Elezioni Presidenziali Venezuela, Maduro: “Dopo il 20 maggio si riprenderà la storia della rivoluzione chavista”

Caracas (dal nostro inviato). Patria, famiglia, popolo, rivoluzione. Quattro parole che come i capitoli di un libro fanno parte del vocabolario politico del Presidente venezuelano Nicolas Maduro.

Il Presidente Maduro tra i suoi sostenitori

Ieri pomeriggio a Caracas (sera in Italia) il Presidente uscente del Venezuela, ha chiuso la campagna elettorale in Avenida Bolivar. Davanti ai suoi tanti sostenitori, tutti con indosso una maglietta, una camicia, un cappello rosso o con altri indumenti che indicavano il grande sostegno all’erede di Hugo Chavez in Avenida Bolivar, Maduro è arrivato tenendo per mano la moglie. Ed indossando pantaloni scuri ed un’ampia camicia verde dove campeggiava oltre ai colori della bandiera del Paese caraibico, rosso, giallo e blu’ l’immagine appunto di Chavez, ovvero di chi ha voluto realizzare un Paese socialista, tenendo presenti i quattro punti sopracitati.

Un momento del comizio conclusivo, ieri a Caracas

La volontà di portare avanti “un processo rivoluzionario”, da queste parti, spesso si accompagna alla parola paz (pace).

E su questo tema Maduro ha sostenuto che “il Venezuela è rivoluzione perchè il popolo è rivoluzionario” ma nello stesso tempo è un popolo di pace. E’ valoroso.

E verso il quale, per i prossimi cinque anni è pronto a dare tutto se stesso, perchè il suo popolo rispetta la Patria e, di conseguenza, le leggi.

Un Venezuela dove la storia del Libertador, Simon Bolivar è parte integrante, diremo fondamentale della filosofia politica chavista.

E come recita un epigrafe sotto il busto di Bolivar attiguo alla sede del Consiglio nazionale elettoriale (CNE) “il potere elettoriale lo esercitano i cittadini” (Costituzione della Bolivia nel 1826).

Perciò, cosa c’è di meglio che rispettare il pensiero bolivariano se non andare a votare domenica dalle 6 alle 18?

Perchè votare qui, in Venezuela, significa esprimere il proprio attaccamento al Paese. Significa essere liberi di esprimere quel senso di appartenza politica contro chi invece, anche negli ultimi giorni, ha chiesto di rinviare il voto perchè la campagna elettorale non ha rispettato le regole.

Non andare a votare, astenersi qui è visto come un male, come un’offesa alla democrazia partecipativa.

Negli ultimi 19 anni, in Venezuela ci sono state 23 elezioni e con quelle di domenica si arriverà a 24. “Un record – ha ricordato il Presidente – dove ha sempre vinto il popolo”.

Il quale, nel bene o nel male dell’attuale situazione del Paese, ha sempre espresso il suo pensiero. In alcune consultazioni il chavismo ha perso in altre ha vinto. Ma sempre il popolo ha partecipato, ha ricordato Maduro.

Nel suo intervento durato oltre 45 minuti, ha ripensato alle sconfitte e alle vittorie. Ha attaccato, senza mezzi termini, il Presidente colombiano Santos, dicendogli di farsi i fatti suoi, di non immischiarsi alle questioni politiche venezuelane (ricordiamo che la Colombia voterà il 27 maggio per le Presidenziali e Santos se la vedrà con il canditato di destra Duque). Il colombiano aveva dichiarato che non avrebbe riconosciuto il voto popolare venezuelano, ha spiegato Maduro.

Infine, il Presidente venezuelano si è detto pronto a risolvere i problemi economici con “grandi cambiamenti”. Ma non ha spiegato quali.

Il nuovo “processo rivoluzionario” sarà possibile solo se donne, uomini, giovani andranno a votare per lui domenica, ha evidenziato.

Perchè da quella data il Venezuela, ha concluso, “si riprenderà la storia della rivoluzione”.

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