Espulsione diplomatici russi, l’Italia non scontenta nessuno

Di Pierpaolo Piras

Roma. L’Italia ha espulso due diplomatici russi. Il comunicato è stato dato non dal nostro ministro degli Esteri ma da un sconosciuto funzionario dello stesso. Com’era prevedibile le forze politiche si sono divise con Matteo Salvini e dintorni nettamente contrarie al provvedimento.

La premier britannica Theresa May la prima a cacciare diplomatici russi

L’accusa più accesa è quella verso un’Italia priva d’attributi, sempre passivamente pronuba verso la politica estera altrui. Evidentemente si ignora che in politica estera le facce della medaglia sono sempre minimo due ed opposte.

E’ noto che l’Italia non ha una politica estera condivisa tra le sue forze politiche. E’ questo un male antico che nei 50 anni del dopoguerra ha visto, emblematicamente, un Partito Comunista sempre e comunque anti-americano ed ostile alla NATO.

Tale doppiezza non ci giova in un mondo nel quale il confronto economico-politico con gli altri Stati è sempre all’ordine del giorno. Non è un caso che nelle autorevoli pagine del New York Times, il giornalista Frank Bruni titola: “Italy dumped America. For Russia” (“L’Italia ha abbandonato l’America. Per la Russia”).

La verità è che l’Italia non può permettersi di scontentare nessuno, In primis con gli alleati della Unione Europea ai quali siamo legati da 60 anni di trattati economici. In secundis, con la Russia dove, al netto delle vitali forniture di gas, centinaia di aziende stringono ambìti e ben remunerati contratti d’affari dai quali dipendono gli stipendi di migliaia e migliaia di nostri concittadini.

Alcuni nostri esponenti politici farebbero bene ad assumere posizioni meno roboanti (non siamo più in campagna elettorale!) ma bensì mature con l’uso di espressioni più equilibrate.

Siamo in un mondo nel quale le relazioni tra gli Stati son divenute articolate in economia e più complesse nelle soluzioni politiche agli affaires internazionali. Non saranno certo le espulsioni di qualche decina di funzionari d’ambasciata a far cambiare la politica estera russa. Lo dimostrano le centinaia di espulsioni a Londra nei decenni della Guerra Fredda, tutte rientrate una volta cessato il clamore mediatico!

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