ESCLUSIVA. Aeronautica Militare, visita alla base degli F-35 ad Amendola. I suoi sensori sono la parte più affascinante e nello stesso tempo la più performante

Amendola (Foggia)dal nostro inviato. Il rombo dei motori degli F-35A Lightning II risuona per tutta la base dell’Aeronautica Militare di Amendola (Foggia), sede del 32° Stormo.

Due di loro stanno decollando per un volo di addestramento.

F-35 in volo

Vediamo il velivolo staccare le ruote dall’asfalto della pista e raggiungere la sua quota. Dalla torre di controllo della base assistono i piloti.

Finalmente riusciamo a vederli dal vivo. A conoscere le sue peculiarità. Stiamo parlando di una macchina che, dal punto di vista ingegneristico, non ha eguali nel mondo.

I piloti ne sono entusiasti. Mai nessuno ha avuto modo di trovarsi ai comandi di un prodotto altamente tecnologico.

Report Difesa, in esclusiva, ha avuto modo di conoscere il perché gli F-35 siano così straordinariamente utili per tutte le Forze Armate che ne hanno già acquistati o che li hanno ordinati. Tanto da mandare loro personale ad addestrarsi negli Stati Uniti.

A farci da guida alla scoperta del velivolo, il Colonnello Davide Marzinotto, Comandante del 32° Stormo.

Il quale ha una lunga esperienza sia di volo in vari di Stormi (242^ Squadriglia – 103° Gruppo / 51° Stormo; 238^ Squadriglia – 101° Gruppo / 32° Stormo; 98^ Squadriglia – IX Gruppo / 4° Stormo; 20° Gruppo del 4° Stormo) sia come Air System Requirements Officer JSF (Joint Strike Fighter), presso la rappresentanza militare italiana a Washington e come capo del 2° e del 3° Ufficio della Direzione di Programma JSF al IV Reparto di SEGREDIFESA.

PERCHE’ COSTRUIRE GLI F-35?

A questa domanda, c’è solo una risposta. Che il Colonnello Marzinotto articola così: “Il programma F-35 nasce per avere velivoli capaci di assolvere missioni sempre più complesse e diversificate per affrontare le molteplici sfide future”.

Il comandante del 32° Stormo di Amendola (Foggia), Colonnello Davide Marzinotto

Per rispondere all’esigenza di scenari sempre più complessi, si è intrapreso così lo sviluppo di un sistema d’arma di nuova concezione che fosse il punto di sintesi di esigenze operative finora delegate a velivoli molto diversi tra loro.

Nasceva un caccia di 5^ generazione, ultra moderno, che fa dei suoi sensori la parte più affascinante e nello stesso tempo più performante.

In tanti anni la tecnologia ha fatto passi da gigante. E se prima si poteva solo immaginare di avere un velivolo di questo genere, oggi lo abbiamo.

“Ogni Stato – racconta il Colonnello Marzinotto – che fa parte del Programma, in qualità di Partner, ha arricchito il progetto con le proprie esperienze ed esigenze tecniche. La prima di tutte:

avere un aereo dalle alte prestazioni ma dai costi contenuti”.

Oltre agli Stati Uniti, il principale cliente e finanziatore con la Lockheed Martin, partecipano anche Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca.

“Si è poi passati – prosegue il Comandante del 32° Stormo – alla redazione di un documento operativo. Stiamo parlando di un progetto ambizioso, difficile e complesso. Un progetto che, per la prima volta nella storia, viene messo a punto con Paesi amici in partnership.

Viene creato un sistema di governance per mettere, a fattore comune, tutte le esigenze delle rispettive Forze Armate e valorizzarne le specificità”.

Nasce così il JOINT PROGRAM OFFICE. Tutti i Paesi interessati si occupano della progettazione, della logistica per future economie di scala.

Un F-35 in addestramento

E’ un progetto militare ed industriale che non ha avuto pari nella storia dell’Aeronautica Militare moderna. Si è compreso e riconosciuto come la comunanza dei sistemi d’arma, in un’Alleanza come quella Atlantica, rappresenta un’eccezionale valore per consolidare ed unire.

Dal punto di vista strategico condividere la stessa tipologia di velivoli, il sistema info-logistico ed alcune infrastrutture addestrative per Piloti e Personale, in caso di operazioni congiunte, garantisce una efficacia di gran lunga superiore.

Come dicevamo ogni Paese ha partecipato, già dai primi momenti, alle fasi di progettazione del velivolo. Ogni Nazione Partner ha fornito suoi ufficiali piloti, sia dell’Aeronautica che della Marina (gli Usa anche dei Marines) per lavorare insieme.

Il concetto “programmatico” del progetto richiama quello di una esercitazione internazionale, dove ogni Paese dà il suo contributo in uomini, mezzi, risorse economiche.

Il Programma è stato inoltre in grado di accogliere anche requisiti peculiari di singoli Partner rendendo il velivolo in grado di soddisfare anche specifiche esigenze di impiego (ed esempio l’introduzione del parafreno per l’impiego in piste ghiacciate).

“dal punto di vista Nazionale – prosegue nella sua illustrazione il Comandante del 32° Stormo – ad esempio penso alla certificazione degli aero-rifornitori c.d. Tanker. Già nel 2016 il nostro KC767 è stato certificato a rifornire gli F35 A e B di tutte le nazioni”.

L’F35A è un aereo a bassissima visibilità, che può assolvere innumerevoli tipologie missioni simultaneamente. Può essere equipaggiato con armamento aria/aria ed aria /suolo e grazie alla possibilità di stivare internamente il proprio armamento, mantiene inalterata la bassissima visibilità e riduce la resistenza aerodinamica a vantaggio delle prestazioni aerodinamiche.

Gli innovativi sensori dell’F-35 rappresentano il fulcro dell’attività NET CENTRICA: il velivolo può raccogliere in tempo reale una significativa quantità di informazioni e comunicazioni dettagliate da una molteplicità di fonti diverse: navi in superficie, aerei in volo, caccia o aerei radar, sistemi e forze sul terreno e, a sua volta, renderle tempestivamente disponibili ad altri sistemi d’arma presenti in zona d’operazioni e ai centri di comando e controllo, contribuendo ad acquisire un’approfondita consapevolezza della situazione operativa necessaria a tutti i decisori istituzionali, politici e militari. L’F-35 è paragonabile ad un nodo che, attraverso una rete protetta, distribuisce ai vari utenti le specifiche informazioni necessarie per l’assolvimento delle rispettive missioni. Per questo tutti i Paesi partner hanno firmato protocolli di sicurezza molto rigidi.

Il Sistema d’Arma deve essere tutelato.

IL RUOLO DELL’ITALIA

Nel nostro Paese ci sono state numerose polemiche tra i pro e gli anti F35. Quello che per noi di Report Difesa è fondamentale, al di là dell’aspetto tecnico-ingegneristico e dell’impiego, raccontare come l’areo abbia portato occupazione nella base di Cameri, dove tecnici italiani lavorano alla realizzazione di molti componenti del velivolo (ali e corpo centrale) sia per i velivoli italiani che degli altri Partner.

Cameri rappresenta la prima fabbrica costruita al di fuori dagli Stati Uniti. Continuando di fatto la lunga storia di costruzioni aeronautiche che il nostro Paese vanta. In fondo i nostri ingegneri sono o non sono gli eredi del genio di Leonardo da Vinci?

In un F-35 c’è anche tanta capacità ingegneristica italiana

L’ambiziosa copertura logistica e di supporto globale (wordwide) sarà realizzata tramite poli regionali di manutenzione dove Cameri (Novara), si è già aggiudicata la competizione per l’area euro-mediterranea per la manutenzione dell’aerostruttura del velivolo. Per i motori, invece, ci sono altri poli manutentivi.

Un esempio: se un F35 americano imbarcato su una portaerei in navigazione nel Mediterraneo dovesse avere necessità di manutenzione, dove andrebbe? La risposta è fin troppo facile: nella base di Cameri.

F35 a Cameri

Ulteriore elemento di novità emerge dal nuovo concetto gestione delle parti di ricambio, che a differenza del passato non impone ad ogni Paese di acquistare grandi quantitativi di spares, (con la necessità di ampi magazzini, vincoli nel mantenere i ricambi aggiornati e non ultimo di provvedere, a fine vita all’alienazione e smaltimento). Oggi, il supporto globale, capillare e condiviso tra i Partner permetterà una condivisione regolamentata dei ricambi e quindi un’ottimizzazione delle risorse logistiche al fine di efficientare la filiera e ridurne i costi. Si pensi all’impiego dell’F35 in una missione internazionale in cui dovesse emergere la necessità di sostituire un pezzo, il Programma provvederà a rifornirlo tramite il cosiddetto pooling ovvero un bacino comune di spares a disposizione delle nazioni.

Tutto questo rientra nel fondamentale concetto del Supporto Logistico Avanzato, cioè un avanzato sistema di prognostica e di gestione del velivolo che punta a garantirne la massima disponibilità in termini di efficienza e rateo di utilizzo, semplificando i processi di manutenzione. Il velivolo si interfaccia con il sistema informatico di logistica integrata, denominato ALIS (Autonomic Logistic Information System), che consente di gestire richieste, movimentazioni e distribuzioni delle parti di ricambio su scala globale, in maniera tempestiva e secondo il principio del “just in time”.

L’ADDESTRAMENTO 

L’addestramento dei nostri piloti è un aspetto molto importante. Inizia negli Stati Uniti, nella base della USAF in Arizona dove, in linea con l’approccio di programma, le nazioni Partner condividono piloti istruttori, velivoli e “studenti”.

I piloti si addestrano dai 3 ai 7 mesi in funzione dalle qualifiche che ogni forza Armata prevede per ognuno, seguendo percorsi addestrativi comuni e condivisi.

Molto intenso anche l’addestramento dei piloti

“La transizione dei nostri piloti militari è avvenuta e sta proseguendo senza intoppi – spiega il comandante del 32° Stormo -. La fase iniziale di addestramento avviene negli USA insieme agli altri Partner con i quali costruiamo un background comune e prosegue per gli aspetti più avanzati qui ad Amendola”.

“La bontà di questo impianto addestrativo – evidenzia ancora il comandante- ha già dato i primi frutti permettendoci ad esempio di aver effettuato varie trasvolate oceaniche, prima ancora degli stessi Stati Uniti; per poi proseguire con l’inserimento nel dispositivo di Difesa Aerea Nazionale montando regolarmente d’allarme, nonché avere ospitato il TLP (Tactical Leadership Program) a fine 2018 ed infine aver potuto conseguire primi in Europa la IOC (Initial Operational Capability”).

Il velivolo – conclude il Colonnello Marzinotto – è ormai maturo e rappresenta per l’Aeronautica Militare un’eccezionale piattaforma capace di rappresentare un vero salto generazionale. Per le tecnologie impiegate non ho dubbi che oggi qui viviamo una speciale finestra sul futuro”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore