rahbar), da cui dipende un parlamento democraticamente eletto dal popolo che elegge anche il presidente della repubblica. E’ un paese di circa 1.7 mln di kmq con una popolazione di circa 77 mln di abitanti. E’ una nazione chiave per il Medio Oriente ed in particolare per i paesi che si affacciano sul Golfo Persico. Dopo la rivoluzione, ed in particolare con l’astio mai assopito contro gli USA, l’Iran è stato coinvolto in una sanguinosa guerra contro l’Irak (che ha prosciugato le ricche casse di Tehran), in una serie di esposizioni in aiuti economici e materiali a popoli considerati oppressi con conseguenti sanzioni internazionali e per i programmi nucleari, visti come una minaccia internazionale.
Il paese è ricco di cultura e di storia, nel suo millenale percorso non ha mai iniziato una guerra contro uno stato, si è sempre dovuto difendere da invasioni. Ha una forte economia, sviluppata anche a seguito delle decennali sanzioni economiche che non hanno piegato il paese ma lo hanno reso più autonomo, anche a costo di pesanti sacrifici da parte della orgogliosa popolazione.
Ha considerevoli risorse energetiche, nell’area l’Iran è il secondo paese per risorse petrolifere e secondo paese per risorse di gas naturale, che lo portano ad essere complessivamente il primo paese in materia energetica.
Negli anni, in collaborazione più o meno esplicita con altri paesi, ha sviluppato la capacità nucleare e missilistica.
La capacità nucleare è stata sviluppata sotto la costante supervisione da parte della IAEA. Ispettori sono sempre presenti in ogni sito nucleare dichiarato (Tehran, Natanz, Busher, etc). Certo è anche vero che i programmi di ricerca hanno anche dei segreti nazionali e quindi alcuni di essi si sono tenuti in siti non dichiarati e per tali motivi sono sorti i sospetti, più o meno confermati, di costruzione di ordigni nucleari. Questi sarebbero in particolare i siti in cui, in base all’accordo sul nucleare, le potenze occidentali vorrebbero entrare (vedasi Fordow e Parcin).

La storia, invece, del programma missilistico potrebbe risalire dalla guerra contro l’Irak, denominata da parte di Tehran “la Sacra Difesa”, terminologia che sta a significare che non vi è stata una guerra contro il popolo iracheno ma la difesa contro la sete di potere e l’espansione di Saddam Hussein.
Durante la guerra l’Irak ha usato numerosi missili SCUD contro l’Iran, di contro, gli ingegneri iraniani hanno avviato programmi di realizzazione di pari vettori balistici. Lo sviluppo parte con la collaborazione da parte di società libiche, ucraine, russe, cinesi, siriane e nord coreane. Tutti paesi che avevano nei loro arsenali missili del tipo SCUD nelle varie versioni A, B, C e D e successive varianti.
Partendo dalla conoscenza dell’ingegneria di questi missili sono stati sviluppati nuovi vettori, più potenti, con combustibile liquido e solido, mono e pluristadio ed addirittura un SLV, il Safir e sue successive versioni, un vettore di lancio satelliti.
Come sopra riportato, l’Iran, attraverso le Guardie Rivoluzionarie della Repubblica (IRGC, i pasdaran) ha cercato di aiutare quelli che considerava gli oppressi, quindi ha aiutato organizzazioni che sono finite nella lista internazionale delle organizzazioni terroristiche. Queste organizzazioni le troviamo nella causa palestinese contro Israele, negli Hezbollah, negli sciiti in Irak, in Bahrein, nello Yemen, in Saudi Arabia, ed in altri paesi. Di certo aiuti ci sono stati e queste organizzazioni, in nome di una immaginaria oppressione o una utopistica libertà, hanno causato direttamente o indirettamente numerosi morti e feriti tra persone innocenti. Ecco uno dei principali motivi per cui l’Iran è entrato nella lista delle nazioni che supportavano il terrorismo internazionale.
Per il timore che queste organizzazioni terroristiche potessero ricevere da Tehran ulteriori aiuti in termini di tecnologia sofisticata ed eventuali “bombe sporche”, sono state adottate numerose sanzioni contro l’Iran e posto il paese nel bacino dei 4 stati canaglia, insieme all’allora Irak, Siria e Nord Korea.
Con la firma dell’accordo JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) o meglio conosciuto come l’accordo sul nucleare iraniano, si è entrati in una nuova era per le relazioni tra l’occidente e l’Iran.

L’accordo prevede una serie di misure, di regole e di ispezioni da rispettare da ambo le parti al fine di evitare che l’Iran si possa dotare principalmente di ordigni nucleari e pone sotto pieno controllo tutto il materiale atomico presente nel paese, con la seria minaccia, in caso di violazioni, di ripresa di sanzioni ancor più pesanti.
L’Iran, nonostante la propaganda che i giornali spesso cavalcano sulle dichiarazioni in gran parte dei generali pasdaran, ha sempre rispettato l’accordo; il vertice politico-militare-religioso non ha alcun interesse a violarlo, ora che le sanzioni sono ridottissime.
Quindi il trattato, a meno di chiare evidenze da portare sul tavolo delle trattative, è in vigore ed onorato da entrambe la parti.
Trump, nel suo discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite, ha dichiarato che gli USA non possono rispettare un accordo che fornisce copertura per l’eventuale realizzazione di un programma nucleare. Trump non ha portato evidenze in merito, ha solo inveito contro i persiani inviando chiare minacce.

Il presidente americano ha confermato le sue ostilità nei confronti dell’accordo sul nucleare iraniano. Ha attaccato Tehran definendolo un regime sanguinario. E Tillerson dovrebbe iniziare il percorso per uscire dal gruppo dei 5+1 ed iniziare una nuova strada contro Tehran. Ma forse è troppo tardi. Le forze che hanno imposto il JCPOA erano date da un gruppo di potenze che potevano imporre sanzioni pesanti, non determinanti, ma abbastanza consistenti tali da far richiedere agli iraniani un forte tavolo delle trattative.
Ora gli USA, senza l’appoggio europeo e dell’asse russo-cinese, si troverebbero a votare in parlamento una serie di sanzioni, presumibilmente senza alcuna ragione, che risulterebbero deboli, molto deboli, inefficaci ed incapaci di conseguire alcun risultato. Le motivazioni fornite agli organismi internazionali sono senza alcun fondamento, solo supposizioni senza alcuna correlazione. Quindi, se non vi sono altri interessi di cui al momento non è dato a sapere, questa presa di posizione contro il regime degli Ayatollah risulta non chiara.
Altra storia sono le parole all’indirizzo di “Rocket man”, in arte Kim Jong Un, un dittatore che sta portando avanti una politica suicida del paese. Trump ha fatto benissimo a richiamare il leader cinese e russo ad un maggior rispetto per l’isolamento di Pyongyang, perché solo con un embargo, e non solo con sanzioni, si può ricondurre il Nord Korea ad un tavolo serio di trattative per la sicurezza del mondo.
Le azioni di forza mostrate dalla capacità militare USA con Sud Korea e Giappone ben poco hanno solleticato il leader nordcoreano, che alla fine ha risposto con altri lanci di missili. “Rocket man” sa che finché non crea un incidente internazionale ben poco possono fare contro di lui; mai potrà scoppiare una guerra contro colui che si ritiene il piccolo Davide, e mai la sua sovranità potrà essere violata. Sta vivendo con significative sanzioni, ma questo non comporta alcuna ulteriore sofferenza sia per lui che per il suo popolo. Kim al momento non ha alcuna intenzione suicida di colpire per primo, per poi vedersi ridurre il suo paese ad un grande parcheggio per la Hyundai.
Quindi, il messaggio di Trump verso il piccolo Kim è un messaggio diretto, chiaro ed esplicito, ma non farà riflettere il leader nordcoreano perché non si sente minacciato e non ha alcun motivo di “essere riportato alla ragione”.
In sintesi, il discorso di Trump poteva essere scontato, o forse meno scontato, ma non si possono porre nello stesso piano due paesi come l’Iran ed il Nord Korea, ed il paese degli Ayatollah ha dimostrato, con la guerra contro l’ISIS di essere una nazione capace di sacrificarsi per interessi internazionali ma che la riguardano direttamente e che forse non è più il tempo per considerarlo uno stato canaglia.

 

 

*Col. (Aus)

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