Economia, nasce il capitalismo di sorveglianza

Di Pierpaolo Piras

Roma. Uno dei tanti slogan dell’era digitale dice che “se è gratuito, tu sei il prodotto”.

Questo non sempre è vero: siamo infatti la materia prima in un processo di estrazione molto più ampio.

Lo sfruttamento economico della vita e l’esperienza privata ha generato una nuova logica economica che va oltre l’economia tradizionale e rischia di minare la democrazia come in un romanzo di George Orwell.

E’ nata una nuova logica economica che va oltre l’economia tradizionale

Nel corso dei secoli, il capitalismo si è evoluto attraversando almeno quattro fasi cronologiche fondamentali.

La fase della proprietà agraria e del secondario capitale fondiario, che ha raggiunto il massimo della sua espressione nel corso della Repubblica e poi dell’Impero Romano.

La suddivisione razionale del territorio è tuttora visibile sulle immagini satellitari e deducibile dalla perfetta suddivisione del territorio coltivabile (centuriazione).

Esso basava la sua esistenza sulla proprietà privata e la schiavitù del personale lavorante.

E quella del capitalismo industriale, basato sull’ avvento delle macchine e di importanti ritrovati tecnologici che hanno consentito la produzione di oggetti e merci in eccedenza.

Nasce a pieno titolo in Inghilterra nella seconda metà del XVIII secolo, con l’industria manufatturiera tessile seguita dal settore estrattivo e metallurgico.

Il capitalismo, ovvero il potere dei soldi, compare negli ultimi decenni del XIX secolo con la costituzione dei grandi istituti di credito, per lo più a carattere commerciale-finanziario che erano gli unici capaci di consentire l’acquisto di macchinari e di impianti tecnologici capaci di resistere alla concorrenza internazionale.

E con la messa in pratica del “taylorismo” il processo produttivo viene parcellizzato in singole fasi da realizzarsi in un tempo standardizzato.

L’ultima è quella del capitalismo di sorveglianza, com’è stata denominata dai media. Rappresenta un innovativo ordine economico.

Nel capitalismo di sorveglianza le aziende industriali tradizionali sono acquisite, modificate e/o sostituite da altre aziende (high tech) che vantano i maggiori guadagni del pianeta semplicemente raccogliendo più dati possibile sulla nostra vita e attività private.

Sorvegliano il comportamento di ognuno di noi fin dal primo momento d’accesso al Web. Controllano e raccolgono dati sulla nostra navigazione nel web, li elaborano e ne traggono precise deduzioni sui nostri gusti e preferenze attuali e in una prospettiva futura.

Il termine è stato coniato dall’economista americana Shoshana Zuboff proveniente dalla “Business Administration della Harvard University” dove ha insegnato fin dai primi anni ’80, la quale ne ha paventato i danni a libertà e democrazia.

L’economista americana Shoshana Zuboff

Le banche ai loro clienti vendono caramente i cosiddetti “algoritmi predittivi” . Si tratta di formulazioni matematiche tramite le quali riferiscono cosa facciamo e a che ora di quale giorno.

Producono pubblicità mirate, quando e come vendere un mutuo oppure un’assicurazione e quanto farcele pagare. Desiderano sapere come sarà il nostro comportamento e accettazione per un prodotto di futura produzione per dedurre le loro migliori azioni per influenzarci e comandare le nostre scelte.

E’ e sarà sempre più una guerra tra noi e il capitale ”high tech” che, non sazio, vuole acquisire persino i nostri volti senza che ne sappiamo nulla.

Già oggi i prodotti della sorveglianza si estendono alle assicurazioni, vendite al dettaglio, finanza privata ed industriale, sanità, istruzione secondaria e universitaria con la laurea Web in perfezionamento e una gamma crescente di beni e servizi.

Abbiamo detto all’inizio che nell’era digitale ”se è gratuito, tu sei il prodotto”. Ma non è del tutto così: non ci rassegniamo ad essere svuotati di ogni volontà o a perdere la nostra privacy senza prendere atto che si tratta comunque di qualcosa che ci viene imposta illegittimamente.

Il capitalismo di sorveglianza non ha precedenti nella storia umana e non sappiamo come e dove saranno i suoi limiti.

Di certo possiamo constatare che esso nutre profondo disprezzo per le norme sociali e le libertà individuali delle quali la democrazia non può fare a meno.

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