Etiopia ed Eritrea: firmata la pace dopo vent’anni di conflitto

di Pierpaolo Piras

Per la prima volta è sancita la pace tra Etiopia ed Eritrea. Nei giorni scorsi, dopo oltre due decenni di conflitto, un aereo della Ethiopian Airlines è atterrato ad Asmara con a bordo il Primo Ministro etiope, Abiy Ahmed.

L’abbraccio storico col Presidente eritreo, Isaias Afwerki ha confermato la tregua. Significativi sono stati i discorsi, pronunciati prima della cena di Stato.

Il Presidente Abiy ha annunciato di  riprendere i servizi delle nostre compagnie aeree, far funzionare i nostri porti, far ripartire i nostri dipendenti e riaprire le nostre ambasciate”, e poi “Non esiste più un confine tra Eritrea ed Etiopia, perché un ponte d’amore lo ha distrutto”.

Tra i due Paesi anche le linee telefoniche dirette sono state ripristinate per la prima volta in due decenni. Già dai prossimi giorni seguiranno una serie di incontri diplomatici per il perfezionamento dell’accordo di pace.

Un aereo della Ethiopian Airlines è atterrato ad Asmara con a bordo il Primo Ministro etiope, Abiy Ahmed.

Il conflitto (1998-2000) tra questi due Paesi, tra i più poveri del mondo, è stato particolarmente brutale con 70.000 vittime dichiarate, tra cui molti morti a causa anche della carestia, senza dimenticare le sofferenze degli innumerevoli profughi e famiglie separate.

Una prima intesa si ebbe nel dicembre 2000 ad Algeri, anche se le ostilità non sono realmente cessate fino ad oggi.

La disputa era sostenuta dal  “Triangolo di Badme” , cosiddetta dal nome della città e di un territorio del tutto privo di risorse , soprattutto di quelle alimentari.

La guerra tra Etiopia ed Eritrea è stata definita come una diatriba tra “due uomini calvi (i due reciproci leaders) che bisticciano per un pettine”.

Ad alimentare il conflitto è la accesa rivalità creatasi proprio in questa guerra tra Eritrea contro il Governo comunista di Menghistu.

Lo stato di belligeranza procura, intanto, ad entrambi, non pochi vantaggi interni come il maggiore controllo delle forze politiche e la possibilità di destinare superiori risorse economiche agli armamenti, il 20% del bilancio statale nella sola Eritrea.

Le schermaglie alle frontiere sono continuate per questi 20 anni, con Badme che rimane in mani etiopi. Nonostante la propria esiguità di risorse, l’Eritrea utilizza questa “scusa” per mantenere un esercito nazionale di leva .

Intanto i giovani eritrei fuggono da questa realtà, via mare a bordo di fatiscenti gommoni, verso l’Europa.

Rimangono alcune importanti criticità: i due paesi non hanno ancora concordato un confine demarcato, e l’Etiopia, priva di sbocco sul mare, ha un interesse strategico sull’importante porto eritreo di Assab, sul quale aveva fatto molto affidamento prima dell’inizio della guerra di confine.

Tra gli aspetti positivi si considera che il Presidente Abiy ha 41 anni. E’uno dei leaders più giovani dell’Africa e si esprime in termini di progresso economico e civile per il futuro. Si spera che mantenga la promessa di risolvere le divergenze attraverso il metodo della consultazione.

Per gli etiopi ed eritrei il giorno dell’intesa è stato una grande festa si può dire davvero emozionante con bandiere e folle inneggianti nelle strade.

Nel lungo lavoro di ricostruzione ci si chiede se l’Italia, con le sue aziende ed il suo ingegno, avrà un ruolo concreto.

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