Esercitazione Caex I 2018: il meglio dell’aviazione dell’Esercito

Di Enrico Maria Ferrari

Viterbo (dal nostro inviato). All’inizio si sente solo un rumore lontano di pale di elicottero: poi, letteralmente in pochi secondi, piombano dal nulla quattro elicotteri Mangusta che si posizionano con muso e armi puntate verso il centro del teatro delle operazioni, immobili e minacciosi in aria. A breve elicotteri da trasporto truppe, fra cui il Chinook CH-47, arrivano in formazione, toccano il suolo con la rampa aperta e sbarcano truppe d’assalto, per poi ripartire pochi secondi dopo. Contemporaneamente da alcuni veicoli a terra con mitragliere sul tetto parte un fuoco di copertura contro i “cattivi”.

Lo sbarco dell truppe d’assalto da un Chinook

E’ lo scenario di una giornata dell’esercitazione Caex I 2018, acronimo per Complex Aviation Exercise, che si svolge nella sua versione “livex” (cioè operativamente sul terreno) fino al 25 maggio tra Lazio, Umbria e Toscana.
Lo scopo di questa complessa esercitazione è quello di “validare l’approntamento delle unità dell’Aviazione dell’Esercito per il successivo impiego in Teatro d’Operazione”, significa in pratica che vengono riprodotte su scala reale operazioni e tattiche che verranno poi utilizzate dai nostri militari impegnati in Iraq e Afghanistan. L’esercitazione verifica le capacità operative delle unità aeromobili utilizzando dei case study, cioè dei modelli di riferimento reali, sui quali pianificare una attività il più possibile dettagliata. Esattamente come in uno scenario reale, sono previste delle “injection”, cioè delle attivaziono e/o variazioni rispetto alla pianificazione, così da vagliare in tempo reale le capacità di adattamento a situazioni impreviste che possono manifestarsi durante lo svolgersi delle operazioni.

Le unità partecipanti a Caex I 2018 assommano a circa 600 elementi, tra ufficiali, sottufficiali e graduati di truppa: imponente il dispiegamento dell’Aviazione dell’Esercito, presente con 24 elicotteri (8 AH-129, 8 UH-90, 3 UH-205, 2 HH412, 1 HH212 e 4 CH-47), un aereo UC-228 sistemi Istar, sistemi di comando e controllo e di contro-interdizione quali Raven, safe Strike e Skyguard Aspide. Vengono utilizzati droni di osservazione e sistemi di simulazione d’arma Miles e Simunition.

La Caex I 2018 fa riferimento ad uno scenario chiamato “Skolkan”, una regione geograficamente inesistente ma con caratteristiche reali come quelle dove si trovano ad operare le nostre truppe all’estero: colline e terreni sgombri da costruzione e centri abitati (delle ex polveriere dell’esercito) dove simulare ad esempio l’intervento di truppe che devono “liberare” personale civile circondato da forze ribelli.

Un elicottero sta per atterrare e recuperare alcuni uomini

Un UH-205 con mitragliere e, sull’altro lato, un uomo pronto a scendere col verricello

Durante le giornate di esercitazione vengono provate tecniche e tattiche affinate durante l’addestramento. Vengono condotte sia attività di assalto che di evacuazione medica MedEVAC, utilizzando personale medico e paramedico che è in grado di stabilizzare i feriti anche in condizioni difficili come quelle di volo di un elicottero. In caserma il personale incaricato di prestare assistenza medica viene addestrato con manichini intelligenti in grado di simulare persone ferite con tanto di versamento di sangue, gemiti e movimento del petto e della lingua. Un simulacro di cabina di elicottero, con barella e apparecchiature elettro-medicali, permette di ricreare le stesse condizioni, anche di luce, che il personale si troverà ad affrontare sul campo e in volo.

Nel corso dell’esercitazione vengono simulate anche le tattiche di “VetEVAC”, cioè di evacuazione veterinaria dei cani usati in attività antiesplosivi: come ribadito nel briefing iniziale dal Generale di Brigata Paolo Riccò, Comandante dell’Aviazione dell’Esercito a capo dell’esercitazione, “i cani sono come i nostri soldati” e in virtù del fortissimo legame con i loro addestratori vengono curati e recuperati sul campo esattamente come i soldati feriti durante le operazioni.

VetEVAC: i cani feriti vengono soccorsi ed evacuati come tutti gli altri soldati

In un altro scenario viene simulato l’intervento di truppe e aeromobili per liberare una vasta area collinare, dove sono presenti punti di osservazione del nemico: il realismo è talmente esasperato che il “nemico” si nasconde nel sottobosco in tende mimetizzate ed è travestito alla stregua dei ribelli con tanto di copricapo tipico e abbigliamento casual. Sia i nostri soldati che i finti ribelli utilizzano il loro armamento standard, naturalmente con munizioni a salve e dispositivo di sicurezza sulla canna dell’arma.

I “ribelli” tentano di difendere la loro posizione

I nostro soldati conquistano la postazione dei “ribelli”

 

 

L’Aviazione dell’esercito che quest’anno ha celebrato i suoi 67 anni è una specialità della Forza Armata con una capacità dual use che le permette di operare sia all’estero, nei vari scenari operativi sia in territorio nazionale in supporto alla popolazione civile in caso di calamità naturali. Un esempio sono le operazioni condotte dagli elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito durante l’emergenza neve in Centro Italia, il terremoto a Ischia della scorsa estate o le annuali campagne antincendio boschivo.
Nella sede di Viterbo è presente il Comando Aviazione dell’Esercito, il Centro Addestrativo Aviazione dell’Esercito polo d’eccellenza nella formazione dei futuri piloti e specialisti nonché nella formazione degli equipaggi Forward Medevac (team di medici e infermieri specializzati nell’evacuazione medica avanzata), il Comando Sostegno dell’Aviazione dell’Esercito con il 4° Reggimento di Sostegno dell’Aviazione dell’Esercito “Scorpione” e due dei quattro Reggimenti operativi della Specialità; in particolare il 1° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Antares e il 3° Reggimento Elicotteri per Operazioni Speciali “Aldebaran”. Si tratta di circa 1000 persone che indossano il caratteristico basco azzurro.

Nella simulazione il personale “civile” viene evacuato dall’edificio con il verricello

L’Aviazione dell’Esercito trae le sue origini nei primi voli di guerra condotti dall’Esercito in Libia negli anni 1911 e 1912 e durante la Prima Guerra Mondiale.
La necessità di dare alla Forza Armata una “forza aerea propria” ha fatto sì che l’Aviazione dell’Esercito figurasse quale unica “Specialità”, non appartenente cioè a nessuna Arma o Corpo dell’Esercito.
Con Decreto Ministeriale del 1° giugno 1999, l’Aviazione dell’Esercito diventa una Specialità dell’Arma di Cavalleria, assumendo la denominazione di “Cavalleria dell’Aria”.
In attuazione della legge n. 276 del 2 agosto 1999, le Bandiere di Guerra del Centro e dei Reggimenti sono sostituite dagli Stendardi.
Dal 3 novembre 2003 la Cavalleria dell’Aria confluisce nella nuova Aviazione dell’Esercito, Specialità di Forza Armata.

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