Europa preda dei lupi (solitari)

di Marco Pugliese

Europa ? In guerra da un pezzo, ma se lo ricorda solamente nelle ore prossime ad ogni attentato. Se da un lato in Afghanistan ed Iraq, Nato ed Usa, ed in Siria Russia, Nato ed Usa sono sul campo nella lotta a stati ed organizzazioni che si richiamano al terrorismo internazionale, dall’altra, specialmente sul territorio europeo, si tende a minimizzare. Atteggiamento classico, di chi, causa mancata sinergia militare non è in grado di gestire i propri confini ed è costretto ad appaltare.( ai romani costò la decadenza) Erdogan, ad est, tiene in scacco Bruxelles e minaccia ad ogni “soffio di vento” d’aprire i cancelli. Allo stesso modo, annientata di fatto la Grecia, tocca all’ Italia nel Mediterraneo, da sola, gestire i confini marittimi. A questo s’aggiunge un terzo problema : i radicalizzati europei, una rete vera e propria (spesso addestrata in Tunisia, tramite la ex filiera che foraggiava la guerra d’Algeria). Tre fronti strategicamente interconnessi : confini marittimi, confini di terra e fronte interno. In mezzo, un unico grande ventre molle : la mentalità europea ormai incapace di proporre soluzioni che evitino la fine dell’Europa come la conosciamo. L’ Europa sta rischiando, non è riuscita a completare il processo d’integrazione, motivo per cui le seconde e terze generazioni di migrazione araba, ove mal gestite, rappresentano il terzo fronte. Un fronte assai complicato, che si combatte a colpi d’intelligence e cultura, che dovrebbe fungere da calamita per moderati e laici. In realtà, soprattutto in Italia, funziona la prima, la seconda rischia una sconfitta clamorosa.
L’Europa inoltre, cammina sul rasoio , nel momento in cui giudica questi attentati frutto di menti malate, dimostra d’aver già perso. In realtà si confondono aspetti diversi : se la “ mano armata” può esser catalogata spesso come “malata”, è lucidissima la rete operativa e logistica che ci sta dietro. Da una parte si racconta che dallo Stato Islamico (via Turchia e a volte Libia) passino decine e decine d’ex combattenti, dall’altra il fenomeno quando, organizzato attacca, si tende a non vederlo. Le reti terroristiche si conoscono, cosi come piattaforme social (che frequentava probabilmente l’accoltellatore della stazione di Milano), siti internet, ove il Califfo recluta ed indottrina. La minaccia non è isolata, lo sembra quando attacca, strategicamente a livello d’asimmetria, propria d’una guerra sporca e senza regole. Esiste una simbologia dell’attacco, in questo caso infatti è stato colpito un concerto, zeppo di giovanissimi e giovani, si vuole incutere timore, spaventare, mettere ansia nella vita famigliare. Stessa modalità del Bataclan. L’addestramento risulta semplice, basta un singolo individuo, radicalizzato (anche velocemente) condotto , senza che le forze di sicurezza lo possano sapere, al coinvolgimento in un attentato terroristico. Non è psicosi collettiva che prende i potenziali attentatori e li trasforma in terroristi in grado di uccidere decine di persone. Esiste una strategia, esiste una rete d’informazione, esiste un know-how di tecnologie belliche, il tutto frutto di menti lucidissime. L’attentato di Manchester arriva molti anni dopo quello di capaci ove trovo la fine il giudice Falcone. L’Italia conosce molto bene quest’approccio d’attacco, dagli anni di piombo fino alle stragi di mafia. Questa macabra palestra ci ha affinato a livello tecnico, sappiamo prevedere le mosse a livello di strategia mentale, i nostri servizi, le forze speciali impegnate in lavori oscuri e non pubblicizzati il nemico lo hanno focalizzato. In parte fa parte del gioco, il terrorismo va combattuto in silenzio, sventando attentati, intercettando sms, chiamate e mail. Un lavoro certosino, che per ora, almeno in Italia funziona. Ma l’Italia non ha ancora avuto contatto diretto con seconde e terze generazioni, può nel frattempo non cadere nell’errore francese. Parigi ha spinto per un progetto laico, in teoria la mossa è corretta, nella pratica no. L’Europa, da taluni, viene descritta senza valori e vuota, non produce però gli anticorpi culturali in grado di bloccare interventi di radicalizzazione, questo perché, spesso s’autoaccusa, si vergogna della propria storia e porta i propri abitanti a sganciarsi dal proprio humus culturale. Non sarebbe un dramma, se non fosse che lo spazio mentale lasciato libero fosse preso da altri. Successe in Anatolia (la storia detiene il futuro, Vico), i cristiani non procedettero a conversione delle tribù, preferirono i rapporti commerciali. Ma il mondo tribale delle steppe turche ad un certo punto alla carità cristiana, per indole, scelse la scimitarra degli Ottomani, che di conquista in conquista arrivarono a Vienna e per un niente non conquistarono l’Europa. Ma oggi la situazione è peggiore rispetto a Lepanto o Vienna, gli europei stessi sono smarriti, a quel tempo per vari motivi furono uniti, non sanno come approcciare, culturalmente a pezzi, non hanno il coraggio di raccontarsi la verità. Molti intellettuali europei hanno compreso l’importanza del secondo fronte e cosi gli inglesi, ora anche i francesi in tema d’ esercito comune. L’ Europa in chiave militare, se fosse unita, avrebbe una potenzialità inferiore solo agli Usa ed in pareggio (quantomeno numerico con i russi. Potrebbe sedersi ai tavoli internazionali ed intervenire ove le convenisse ( non in Afghanistan ad esempio, ove gli interessi da proteggere sono americani in chiave anti cinese), potrebbe chiamarsi fuori dal conflitto siriano e mediare, potrebbe non essere ostaggio d’Erdogan e dei signori della guerra libici, assai arroganti perché consapevoli dell’inerzia europea.
Nel frattempo i singoli stati potrebbero occuparsi al meglio del proprio scenario geopolitico d’interesse. Tutto ciò però, è attuabile nel momento in cui gli europei prendano coscienza dell’effettivo quadro geopolitico, prendano coscienza che è il loro il modello da seguire, non quello d’altri, prendano coscienza dei propri valori secolari, veri totem d’esempio per chi decide d’abbracciare l’idea d’Europa. Tutto ciò l’Europa può sperare di farlo fino a quando avrà una capacità militare superiore agli altri attori d’area, vedi Turchia e mondo arabo. Quando quest’aspetto muterà, magari capovolgendosi, l’agenda sarà dettata da altri e l’Europa stessa diventerà terra di conquista.

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