EUNAVFORMED, fase B2. Concluso addestramento dei libici

EUNAVFOR Med Operation Sophia è passata alla fase B2 (https://eeas.europa.eu/csdp-missions-operations/eunavfor-med_en).

Si è conclusa, a bordo della nave San Giorgio, la prima fase addestrativa della Guardia Costiera e della Marina Militare libiche per il contrasto al traffico di esseri umani, nel Mediterraneo centro-meridionale.

Scopo del training, impartire agli allievi nozioni di diritto internazionale marittimo e umanitario e, parallelamente, lezioni pratiche in materia di soccorso marittimo, sicurezza e controllo del traffico in acqua.

Operatori di EUNAVFORMED controllano un peschereccio.

Uno step concreto contro l’ignobile sfruttamento dei migranti, nell’ambito della più estesa EUNAV ForMed Operation Sophia, avviata dal Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea il 22 giugno 2015, per arginare quella che l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati ha definito “la più grave tragedia della storia recente”.

La prima interazione sinergica con le unità militari libiche è stata avviata lo scorso 26 ottobre. L’attività è stata poi prorogata dal Consiglio Europeo fino al 27 luglio prossimo, al fine di “promuovere la legalità nell’ambito delle attività marittime”.

Prosegue così la fase operativa B2 dell’operazione, il cui mandato originario era quello di smantellare le organizzazioni criminose dedite al contrabbando di migranti in fuga da guerre e oppressione direttamente in acque libiche, in seguito ostacolato da « una serie di sfide politiche e legali irrisolte che hanno rimandato questa transizione», come nelle parole dell’ammiraglio Enrico Credendino, al comando della missione europea.

L’ammiraglio Enrico Credendino

Criticità relative alla debolezza dell’esecutivo di unità nazionale, che ha impedito alle Nazioni Unite di autorizzare l’arresto dei trafficanti e la distruzione dei mezzi direttamente a terra. Una fragilità, questa, ribadita nei giorni scorsi dal premier Fajaz Al Serraj, in una richiesta formale alla NATO di “intervenire per la costruzione di istituzioni di difesa e strutture di sicurezza. Appena un anno fa, il capo della missione di Supporto delle Nazioni Unite (UNSMIL) Martin Kobler, aveva salutato con favore il consenso del Parlamento libico alla costituzione del Governo Serraj, in vista di una stabilità politica contro la minaccia del DAESH e propensa a legittimare EUNAVFor Med a un intervento territoriale risolutivo dell’emorragia migratoria che destabilizza l’Europa. L’esecutivo – minacciato da più parti – si è rivelato sostanzialmente inadeguato a reggere la pressione del caos istituzionale e delle basi interne dell’ISIS. Fallito anche il vertice libico al Cairo con il generale Khalifa Haftar, ex generale gheddafiano.

Secondo Serraj, l’egiziano non aveva alcuna intenzione di negoziare, essendo unicamente interessato ad accentrare il potere nella sua sfera d’ingerenza. Di fatto, quindi, il premier libico non ha potuto dare attuazione al potenziamento delle missioni militari internazionali finalizzate all’abbordaggio, perquisizione e confisca delle imbarcazioni utilizzate dagli scafisti direttamente in acque territoriali e sulla costa libica, come auspicato all’inizio della missione.

Tuttavia, spiega l’ammiraglio Credendino, “una volta effettuato il soccorso in acque internazionali, i barconi vengono sequestrati. Finora sono state distrutte 390 imbarcazioni, e consegnati alle autorità giudiziarie italiane 103 scafisti. Addestriamo i libici in acque internazionali, per poi operare nelle loro acque territoriali, in modo da consentirgli di contrastare efficacemente, nel loro territorio, ogni forma di traffico illecito: contrabbando di esseri umani, armi, petrolio. Gli insegniamo, soprattutto, a salvare vite umane. Lo scorso anno, su 4.500 morti in mare, la maggior parte sono morti dentro le acque territoriali libiche”.

“Ora – ha concluso il ministro dell’Interno, Marco Minniti in audizione alla Commissione parlamentare Schengen – gli equipaggi addestrati dalla Marina Militare italiana sono pronti. Possiamo ricominciare a restituire le motovedette alle autorità libiche in modo che la Guardia costiera sia in grado di operare”.

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