ESCLUSIVA. Esercito, alla scoperta delle Forze Speciali. Parla il Generale di Brigata Ivan Caruso, comandante del COMFOSE

Di Giusy Criscuolo

Livorno (nostro servizio). In occasione dell’Esercitazione “Blizzard 1”, abbiamo avuto modo di conoscere il Reparto della neo costituita Forza Speciale 185° RRAO.

Report Difesa ha incontrato il comandante del COMFOSE ((Comando Forze Speciali) dell’Esercito, Generale di Brigata, Ivan Caruso.

Il Generale di Brigata, Ivan Caruso

Quale migliore occasione per porre alcune domande in merito all’occasione che ci ha visti ospiti all’interno della Caserma “Carlo Pisacane” di Livorno?.

Prima di procedere con l’intervista, il Generale Caruso, ha fatto riferimento ad un malinteso senso di riservatezza, che ha accompagnato, in passato la figura delle nostre Forze Speciali e che fino a poco tempo fa, ne ha tenuto le porte chiuse.

Dallo scambio di opinioni, si è avuto modo di evincere che vi è una rinata necessità, di far conoscere, lì dove possibile, le eccellenze che fanno parte delle Forze Speciali dell’Esercito e che sono rappresentate dai Reparti del 9° Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, il 28° Reggimento Pavia e i neo costituiti Reparti di Forze Speciali quali il 185° RRAO e il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti.

“Ritengo – ci ha detto – che tutti questi Reparti debbano essere conosciuti per il lavoro che fanno, per l’impegno che ci mettono. Il prodotto di sicurezza che offrono e le capacità che hanno di poter intervenire in qualsiasi momento e in brevissimo tempo. la liberazione di cittadini italiani all’estero, il tenere la sicurezza nelle ambasciate, il fare attività di antiterrorismo, anche in tempo di pace, sono aspetti che devono essere evidenziati i segreti sono altri. Vedere i Reparti in addestramento, cosa fanno, come si impegnano, la loro preparazione. Credo sia un giusto riconoscimento a quello che fanno”.

Generale Caruso, cosa è il COMFOSE?

Il Comando delle Forze Speciali dell’Esercito, il COMFOSE, è un Comando che ha il compito di selezionare il personale che entrerà a far parte del comparto, di addestrarlo, di coordinarne l’addestramento, di approntare i Reparti che affronteranno le operazioni e di conseguenza, fornire degli elementi pronti per le esigenze all’estero e in Italia. Il COMFOSE, nella sua totalità, comprende il 75% delle Forze Speciali della Difesa. Nel bacino della Difesa, tra Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri noi ricopriamo un bel ruolo. Tutti i Reggimenti che diamo a disposizione della Difesa, sono delle Forze Speciali.

A questi quattro Reggimenti se ne aggiunge un quinto, che non è sotto il comando diretto del COMFOSE, ma con il quale abbiamo un collegamento tecnico funzionale che è quello del 3° Reggimento Elicotteri per operazioni speciali (REOS) “Aldebaran”. Un Reparto orientato alle operazioni speciali ed è munito di velivoli specificatamente disegnati per un determinati tipo di operazioni.

Gli operatori di questo Reggimento, sono un sostegno alle operazioni speciali, anche se sono addestrati e preparati a svolgere determinati tipi compiti. Anche gli allenamenti vengono svolti tra noi e il 3° REOS, per cui la fase di pianificazione e delle operazioni viene svolta insieme. Non si tratta di avere un elicottero che arriva e ti porta dal punto A al punto B, ma le fasi di preparazione iniziale, la selezione, e ripeto, la pianificazione delle operazioni, vengono svolte insieme. Ci sono delle attività, che richiedono la presenza di piloti particolari. Non ci si può permettere di sbagliare. Siamo un tutt’uno, non potrebbe essere altrimenti.

Quali sono le caratteristiche dei Reggimenti che ha alle sue dipendenze?

Il COMFOSE ha quattro Reggimenti alle mie dipendenze, il 185° Reggimento, Ricognizione e Acquisizione Obiettivi, che è un Reggimento specializzato nella ricognizione strategica, uno dei tre compiti essenziali delle operazioni speciali. Si tratta di un Reparto che è stato da poco  elevato a Forze Speciali. E’ in grado di svolgere tutti i task delle operazioni speciali con una specializzazione che è la ricognizione strategica.

C’è poi il 9° Col Moschin, che è il Reparto incursori. Si tratta di unità ad alta specializzazione, qualificate anche esse a svolgere tutti i task delle operazioni speciali e nello specifico il compito di svolgere attività controterrorismo.

Poi c’è il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger, anch’esso neo costituita Forza Speciale, la quale ha il compito di svolgere come gli altri, tutti i task delle operazioni speciali, in particolare, dove è richiesta la massa. Il suo personale, numericamente più elevato, è specializzato in combattimenti in montagna e in ambienti artici.

L’addestramento di unità del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti

Infine abbiamo il 28° Reggimento Pavia, specializzato nelle comunicazioni operative. E’ un Reggimento che si occupa di guerra psicologica, specializzato nello studio dei media, dei social network e delle lingue.

Si tratta dell’unico comparto dell’Esercito in grado di individuare specifici target audiens, in grado di influenzare la percezione di una determinata popolazione, a favore dei nostri contingenti all’estero. Un esempio è quello dell’Afghanistan, dove lo studio di questa popolazione, permette di inviare messaggi, di parlare con i leader del posto, in modo da poterne influenzare la percezione e facilitare il lavoro del contingente italiano che si trova lì.

E’ un Reggimento che si distacca dalle Forze Speciali vere e proprie, ma che con il proprio operato, racchiude gli effetti strategici delle Forze Speciali. Ripeto: è l’unico assetto di guerra psicologica della Difesa.

Lavora infatti in supporto alla Difesa con Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri e viene utilizzato per lo più, per la parte di intelligence, come l’individuazione di K Leader avversari, le reti di collegamenti tra i vari K Leader.

Che cosa pensa del passaggio a Forze Speciali del 185° Reggimento RRAO e del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti?

E’ una naturale e opportuna conclusione. Sono due Reparti che sono maturati tantissimo negli anni. Io sono stato il primo comandante del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti e ho trasformato il Battaglione in Reggimento. Era il 2004.

I Reparti hanno imparato tantissimo e con molta umiltà si sono approcciati a questi impieghi. Credo che questo, sia il giusto riconoscimento al lavoro svolto. Dietro a questo lavoro ci sono capacità che sono state sviluppate. Sono capacità di tutto rispetto e che permettono di potersi inserire a pieno titolo nell’alveo delle Forze Speciali.

STEMMA Comando Forze Speciali dell’Esercito

Quali sono i rapporti tra la Brigata Paracadutisti “Folgore” e il COMFOSE?

Sono due unità fondamentalmente diverse. La Brigata Paracadutisti “Folgore” è un a Brigata convenzionale di Paracadutisti e quindi assolve dei compiti differenti. Sono specializzati nell’infiltrazione con il paracadute, generalmente con fune di vincolo e hanno delle eccellenze come il Plotone esploratori, abilitati alla caduta libera. Ma il grosso della Brigata, utilizza l’unità di massa per svolgere il proprio compito. La Brigata “Folgore” viene impiegata per determinati obiettivi tattici.

Le Forze Speciali, hanno invece, compiti diversi, che hanno delle ricadute, strategico-politico- militari, nelle loro azioni. Le Forze Speciali vengono impiegate per compiti strategici. La specializzazione è molto più selettiva. Le nostre selezioni hanno solo il 10% di successo. Su cento canditati, solo 10 diventano operatori. E’ chiaro che è richiesto tutto un altro tipo di specializzazione, senza nulla togliere alla Brigata “Folgore”.

Abbiamo molti rapporti con la Brigata, perché facendo attività aviolancistica insieme, condividendo gli aerei, essendo anche il grosso delle unità in Toscana, abbiamo molti rapporti.

Un esempio di cooperazione lo abbiamo nelle esercitazioni, come quelle di comparto. In questo tipo di attività chiediamo alla Brigata “Folgore” del personale che vi possa partecipare. Perché è fondamentale incrementare e rafforzare la cooperazione tra Forze convenzionali e Forze Speciali.

Ci sono operazioni speciali che vengono condotte in totale isolamento e ci sono molti casi in cui le operazioni speciali si svolgono all’interno di un’area di operazioni, dove già ci sono Forze convenzionali. In questo caso, è importante fare delle pianificazioni insieme, perché ci si inserisce in un dispositivo di Forze convenzionali e bisogna poter coordinare ogni operazione, per evitare di farsi del male. Questo si fa, conoscendosi e facendo addestramento insieme, incrementando il coordinamento tra le Forze convenzionali e quelle Speciali. Ritengo che ci si possa definire soddisfatti di questa cooperazione.

Perché nei comparti di Forze Speciali, si mantenga l’eccellenza e la specializzazione, il numero degli operatori, deve rimanere ridotto o va aumentato?

Credo che da una parte possiamo migliorare i nostri sistemi di arruolamento, possiamo ottimizzare le selezioni, possiamo creare un iter addestrativo, modificandolo leggermente, in modo tale che sia più graduale e che consenta a qualcuno, in ritardo nella preparazione fisica di poter ambire alla qualifica di operatore, ma credo anche che ci sia un limite naturale oltre il quale non si può andare.

Necessariamente il numero delle Forze Speciali è limitato, proprio perché le attività che vengono richieste, sono talmente tante e variegate e distinte, che richiedono capacità tecniche, professionali, intellettuali, caratteriali e morali che non tutti hanno. Non è semplice trovare una persona, e parlo soltanto delle attività pratiche, che sappia: che si lanci con il paracadute, che sia capace di stare per aria in caduta libera, che sappia arrampicare, sciare, nuotare, fare il sub, che abbia un quoziente intellettivo tale da potergli affidare dei compiti, anche delicati e magari in isolamento, con la capacità di iniziativa in assenza di ordini, per cui in grado di prendere la decisione giusta e non quella sbagliata, che potrebbe portare ad un problema di ordine politico, diplomatico, militare, non è facile. La selezione è e sarà per forza di cose elevatissima. L’asticella non si abbasserà mai.

Il Comandante del COMFOSE, alla fine dell’intervista, ha tenuto a sottolineare quali saranno le nuove linee guida per l’ampliamento del numero degli operatori. Un interessante approfondimento, che crediamo possa risultare utile ai nuovi aspiranti operatori delle FS dell’Esercito.

Gen. di B.rigata e Comandante del COMFOSE Ivan_CARUSO

“Noi stiamo cercando di ampliare il numero degli operatori. Gli standard per accedere saranno sempre elevati, ma abbiamo pensato che aumentando il numero delle domande, aumenterà il numero dei selezionati. Se ad oggi su cento candidati ne prendiamo dieci sui duecento di domani ne prenderemo venti, diciotto, sedici. Sulla base di queste considerazioni, abbiamo aperto ai VFP1, che avranno la possibilità da subito di fare domanda per far parte delle Forze Speciali. Quindi, un ragazzo da civile, può fare domanda prima di fare VFP1. I ragazzi che avranno fatto domanda, una volta al RAV saranno selezionati da un nostro nucleo di selettori. Quando questi confermeranno la loro scelta verranno effettuate delle prove fisiche come quelle per i paracadutisti e il passo successivo, sarà quello di mandarli alla scuola militare di paracadutismo, dove faranno il corso di dieci settimane previsto per accedere al corso di paracadutismo vero e proprio e a fine del corso, saranno pronti per fare le selezioni.

Abbiamo iniziato con uno, che noi chiamiamo l’Highlander e che sta facendo la specializzazione per diventare acquisitore, poi siamo passati ad un numero di tre, poi 7 e ad oggi siamo a 12, quindi stiamo lentamente ampliando il numero”.

Quale è vantaggio di entrare nelle forze speciali da VFP1?

Se si supera il corso basico OBOS per operatore speciale hai un canale preferenziale per diventare VFP4. Chi si qualifica, Incursore, Acquisitore o Ranger da VFP4 passa direttamente al servizio permanente. Con un passaggio di 5 anni, se ci si impegna, se si superano le selezioni, se si è capaci e se lo si vuole davvero, garantiamo il passaggio al servizio permanente. Il prodotto sta migliorando e i nuovi arrivati sono molto più determinati e preparati fisicamente.

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